Agricoltori e cooperative: preziosa azione di tutela per 36.000 km di reticolo idrico.

Sì a Consorzi di bonifica autorevoli ed efficienti

Rossi: la legge del 2013 sta funzionando, pagare tutti per pagare meno.

[1 agosto 2017]

Dopo la bufera del voto in Consiglio regionale (Pd, M5S e centro-destra) contro i Consorzi di bonifica, intervengono in loro difesa con un breve comunicato congiunto Legacoop agroalimentare Toscana, Confcooperative Fedagri, Confederazione italiana agricoltori e Confagricoltura Toscana: «La manutenzione del territorio è un obiettivo complesso che passa attraverso un’attenta programmazione ed una costante azione di prevenzione, che comunque dovrà crescere. L’attuale situazione di siccità testimonia di per sé l’utilità di un intervento permanente sul reticolo idrologico. Su questi temi i Consorzi di Bonifica toscani stanno interpretando un ruolo utile, concretizzando un’esperienza che ha visto la nascita di un sistema organizzativo e che sta tra l’altro valorizzando l’imprenditoria agricola nelle sue varie forme, andando a configurare la funzione consortile come volano per la crescita economica in agricoltura. In relazione a questo auspichiamo una positiva attenzione da parte di tutte le istituzioni regionali».

Coldieetti ricorda che «Mentre il Consiglio Regionale della Toscana approva una discutibile mozione che ipotizza il superamento dei Consorzi di Bonifica, dettata più da miopi tatticismi politici che da una attenta valutazione nel merito delle cose, la Commissione Agricoltura della Camera ha approvato alla unanimità una risoluzione in merito agli interventi per fronteggiare la scarsità di risorse idriche ad uso irriguo, riconoscendo, tra l’altro, il ruolo essenziale dei Consorzi di Bonifica».

Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana, fa capire subito da che parte sta: «Quanto approvato dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati è un ulteriore, importante passo verso una nuova cultura della responsabilità idrica. Siamo soddisfatti ed orgogliosi del riconoscimento al ruolo ed al lavoro dei Consorzi di bonifica, nei quali la nostra organizzazione ha sempre creduto fino dalle prime mosse della legge di riforma toscana del 2013, per la migliore gestione della risorsa acqua, per la programmazione e progettazione di nuove infrastrutture irrigue, per l’innovazione e la ricerca applicata nel campo del risparmio idrico».

Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana, aggiunge: «I sei Consorzi di Bonifica toscani gestiscono un reticolo idrico di 36.000 km e svolgono un ruolo essenziale nella gestione del regime idrico del territorio del quale si occupano con una azione quotidiana della quale ci si ricorda solo in presenza di eventi calamitosi come frane ed alluvioni. Certo occorre vigilare sulla congruità del tributo, che adesso pagano tutti i cittadini toscani, sulla oculatezza delle spese, sulla trasparenza e l’informazione dei cittadini stessi, ma mettere in discussione un sistema efficiente come quello della bonifica in toscana, che Erasmo D’Angelis, responsabile di “ItaliaSicura”, nel recente convegno organizzato da Coldiretti ed Anbi Toscana, ha indicato come un modello da esportare in tutto il Paese, ci sembra una assurda proposta che non giova né hai cittadini né alle imprese agricole».

Coldiretti condivide quindi quanto sostenuto oggi dal Presidente della Regione Enrico Rossi in polemica col suo Consiglio e col Partito maggioritario della compagine che lo sostiene:  «Un sistema che funziona, quello toscano della bonifica. E i risultati si cominciano a vedere. Basta andare in giro lungo i nostri corsi d’acqua e constatare con i propri occhi che il lavoro di manutenzione fatto sta dando i suoi risultati».

L’occasione per mettere i puntini sulle i è stato il primo anniversario dell’entrata a regime della riforma  della rEhione che ha ridotto i Consorsi ed esteso il contributo di bonifica a tutti i toscani. «Proprio sul contributo – aggiunge Rossi – proporremo ai parlamentari che nella prossima legge finanziaria sia introdotta la sua detraibilità».
L’assessore all’ambiente Federica Fratoni (PD),  ha spiegato la “ratio” della proposta: «C’è già la deducibilità del contributo, ma noi puntiamo alla detraibilità, sarebbe un segnale importante. Riteniamo sia giusto, trattandosi di un contributo di scopo che ha un obiettivo di interesse pubblico».

La Regione ha presentato i numeri del sistema toscano della bonifica:  «Ogni anno 100 milioni per interventi che la Regione programma per la sicurezza idraulica fra costruzioni di bacini, casse di espansione, consolidamento di argini. A questi si aggiungono i 90 milioni (83 milioni dai contributi dei cittadini più 6 dalla Regione per i corsi d’acqua in seconda categoria) di interventi manutentivi ad opera dei Consorzi. Più altre risorse che possono arrivare dai Fondi europei».

Rossi ha sottolineato: «Non ci pare poca cosa l’importante è continuare così e ci aspettiamo che nell’arco di due o tre anni quando tutto sarà a regime, la situazione sia ottimale. Ed ho apprezzato molto il documento sottoscritto da 47 Sindaci delle Province di Firenze, Prato, Siena e Pistoia che hanno visto che cosa è la manutenzione. Sicuramente alcune delle alluvioni che hanno colpito la Toscana non avrebbero avuto gli effetti devastanti che si sono verificati se ci fosse stata, in alcuni casi almeno, una manutenzione adeguata. La Regione si è accollata la responsabilità della riforma – ha quini detto Rossi – , di fare leggi per la programmazione annuale degli interventi, di aumentare le risorse per estendere il contributo di bonifica. Adesso deve anche potenziare i propri strumenti di controllo. Sicuramente a settembre presenteremo qualche correzione all’attuale legge perché vogliamo essere ancora più vigili e fare in modo che i Consorzi svolgano fino in fondo la loro parte».

Attualmente i dipendenti dei 6 Consorzi di bonifica sono 542 l’80% nel settore tecnico e il 20% in quello amministrativo. Ad Aprile la Giunta regionale ha approvato una delibera p che punta ad applicare anche ai Consorzi i principi di razionalizzazione della spesa in vigore per le pubbliche amministrazioni e ha dato indirizzi che stabiliscono di limitare al massimo le spese per nuove assunzioni di personale non operaio, per l’acquisizione di immobili o di auto.