Siccità, irrigazione e bacini artificiali in Toscana, che fare?

Anbi: l’Italia deve affrontare i cambiamenti climatici e la siccità, importante gestire al meglio la risorsa idrica

[7 marzo 2018]

Si è tenuta all’Accademia dei Georgofili a Firenze la giornata di studio “Siccità e bacini artificiali: una giornata all’Accademia dei Georgofili. Esperti a confronto su aspetti scientifici e politiche agricole” che ha evidenziato che «Gli scenari climatici per il futuro confermano l’accentuarsi dei cambiamenti della variabilità delle precipitazioni con l’alternarsi di stagioni piovose e stagioni secche. Inoltre, aumenta ancora l’aggressività delle piogge che tendono ad intensificarsi e a distribuirsi in un numero minore di giorni, le cosiddette bombe d’acqua».

All’Accademia dei Georgofili sottolineano che «L’impatto delle forti precipitazioni sui terreni lavorati provoca l’immediata rottura degli aggregati superficiali le cui particelle disperse formano una superficie sigillante per cui l’acqua si perde pressoché totalmente per scorrimento superficiale; nei terreni inerbiti e forestali la capacità di infiltrazione consente di immagazzinare una parte delle precipitazioni, ma anche in questo caso la gran parte dell’acqua si perde per scorrimento superficiale. Da un punto di vista agronomico questo vuol dire che la pioggia è meno efficace per le colture. L’efficacia della pioggia si misura in termini di acqua immagazzinata nel profilo del suolo. L’acqua di pioggia che non si infiltra nel suolo, come detto, si perde in massima parte per ruscellamento superficiale ma anche quella che si infiltra non viene trattenuta a causa del forte depauperamento di sostanza organica che, oltre ad agire da cementante per le particelle del terreno, ha una forte capacità di trattenere l’acqua. Oltre alla intensità di pioggia e alle caratteristiche del terreno, le pratiche agronomiche modulano il bilancio idrico e quindi la partizione dell’acqua di drenaggio e ruscellamento.  Le principali proprietà fisico-idrologiche del suolo che vengono modificate dalle agro-tecniche sono: spessore e alternanza di strati, struttura e porosità, conducibilità idraulica, scabrezza superficiale».
Alla luce di questi impatti devastanti che portano ad azzerare o compromettere le produzioni con danni pesantissimi per l’agricoltura è stata evidenziata con forza la «necessità immediata di un piano quadro nazionale finalizzato, sia a recuperare e accumulare l’acqua piovana attraverso la creazione di serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene, sia a incrementare la capacità di invaso con la realizzazione di piccoli e medi bacini di raccolta, attraverso il censimento e la ricognizione dei numerosi piccoli e medi invasi attualmente esistenti».

Una strategia fatta propria dai Consorzi di bonifica e, intervenendo al convegno, Francesco Vincenzi, presidente nazionale di Anbi (Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue), ha detto che «Oggi l’Italia si trova ad affrontare l’emergenza dei cambiamenti climatici e della siccità e, in questo contesto, è importante creare una rete che possa gestire al meglio la risorsa idrica. I Consorzi di Bonifica ci sono e sono pronti a fare la loro parte accanto alle istituzioni e agli agricoltori. Con i suoi 120mila Km di canali, i Consorzi di Bonifica gestiscono oggi una delle grandi e strategiche infrastrutture del Paese. Ma i Consorzi non si limitano a portare l’acqua agli agricoltori: attraverso Irriframe sono in grado di supportare le aziende agricole nella gestione della risorsa irrigua. Irriframe dà infatti agli agricoltori un consiglio irriguo puntuale, in funzione dell’andamento climatico, del tipo di coltura, della fase fenologica e degli obbiettivi dell’agricoltore. Si permette così alle aziende agricole di risparmiare fino al 25% della risorsa idrica. Guardando al futuro, il nostro ruolo sarà anche quello di andare a recuperare i bacini e laghetti privati che negli anni sono stati abbandonati: un patrimonio importante, che va censito e poi gestito».

Vincenzi ha citato buone pratiche di  gestione della risorsa irrigua: «Gli esempi sono numerosi e fra questi c’è sicuramente il Canale Emiliano-Romagnolo che ha fatto crescere l’agricoltura in tutta la regione; ha avuto la capacità di rispondere negli anni alle nuove esigenze del mondo agricolo e del territorio».

Al convegno di Firenze è stato anche evidenziato che «occorre distribuire meglio l’acqua, ammodernando, razionalizzando e rendendo le reti e gli impianti di irrigazione collettiva più efficienti, attraverso la manutenzione straordinaria e l’adozione di dispositivi per il controllo dei consumi.  Occorre quindi ripensare quelle strategie degli anni ’60 e’70 quando furono realizzati in Italia migliaia di piccoli invasi collinari, con lo scopo di distribuire sul territorio una notevole riserva idrica a vantaggio dell’agricoltura, grazie ad una lungimirante politica agricola che offriva finanziamenti importanti. Il prepotente ritorno all’attualità di questo argomento impone innanzitutto di soffermarsi sui requisiti che il territorio, e più in generale l’ambiente, devono presentare per poter accogliere nuove strutture di questo tipo. In ogni caso una grande attenzione deve oggi essere posta ad una corretta gestione e manutenzione delle opere esistenti, per far sì che esse non rappresentino un pericolo per la collettività, ma una risorsa particolarmente importante per il nostro territorio».
E’ stato anche rilevato che «Oggi, a differenza degli anni ’60-70, grazie alle innovazioni tecnologiche la gestione di un invaso o serbatoio aziendale può essere automatizzata ed il suo stato controllato in modo semplice ed efficace. Le tecnologie offrono un panorama di soluzioni mature ed affidabili integrabili sia nei nuovi invasi che nei laghetti collinari esistenti il cui recupero è un obiettivo importante per aumentare la resilienza dei sistemi produttivi agricoli ai cambiamenti in atto». 

Marco Bottino, presidente di Anbi Toscana, ha concluso ricordando che «Nell’ambito della gestione della risorsa irrigua, sono in fase di studio progetti per 147 milioni di euro da parte dei Consorzi di Bonifica della Toscana, di cui il 39% (57 milioni di euro) per nuove realizzazioni, il 38% (56 milioni) per quattro nuovi invasi, il 16% (23 milioni) per cinque progetti di miglioramento delle reti, il 7% (circa 11 milioni) per otto interventi di manutenzione ordinaria. È questo il lavoro e la proposta che i Consorzi di Bonifica toscani portano al tavolo tecnico voluto dal presidente della Regione Enrico Rossi per combattere la siccità. Un tavolo che dà gambe a un dibattito importante su un tema che la scorsa estate ha messo in ginocchio la Regione. I Consorzi di Bonifica puntano sul miglioramento e sviluppo delle reti esistenti, in particolare nelle aree di Arezzo e Lucca, ma anche sulla nascita di nuovi bacini artificiali, al momento previsti in particolare nella zona grossetana».