Per le vacanze state lontani da Kok-Zhailau, il peggior progetto turistico al mondo

Assegnato il Rusty Nail, il “premio” per il più lampante esempio di turismo insostenibile

[27 giugno 2014]

L’Environmental Justice Organisations, Liabilities and Trade (Ejolt) prova a scherzarci raccontando cosa potrebbe dire una guida turistica tra qualche anno: «Gentile visitatore, stiamo ora entrando in una zona di disastro ambientale, precedentemente nota come Ile-Alatau, il più meraviglioso Parco Nazionale del Kazakistan», ma tutto questo potrebbe diventare realtà se il governo kazako darà davvero il via libera (come sembra ormai certo) alla realizzazione di una megalomane stazione sciistica, Kok-Zhailau pianificato nei pressi di Almaty, l’ex capitale del Kazakistan sovietico Alma Ata, un progetto che ha recentemente ricevuto il Rusty Nail, il “premio” per il peggior esempio di turismo sostenibile, alla Fiera internazionale del turismo di Berlino.  Il progetto è così devastante che anche in uno Stato dove opporsi apertamente al governo può essere pericoloso e le manifestazioni di dissenso sono rare, l’opinione pubblica sta mostrando un’aperta contrarietà, tanto che l’affaire del Parco nazionale Ile-Alatau è diventato il primo conflitto ambientale dell’Asia centrale ad essere compreso nell’atlante della giustizia ambientale di Ejolt.

La stazione sciistica di Kok-Zhailau dovrebbe sorgere nel cuore del Parco nazionale Ile-Alatau, inserito dall’Unesco  nei siti designati a diventare patrimonio dell’Umanità, a soli 10 km da Almaty, la città più popolata del Kazakistan (la capitale Astana è un vuoto monumento futuristico al regime) e per permettere questo, il governo e il presidente Nursultan Nazarbayev hanno decretato che la parte del piano per la realizzazione di 100 km di piste, la costruzione di impianti di risalita, alberghi, ristoranti, supermercati, negozi, discoteche, campi da golf, autostrade, parcheggi, rete elettrica e del gas, impianti di approvvigionamento idrico sia tutta a spese del bilancio dello Stato come infrastrutturazione necessaria per realizzare una gigantesca operazione immobiliare.

Secondo la relazione di fattibilità il costo del solo progetto è di circa 20 milioni di dollari e 750 milioni dollari per la progettazione delle infrastrutture saranno soldi pubblici utilizzati per la costruzione del resort. Lo Stato sta anche cercando di attirare 2,1 miliardi di dollari di investimenti privati e gli avversari del progetto dicono che questo comporterà un aumento della già altissima corruzione in Kazakistan e fanno notare che la somma è notevolmente superiore rispetto a progetti simili nei Paesi sviluppati e anche questo comporterà tagli alla già bassa spesa sociale del Paese.

La protesta, sostenuta e portata all’attenzione pubblica internazionale da Naturschutzbund Deutschland  (Nabu) una grossa associazione ambientalista tedesca, parte dalla constatazione che Almaty soffre per l’inquinamento atmosferico che ha forti ripercussioni sulla salute dei cittadini e l’ultima vallata  vicino alla città, che ha conservato la purezza dell’aria e la biodiversità nella sua forma originale è proprio quella di Kok-Zhailyau, al centro del Parco nazionale  che fornisce anche l’acqua potabile ad Almaty.

L’Ong kazaka Greensalvation mette in fila quello che accadrà alla valle incontaminata: «Costruzione di edifici, strade e migliaia di auto, consumo di acqua dalle sorgenti e fiumi di montagna per le esigenze del resort, abbattimento di 27 ettari di foresta, l’invasione di una zona di piante endemiche e animali elencati nella Lista Rossa internazionale, tutte queste azioni potranno portare ad un deterioramento irreversibile dell’ecosistema della città e della salute dei cittadini di Almaty».

Ma la lobby del cemento e il governo (che spesso coincidono incestuosamente) si rifiutano di ascoltare le associazioni e gli esperti che vogliono fermare il disastro ambientale, mentre lo Ong, coalizzate nella rete “Protect Kok-Zhailau”, lanciano accuse di «appropriazione indebita di fondi pubblici per un progetto con  un dubbio vantaggio economico e sociale, l’invasione illegale di un’area particolarmente protetta».

La cosa assurda è che il Kok. Zhailau è già ora uno dei luoghi più accessibili e frequentati dai cittadini di Almaty appassionati di escursionismo, trekking, mountain bike, sci e turismo equestre e che così perderanno il posto preferito per il loro svago e lo vedranno prima devastato dalle ruspe e poi occupato da una stazione sciistica e da recinzioni a difesa di case private, che sostituiranno la  calma e bella natura selvaggia.

Le Ong kazake dicono che la costruzione del gigantesco resort nel parco nazionale contraddice non solo la normativa nazionale sulle aree protette e sulla protezione delle risorse ambientali, dell’acqua, delle foreste e del suolo, ma viola anche il diritto internazionale, in particolare la Convention on Biological Diversity  mettendo in pericolo anche il leopardo delle nevi in ​​via di estinzione, un simbolo sia del Kazakistan che di  Almaty. Il progetto infatti prevede che sul monte Kumbel, in un’area di stabilizzazione ecologica, siano realizzate strade e piste da sci e, abbattendo  27,5 ettari di uno degli ultimi boschi di conifere del Kazakistan, venga costruito di sana pianta il villaggio turistico di “Kok-Jailau”. Secondo gli ambientalisti la scarsità d’acqua che già colpisce Almaty sarà aggravata  dalla necessità di portare la neve sulle piste da sci e la cementificazione comprometterà la ricarica delle falde idriche. E’ previsto un sistema di innevamento artificiale sul 75% delle piste, con un consumo che potrebbe arrivare a 326.000 m3 di acqua e per alimentarlo è previstala costruzione di 4 serbatoi interrati. Le Ong fanno notare che secondo l’Onu il fabbisogno minimo individuale di acqua è di 20 litri di acqua al giorno, quindi i 326.000 m3  potrebbero ri fornire 16,3 milioni di persone, il 94% della popolazione del Kazakistan.

Ma il progetto è sostenuto dal ministero della protezione ambientale e soprattutto del presidente Nazarbayev in persona. L’11 gennaio 2013 il comune di Almaty ha tenuto “audizioni pubbliche” sul progetto Kok-Jailau” che si sono rivelate una farsa: un funzionario ha letto un l rapporto e non ha permesso al pubblico di esprimere la propria opinione, escludendo quindi la società civile dal processo decisionale.

Protect Kok-Zhailau” ha inviato a Nazarbayev una lettera aperta contro il progetto, firmato da più di 10.000 persone, che chiede al presidente di agire legalmente contro i funzionari regionali e ministeriali che hanno volato la legge, ma gli ambientalisti non hanno ottenuto nessuna risposta. Ci sono state anche azioni di protesta, ma il regime le ha ignorate e i mass media che hanno cercato di pubblicare informazioni sulle conseguenze nocive del progetto sono stati convocati “per spiegazioni” ed alcuni sono stati chiusi. Ma sotto la petizione a   Nazarbayev  le firme continuano a crescere.

Intanto qualcosa si muove: l’Aarhus Convention Compliance Committee ha accettato una petizione dei  cittadini di Almaty sul progetto “Kok-Zhailau” e quindi le violazioni commesse già nella fase iniziale della realizzazione del progetto della stazione sciistica saranno riesaminate a livello internazionale.