Brasile: forte calo delle emissioni di gas serra e diminuzione record della deforestazione

[7 giugno 2013]

Il governo brasiliano dice di aver  raggiunto «Il 76% dell’obiettivo volontario di riduzione della deforestazione e circa il 62% dell’obiettivo di riduzione dei gas serra prevista per il 2020». I dati sono stati presentati personalmente dalla presidente brasiliana Dilma Rousseff durante il Fórum Brasileiro de Mudanças Climáticas, tenutosi il  5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente. La Roussef, che è sotto attacco degli ambientalisti e degli indios per i suoi mega-progetti idroelettrici e infrastrutturali in Amazzonia, si è presa una rivincita ed ha sottolineato che «Il Brasile dimostra di poter essere il leader di un processo essenziale: l’economia low carbon».

Il ministero dell’Ambiente brasiliano ha colto l’occasione del Forum per rendere noti i dati del Projeto de Monitoramento do Desflorestamento na Amazônia (Prodes), dei piani settoriali di mitigazione del cambiamento climatico e i risultati del Projeto Terraclass, progetto interministeriale realizzato per mappare il tipo di copertura del suolo delle aree già deforestate dell’Amazônia Legal.

Secondo questi dati «Il tasso di deforestazione dell’Amazonia è calato dell’84%  in relazione all’indice registrato nel 2004, anno in cui fu lanciato il primo programma di riduzione di questo crimine ambientale nella regione», con cali delle emissioni di gas serra non solo in Amazzonia, ma anche nelle savane circostanti. Secondo Dilma Roussef,«La riduzione della deforestazione è stata il principale vettore della riduzione dei gas serra. Il Brasile ora si preoccupa delle sue emissioni da altri settori, come per esempio quello dell’energia».  La presidente brasiliana si è tolta anche un altro sassolino dalla scapa quando ha ricordato che «Quando il livello dei bacini idroelettrici non è sufficiente, vengono usate le termiche, fonti molto inquinanti, che assumono la funzione di rifornire di energia il Paese. Noi, che abbiamo definito in forma volontaria un obiettivo, con l’orizzonte del 2020, di riduzione delle emissioni di gas serra tra il 36,1% e il 39%, continueremo nel processo per diminuire questa sfida , sapendo che è diventato estremamente possibile rispettarlo, ma che, allo stesso tempo, ci mette di  fronte ad altri problemi».

La ministro dell’ambiente, Izabella Teixeira, era esultante: «Il Brasile si avvicina alla meta volontaria che si è impegnata a rispettare entro il 2020. Il calo dei dati è il risultato di un aggiustamento dei conti divulgati l’anno passato sulla deforestazione nella regione, che si riferiscono al periodo  tra agosto del 2011 ed il luglio 2012».  Ogni anno il governo presenta i risultati del Prodees e la Teixeira  ha spiegato che «Perlomeno il 10% dei dati divulgati è stato rivisto nei mesi successivi».

I risultati della deforestazione presentati nel novembre 2012  erano già stati i più bassi dal 1988, da quando la regione amazonica ha iniziato ad essere monitorata dal governo, e sembrano essere ulteriormente migliorati: «Quest’anno, con la correzione di quel che abbiamo annunciato a novembre, ci siamo resi conto che il tasso di deforestazione è stato di  4.571 Km2 tra il 2011 e il 2012. Ossia, una riduzione del margine di errore del 2%, e non un ampliamento».

I dati del governo brasiliano non hanno mai convinto del tutto associazioni come Greenpeace Brasil, ma sembrano corroborati  dalle prime immagini prese dai satelliti dell’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (Inpe) tra l’agosto del 2011 ed il luglio 2012,  secondo le quali l’area disboscata era passata da 6.400 Km2 a 4.600 Km2. La Teixeira ha concluso:  «Ora, il Brasile ha già raggiunto il 76% dell’obiettivo volontario di riduzione delle deforestazione e circa il 62% dell’obiettivo volontario totale di riduzione delle emissioni».

Nel 2010 il Brasile ha prodotto circa 1,25 miliardi di tonnellate di CO2, oltre il 10% al di sotto del livello del 1990. Ma totale delle emissioni, il 2010 è leggermente superiore a quello registrato per il 2009, un aumento che il governo del Brasile attribuisce principalmente all’aumento delle emissioni dal settore energetico.

Carlos Nobre, scienziato del clima che dirige i programmi di ricerca del ministero della scienza, tecnologia e innovazione a Brasilia, spiega su Nature che «Le riduzioni di emissioni sono significative, e mostrano che questo è ancora un problema molto serio in Brasile. Ma la riduzione delle emissioni in futuro non sarà un compito semplice». Infatti l’aumento delle emissioni provenienti dall’agricoltura e dall’industria minacciano di compensare alcuni dei guadagni provenienti dalla protezione delle foreste.

L’agricoltura rappresenta oggi la più grande quota di produzione di gas serra del Brasile e le sue emissioni del settore sono aumentate del 5,2% dal 2005 al 2010, quando ha emesso circa 437 milioni di tonnellate di CO2. Ma Nbre fa osservare che «I raccolti sono cresciuti più velocemente delle emissioni, segno che gli agricoltori e gli allevatori brasiliani stanno producendo più cibo con meno terra».

Nl 2012 la crescita più veloce delle emissioni si è avuta nell’industria energetica, anche se si può considerare ancora più “eco-friendly” rispetto alle industrie energetiche della maggior parte delle altre grandi economie, dato che il Brasile vanta l’industria del bioetanolo più avanzata del mondo  e che nel 2010 ha prodotto circa il 85% della sua elettricità con l’idroelettrico. Ma anche la crescita economica brasiliana degli ultimi ani è stata fortemente tributaria dei combustibili fossili: le emissioni derivanti dal settore energetico sono aumentate del 21,4% tra il 2005 e il 2010, il che vuol dire 399 milioni di tonnellate di CO2 in più.

Ma anche secondo Nature, «Nonostante questi aumenti, il Brasile è ancora sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi climatici annunciati dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva al vertice sul clima delle Nazioni Unite a Copenaghen nel 2009». Lula si impegnò a ridurre le emissioni di gas serra brasiliane dal 36 al 39% entro il 2020, rispetto alle proiezioni business-as-usual. L’ultimo rapporto dimostra che il Brasile potrebbe aumentare le sue emissioni di quasi il 66% rispetto ai livelli del 2010 e riuscire ancora a rispettare il suo obiettivo per il 2020.

Ma David Victor, professore di diritto internazionale specializzato in politica energetica, dell’Università di California, San Diego, avverte su Nature che «Nonostante il suo successo incredibile nel ridurre la deforestazione, il Paese ha ancora da fare sul serio per aggiungere i suoi obiettivi climatici globali. Il  Brasile potrebbe capitalizzare il suo successo rendendo i suoi obiettivi più realistici e quindi offrire di alzarli nuovamente se gli altri Paesi seguano il suo esempio, proprio come ha fatto l’Unione europea a Copenaghen. Questa è la chiave per sbloccare la diplomazia internazionale, abbiamo bisogno che un paio di grandi emettitori dimostrino credibilmente quanto un coordinamento internazionale di successo potrebbe  concretamente portare a sforzi supplementari. Il Brasile, come una grande emettitore e Paese emergente, è in una posizione speciale per farlo».