Il futuro della costa etrusca tra crisi economica e sviluppo sostenibile locale

[11 aprile 2018]

Legambiente Costa Etrusca, con il seminario del 14 aprile, dà avvio a un percorso di tre appuntamenti programmati, attraverso i quali stimolare una riflessione e una discussione pubblica sul futuro del nostro territorio, abbracciando un’area che va da Piombino a Livorno sulla fascia costiera e comprendendo l’immediato entroterra.

Un territorio attraversato da trasformazioni epocali: il disfacimento prima delle partecipazioni statali; la crisi, poi, che ha fortemente messo in discussione sia il polo siderurgico di Piombino, che i paradigmi storici dell’industria chimica di Rosignano, fulcri decennali entrambi di sicuro sviluppo socio-economico per questa parte di Toscana.  Ma la crisi dell’acciaio che stiamo vivendo in Val di Cornia, dura e difficile, incrocia anche la rivoluzione 4.0. L’automazione dei processi produttivi, negli ultimi anni, ha infatti drasticamente ridotto le capacità occupazionali dell’industria chimica. A tutto ciò, si debbono aggiungere gli effetti compositi e negativi di una crisi economica senza precedenti dal dopoguerra ad oggi in Italia. Una crisi che perdura ormai da 10 anni (2008/2018).

Un travaglio che molti altri territori e molte altre città, in nazioni diverse, hanno vissuto prima di noi, con conseguenze sociali in taluni casi disastrose.  Partendo da questo stato di cose, assai preoccupante, Legambiente intende coinvolgere gli abitanti del territorio, affinché siano protagonisti del loro futuro. Vorremmo, in altri termini, esperire un tentativo di analisi della situazione che sappia stimolare una discussione nella comunità e nelle Istituzioni, in vista di nuove piste di ricerca e per immaginare un altro modello di sviluppo, solidamente incardinato alla sostenibilità.

Alla crisi industriale, infatti, si aggiungono i cambiamenti climatici, le trasformazioni in atto nell’economia mondiale e nelle produzioni agricole, la grande questione energetica e il governo dei flussi migratori: tutti elementi che da congiunturali si stanno imponendo come strutturali e caratterizzanti la contemporaneità. Linee di tensione che ci possono rendere più vulnerabili, o al contrario, più consapevoli del nostro futuro.

Il momento delle crisi è il momento cruciale, la fase in cui ci troviamo di fronte a dei bivi decisivi. Per questo, dalla nostra discussione è necessario far emergere i punti di forza del territorio, quali le sue risorse strategiche, quali gli elementi di peculiarità, di criticità e di debolezza. Un errore di valutazione può compromettere il futuro di diverse generazioni e del territorio stesso.

Per questo, ancora, è necessario arrivare ad un quadro di riferimento condiviso, per delineare un percorso da seguire nei prossimi anni, superando i “limiti” temporali e programmatici, dettati dalle scadenze elettorali e avendo una visione d’insieme, dei territori e della società. Dubbi, domande, bisogni, che ciascuno di noi rielabora individualmente, ma che forse dovrebbero trovare una sintesi collettiva. Ripensare il ruolo dell’acciaio e della chimica, e ancora, pensare al turismo di massa che nel frattempo si è sviluppato nei territori contermini alle fabbriche, come unico modello alternativo all’industria, sarebbe limitante, oltreché non sostenibile, da ogni punto di vista: sociale, economico ed ambientale. Neppure l’agricoltura, seppure di qualità, può essere oggi un comparto che da solo possa dare risposte esaustive, non foss’altro per la sempre più ridotta disponibilità di risorsa idrica.

Avendo “memoria” della nostra storia, forse, potremmo cominciare a immaginare uno sviluppo composito, in equilibrio tra i diversi comparti economici, prevedendo altre attività, che saranno necessariamente molteplici, innovative ed interconnesse. La Quarta Rivoluzione Industriale postula, infatti, un nuovo pensiero critico, che sappia rimodulare ex novo il nostro vocabolario e le categorie socio/politiche che ci derivano dalle culture di massa novecentesche. Ancor prima d’immaginare un futuro per la nostra costa, quindi, occorrerebbe aggiornare la nostra “cassetta degli attrezzi” con cui interpretiamo la realtà.

Il seminario del 14 aprile ha lo scopo d’iniziare a individuare quei soggetti associativi e quei portatori di interessi diffusi, che vogliano e possano strutturare una “rete” in grado, attraverso un lavoro di approfondimento per gruppi tematici, di elaborare proposte e riflessioni pubbliche. Questo percorso di condivisione, che vedrà una tappa intermedia in estate, dovrà concludersi con un documento articolato, da presentare entro la fine dell’anno.  Legambiente, rifuggendo da ogni possibile piega autoreferenziale, si propone di offrire uno spazio di confronto libero e aperto, che superi i confini amministrativi, le logiche di “campanile” e gli egoismi sociali. Intende piuttosto “costruire” un metodo, per delineare una strategia di area vasta condivisa, che sappia coinvolgere, con impegni precisi e atti amministrativi conseguenti, gli enti locali, le forze politiche, economiche e sociali, le associazioni, i cittadini interessati, fino ai diversi dipartimenti della Regione Toscana.