Il clima che cambia stronca l’olivicoltura toscana: -30% per la produzione di olio d’oliva

Confagricoltura: «La Toscana ha necessità di rinnovarsi molto in questo settore strategico»

[3 settembre 2018]

Nonostante i cambiamenti climatici siano ancora percepiti da larga parte della popolazione (e delle istituzioni) come una minaccia geograficamente e temporalmente lontana, i loro effetti sono in realtà molto vicini: anzi, sono già qui. Il clima non cambia infatti solo nei dati forniti periodicamente dall’Ispra – l’anomalia della temperatura media è arrivata a  +1,30°C nell’Italia del 2017, più di quanto registrato per la media globale –, ma anche nelle nostre città, nelle nostre campagne.

Un’ulteriore dimostrazione arriva, loro malgrado, dagli agricoltori toscani: per l’annata 2018 sia affaccia un olio d’oliva di alta qualità, ma ridotto nella quantità. Confagricoltura toscana stima infatti un calo medio del 30% per un totale di 170mila quintali prodotti, con differenze da un’area all’altra della regione a causa delle bombe d’acqua e della gradine delle ultime settimane, con criticità maggiori nelle zone interne. «Sul fronte della qualità siamo ottimisti – spiega il presidente di Confagricoltura toscana, Francesco Miari Fulcis – il temuto parassita Bactrocera oleae, la cosiddetta mosca delle olive,  non desta preoccupazione. Dall’altro lato, quello produttivo, purtroppo sembra non ci sia da gioire a causa soprattutto delle particolari condizioni climatiche».

Prima le basse temperature registrate alla fine di febbraio con punte di oltre -9 °C hanno compromesso buona parte della chioma delle piante e contribuito alla scarsità dei frutti, in molte zone olivicole. Poi è arrivata la grandine unita a bombe d’acqua, che in alcune aree della regione ha accelerato la cascola delle olive.

«Problemi si registrano anche su varietà molto diffuse come il Frantoio – conferma Francesco Miari Fulcis – dove si sono registrati problemi di allegagione, mentre ha retto bene la varietà Moraiolo». I repentini cambi climatici sono ormai sempre più frequenti e impongono, secondo gli stessi agricoltori, un cambio di visione.

«L’olivicoltura moderna deve saper far fronte a queste avversità – argomenta il presidente di Confagricoltura toscana – I dati su varietà resistenti al freddo per esempio  sono incoraggianti, non possiamo quindi che condurre un impostazione moderna dell’olivicoltura con impianti innovativi, specializzati e laddove ce ne sia la possibilità colturale, anche intensivi». Altra questione, che va a incrociare le esigenze del territorio per migliorare la propria resilienza di fronte all’avanzata dei cambiamenti climatici, è quella relativa all’abbandono dei terreni. «Registriamo una forte contrazione del settore dovuto all’abbandono di terreni soprattutto nelle aree interne – conclude Miari Fulcis – La Toscana ha necessità di rinnovarsi molto in questo settore strategico perché l’olivo è una caratteristica del nostro paesaggio, ma non può essere considerata immutabile alla stregua di una bella cartolina».

L. A.