Abkhazia, il «colpo di Stato» nella Repubblica che non c’è

I rivoluzionari anti-russi dicono di ispirarsi alla rivolta ucraina di piazza Maidan

[28 maggio 2014]

Al termine di una giornata di manifestazioni antigovernative, l’opposizione abkhaza ha annunciato che il Consiglio di coordinamento dei Partiti e dei movimenti pubblici ha assunto il potere in Abkhazia, un piccola Repubblica autonoma dell’ex Urss  (8.432 Km2 e meno di 250.000 abitanti) che si è dichiarata indipendente dalla Georgia nel 1992.

Il segretario del Consiglio di sicurezza dell’Abkhazia, Nugzar Achuba, ha definito «un tentativo di colpo di Stato» quanto avvenuto nel Paese, occupato fin dalla dichiarazione di indipendenza da “truppe di pace” russe e che è servito da retrovia armata nella guerra per l’Ossezia meridionale tra Russia e Georgia.

Qualche ora dopo l’annuncio della rivoluzione, che ha forti connotazioni anti-russe, il presidente  abkhazo Alexandr Ankvab ha annunciato che «le autorità abkhaze metteranno in opera tutto perché la situazione si normalizzi sul piano giuridico».

Ieri migliaia di manifestanti si erano riuniti nel centro della capitale abkhaza Sukhumi, per chiedere le dimissioni di Ankvab e del governo sostenuto da Mosca. I manifestanti denunciavano soprattutto la concessione massiccia di passaporti agli abitanti delle regioni orientali del Paese ed una possibile partecipazione di milizie abkhaze filorusse al conflitto in corso in Ucraina.

Ieri sera l’opposizione aveva annunciato di aver occupato il palazzo presidenziale e il capo dell’opposizione, Raoul Khadjimba, ha dichiarato che «il Consiglio di coordinamento dei Partiti e dei movimenti pubblici prende provvisoriamente nelle sue mani le redini del potere nel Paese». Ma in nottata i capi delle forze di sicurezza   abkhaze hanno riaffermato in una dichiarazione comune il loro sostegno al presidente Ankvab ed al regime filo-russo: «Noi dirigenti delle strutture della forza (di sicurezza, esprimiamo la nostra viva preoccupazione di fronte agli avvenimenti in corso nel Paese. Le strutture di forza sono fuori dalla politica, tuttavia noi respingiamo categoricamente i metodi di lotta incostituzionali che conducono alla destabilizzazione del Paese. Noi sosteniamo il presidente legittimamente eletto».

Per oggi il presidente del Parlamento abkhazo, Valeri Bganba, aveva annunciato una sessione straordinaria dedicata alla situazione del paese e Ankvab ha spiegato in un’intervista alla televisione locale che il governo aveva proposto all’opposizione di tenere negoziati a porte chiuse, ma i “rivoluzionari”, che si ispirano alla rivolta ucraina di piazza Maidan, hanno respinto l’offerta ed hanno lanciato l’assalto al palazzo presidenziale.

Bisognerà capire ora cosa faranno le truppe russe, anche perché la rivolta non sembra  pro-Georgia, visto che tra i manifestanti spiccano le bandiere nazionali dell’Abkhazia indipendente che Tblisi non ha mai riconosciuto, così come quasi tutti i Paesi del mondo, ad esclusione di Russia, Venezuela, Nicaragua, Tuvalu e Nauru.