Per l’Europa è possibile passare a un sistema alimentare sostenibile

Ma bisogna fare grandi cambiamenti e affrontare notevoli sfide

[16 ottobre 2017]

Secondo il rapportoFood in a green light”, presentato oggi dall’European environment agency (Eea) all’Harnessing Research and Innovation for FOOD 2030 Science Policy Dialogue a Bruxelles,  in Europa è possibile rendere ecologicamente sostenibile la produzione, il consumo e il commercio dei generi alimentari, ma «richiederà un grande cambiamento negli atteggiamenti, nelle politiche e nelle conoscenze pubbliche e di saper cogliere le attuali opportunità di cambiamento»,

Il Rapporto Eea analizza le sfide che l’Europa deve affrontare per passare a un sistema alimentare sostenibile e analizza le opportunità attuali di questo cambiamento. Una cosa è certa: «L’Unione europea deve trasformare il suo sistema alimentare per raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per garantire sistemi di produzione sostenibili entro il 2030 e l’obiettivo sostenibile a lungo termine dell’Unione europea di “vivere bene entro i limiti del pianeta” entro il 2050».

Il rapporto, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’alimentazione, è una prima valutazione Eea di quel che potrebbe implicare una “greenizzazione” del sistema alimentare europeo. Esamina l’attuale stato del sistema alimentare europeo rispetto agli obiettivi della sicurezza alimentare e nutrizionale, della salute degli ecosistemi e del benessere sociale ed economico.

L’Eea sottolinea che «Il sistema alimentare europeo è grande e complesso. La catena di approvvigionamento alimentare, compreso la produzione agricola e ittica, la trasformazione e la fabbricazione, fino all’industria alimentare e delle bevande, nel 2013 ha avuto un fatturato di 3,9 trilioni di euro. Tutte queste attività hanno un impatto sull’ambiente all’interno dell’Ue ma anche oltre i suoi confini a causa delle importazioni di alimenti e mangimi. Il sistema è un importante consumatore di energia e acqua e un grande emettitore di gas serra e di inquinamento atmosferico. Nel 2013, la quantità di energia necessaria per coltivare, trasformare, confezionare e portare cibo sulle nostre tavole ha rappresentato il 17% del consumo energetico lordo dell’Ue, equivalente a circa il 26% del consumo finale di energia dell’Ue nello stesso anno».

Il rapporto sostiene che «Ridurre gli impatti ambientali del sistema alimentare richiede un uso più efficiente e sostenibile delle risorse naturali, cambiamenti nei metodi di produzione, scelte alimentari e diete e la riduzione dei rischi ambientali eliminando l’uso di sostanze chimiche nocive in tutta la catena alimentare. Le attuali politiche riguardano principalmente i produttori e i consumatori e si concentrano sul miglioramento dell’efficienza delle risorse del sistema alimentare e della consapevolezza dei consumatori. Questo approccio può migliorare le prestazioni ambientali del sistema alimentare, ma non fornirà il tipo di trasformazione necessaria per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità».

Quello che invece sarà fondamentale è cambiare a mentalità dal punto di vista della sicurezza alimentare e delle performance economiche: «Pensando alle diverse parti del sistema, che sono coinvolte e alle relative politiche che possono contribuire a identificare azioni più efficaci. Mentre l’Europa non ha una politica alimentare comune, ha molte politiche correlate. Riunire gli obiettivi di sostenibilità a lungo termine dipende anche dalle decisioni prese oggi» e il rapporto identifica come gli attuali processi,obiettivi e target  politici dell’Ue offrono opportunità per cambiare il sistema alimentare e fornire risultati migliori per i produttori, i consumatori e l’ambiente.

Le altre sfide centrali che ha di fronte l’Unione europea per realizzare un sistema alimentare sostenibile sono:  Garantire alimenti nutrienti a prezzi accessibili; Rendere redditizi e giusti i redditi di agricoltori, pescatori e degli altri lavoratori coinvolti nel sistema alimentare; Garantire alimenti più sicuri, riducendo gli impatti sulla salute dell’inquinamento connesso alla produzione alimentare. Questo include la graduale eliminazione dell’uso di prodotti chimici nocivi in ​​tutta la catena alimentare; Promuovere i cambi di diete per consumare minori quantità di carne, prodotti lattiero-caseari e uova che riducono gli impatti ambientali e riducono i rischi per la salute; Gestire i rifiuti alimentari nelle diverse fasi lungo la catena alimentare; Ridurre l’impronta marittima dell’Europa oltremare, garantendo l’importazione di bestiame e prodotti dell’acquacoltura allevati in modo sostenibile; Affrontare efficacemente l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione alimentare e sui prezzi alimentari; Ridurre gli effetti negativi dell’urbanizzazione sull’uso del suolo, in particolare sui terreni agricoli arabili; Effettiva attuazione degli attuali impegni nelle aree dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura, della tutela dell’ambiente e della ricerca e dell’innovazione.