Sei delitti sotto l’ombrellone. Il giallo di Ferragosto. I killer del mare e delle coste italiani

Depurazione, petrolio, abusivismo, consumo di suolo, grandi navi, inquinamento e attività militari

[14 agosto 2013]

Chiudendo la campagna 2013 di Goletta Verde, Legambiente ha presentato il giallo di Ferragosto:  “Sei delitti sotto l’ombrellone”. Nel mirino del Cigno Verde sono finiti i 6 killer delle coste italiane: maladepurazione, estrazioni petrolifere, abusivismo edilizio, consumo di suolo costiero, grandi navi e inquinamento da attività militari. Sicari in azione da nord a sud della Penisola.

Infatti non è solo la cattiva depurazione a mettere a rischio la salute dei mari e delle coste italiane.

Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, spiega che «rispetto ai classici del giallo stavolta per scoprire l’assassino non saranno necessari colpi di scena. I killer dei nostri mari hanno un identikit ben preciso. Delitti commessi senza distinzioni e senza condanne lungo tutta la penisola. Un giallo apparentemente dall’esito scontato, ma che mette in luce la molteplicità di attacchi che stanno subendo le acque di fiumi  e mari, le coste, i fondali».

«Un assalto all’ecosistema marino e fluviale – aggiunge Ciafani – senza precedenti che va dall’assente o cattiva depurazione, alla scellerata scelta energetica nazionale di puntare ancora sul petrolio o alla mai paga industria del calcestruzzo illegale e non. È ora di porre fine a questo scempio. Non basta più la mera enunciazione di principi, ma serve una strategia comune per garantire le protezione e il risanamento dei nostri ecosistemi, assicurando al tempo stesso la correttezza ecologica delle attività economiche connesse all’ambiente marino. Regioni, comuni e province, nonché lo stesso Governo centrale, sono chiamati a una scelta di campo non più procrastinabile che dia finalmente inizio al tanto decantato green new deal».

Ecco i 6 killer del mare italiano individuati da goletta verde e Legambiente:

La maladepurazione sta agendo indisturbata da nord a sud della Penisola. A partire dal Litorale Domitio Flegreo, dove sta compromettendo irreversibilmente uno dei tratti più belli della costa campana. Ci sono poi Molfetta e il litorale tra Bari e Barletta: anche qui è preoccupante lo stato in cui versano gli impianti. A Crotone e nell’alto Ionio Calabrese sono stati sequestrati diversi impianti per malfunzionamenti o cattiva gestione. Non è una novità neanche il ritorno del “killer” in provincia di Reggio Calabria ed in particolare per le foci dei fiumi Mesima, Menga e Petrace. Non va meglio a Palermo: il capoluogo di regione fa parte dei Comuni chiamati in causa dalla condanna della Corte di Giustizia Europea per l’inadempienza della direttiva sul trattamento dei reflui urbani. L’assassino è stato nuovamente segnalato quest’anno anche alla Foce del Tevere. Pure nelle Marche i luoghi del delitto preferiti sono le foci dei fiumi: quest’anno su dieci foci campionate otto sono risultate fortemente inquinate. Nel ferrarese si sposta verso il Delta del Po a Comacchio. Un tratto di mare, tra l’altro, interessato anche da un’intensa moria di pesci.

Le estrazioni petrolifere rappresentano l’altro imputato eccellente: sott’accusa a Ombrina mare e nell’Adriatico centro meridionale così come nel mar Ionio e nel Canale di Sicilia. L’assalto di nuove trivelle da parte delle compagnie petrolifere è senza sosta. Una caccia aperta ai nuovi giacimenti, nonostante il parere contrario di cittadini, associazioni e delle stesse amministrazioni locali e regionali e le ridicole quantità in gioco che si esaurirebbero in poche settimane.

Il “cemento illegale”, vecchio, ma spavaldo e mai domo. L’abusivismo edilizio resta una piaga soprattutto nel sud Italia. Segnaliamo tre “luoghi del delitto”. Triscina, in provincia di Trapani, frazione marina di Castelvetrano, che con oltre 5mila case illegali si aggiudica il record assoluto dell’avanzare del calcestruzzo. Qui nessuno ha ancora mai visto l’ombra di una ruspa. Ischia e la provincia di Salerno consegnano cartoline dell’abuso con vista mare. Per finire con una vacanza abusiva a Torre Mileto, a Lesina (Fg), set scelto negli anni ‘70 da vacanzieri abusivi per la costruzione di un intero villaggio costiero completamente illegale.

Il consumo di suolo costiero avanza inesorabile nella sua opera di distruzione: su 8 regioni prese sotto esame da Legambiente (Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Sicilia, Campania e Lazio), su 1800 km di costa, oltre il 55% è trasformato irreversibilmente da urbanizzazione e infrastrutture. I luoghi del delitto individuati tra la provincia di Teramo e Pescara, dove solo il 9 per cento dell’area ricade in area protetta; tra Roma e Latina, dove non solo si è trasformato in modo irreversibile il paesaggio a favore di stabilimenti balneari, spesso “blindati”, ma dove muri e recinzioni hanno occultato la vista del mare; tra Imperia e Ospedaletti, vittime della beffa del gigantismo portuale.

Le “Grandi navi” sono finite sul banco degli imputati, non solo all’Isola del Giglio, dove il gigante della tragedia è ancora lì e nessuno è in grado di dire quando (e se…) la Concordia sarà spostata; ma anche nella Laguna di Venezia dove le città galleggianti continuano a transitare imponenti nel canale di San Marco per offrire ai turisti l’emozione di toccare il campanile più famoso del mondo.

Le attività militari hanno messo sotto scacco la Sardegna  per l’inquinamento e le bonifiche da completare. All’ex arsenale militare de La Maddalena, e al poligono di Quirra in Ogliastra le attività militari continuano a danneggiare ambiente e salute.