L’Agenzia ha condotto prelievi in parallelo a quelli Enel per verificarne la congruità

Qual è il vero impatto della geotermia sulle acque dell’Amiata? Ecco i dati Arpat 2014-2016

Controllate le acque superficiali e quelle di falda: «Per tutti i parametri e per tutte e tre le matrici, apparentemente non sono stati registrati valori anomali»

[10 novembre 2017]

Ormai dall’ottobre 2012 Enel Green Power (Egp) monitora le acque superficiali e sotterranee nell’area del monte Amiata, nei modi e nei tempi stabiliti nel Piano presentato per il procedimento di Via della centrale geotermoelettrica Bagnore 4 – avviata nel 2014 –, che integra e aggiorna il Piano già presentato nel procedimento di Via per il riassetto dell’area geotermica di Piancastagnaio, entrambi approvati da Arpat. Enel dovrà proseguire il proprio monitoraggio per tutta il ciclo vitale della centrale geotermoelettrica Bagnore 4, ed è proprio l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – chiamata a monitorare la falda acquifera del monte Amiata già dal 2002 – ad effettuare prelievi paralleli a quelli Enel, per verificarne la congruità: un’operazione i cui risultati sono stati adesso pubblicati in un rapporto dedicato per le annualità 2014-2016.

I controlli, dettaglia Arpat, sono stati svolti presso 8 stazioni di acque superficiali (Pas) localizzate nei comuni di Piancastagnaio e Santa Fiora; 9 stazioni di acque di falda (Paf) localizzate nei comuni di Castiglione d’Orcia, Abbadia S. Salvatore, Piancastagnaio, Castel del Piano, Santa Fiora e Arcidosso; 4 piezometri (Pz) nel comune di Santa Fiora e in quello di Comune di Abbadia San Salvatore; 3 punti di prelievo in località Merigar nel Comune di Santa Fiora.

Con quali risultati? Per quanto riguarda sia i Pas sia i Paf i dati determinati da Arpat sono tendenzialmente allineati a quelli Enel, e l’Agenzia afferma che «per tutti i parametri e per tutte e tre le matrici, apparentemente non sono stati registrati valori anomali (escluso forse i dati di arsenico registrati nei mesi di novembre e dicembre 2016 per il PZ4)». Anche in questo caso comunque si afferma che, «nel complesso, per tutti e 4 i piezometri monitorati, per i due parametri target arsenico e boro, le variazioni si allineano entro un range di tolleranza consono per le acque sotterranee».

Scendendo nel dettaglio, per quanto riguarda le acque superficiali, osservando i risultati analitici relativi all’intera campagna di monitoraggio Pas per l’anno 2016, complessivamente «non si rilevano evidenti tendenze mentre si sono registrati alcuni puntuali valori anomali»; in ogni caso per «quanto attiene alcuni parametri target come mercurio, boro e arsenico, non si rilevano valori assoluti particolari e non si registrano tendenze marcate». Per tutti i Pas «è stato registrato un incremento dei valori di concentrazione dell’Arsenico nel periodo 2015 e primo semestre 2016, per poi tornare ai valori iniziali e più bassi nel secondo semestre 2016. Meno marcata e uniformata sembra essere l’andamento delle concentrazione di boro. Tuttavia, quasi tutti i Pas presentano, nei primi anni, una riduzione dei valori di concentrazione per poi avere nel 2016 un tendenziale incremento. In conclusione – rimarca Arpat – i dati complessivi mostrano andamenti altalenanti tipici delle acque superficiali a carattere torrentizio e comunque gli scostamenti registrati risultano particolarmente contenuti».

Anche per quanto riguarda i dati relativi alle acque di falda, per Arpat «complessivamente non si rilevano evidenti tendenze e non si registrano risultati particolarmente anomali», e per quanto attiene «ad alcuni parametri target come mercurio, boro e arsenico, non si rilevano valori assoluti particolari e non si registrano tendenze marcate».

Simili considerazioni derivano anche dall’osservazione di tutti e 4 i piezometri monitorati: «Per i due parametri target arsenico e boro, le variazioni si allineano entro un range di tolleranza consono per le acque sotterranee».

Osservando infine le stazioni Merigar, le letture «durante l’intero anno 2015 non hanno evidenziato particolari valori anomali», tanto che nell’anno 2016 Arpat «non ha eseguito alcun controllo ritenendo i punti di prelievo non particolarmente significativi (uno di essi è individuato al rubinetto all’interno di un appartamento)», per dare il senso del livello d’approfondimento dell’analisi generale.

Analisi che – come del resto il monitoraggio – comunque non si fermerà. La stessa Arpat sottolinea ad esempio l’impossibilità di effettuare analisi statistiche adeguate a causa del «breve periodo di monitoraggio sinora realizzato». I risultati finora raccolti si mostrano rassicuranti, ma il livello d’attenzione rimarrà alto a tutela della salute pubblica e ambientale.