Problemi anche per le aree protette che utilizzano cacciatori come selecontrollori?

Caccia: la Corte Costituzionale boccia la Regione Liguria sul contenimento dei cinghiali

I controlli faunistici competono solo agli agenti venatori pubblici, non alle squadre di cacciatori

[16 giugno 2017]

Esultano le associazioni ambientaliste e animaliste che avevano presentato un esposto o contro la Regione Liguria che consentiva ai cacciatori di intervenire anche nelle aree protette per contenere i cinghiali. Le associazioni spiegano che  con la sentenza n. 139 del 23 maggio scorso e depositata due giorni fa, «La Corte Costituzionale , su ricorso del Governo del febbraio 2016 (dopo un dettagliato esposto delle associazioni per la tutela della fauna:  Lac, Wwf, Enpa, Lipu e Lav) , ha annullato 5 disposizioni illegittime in materia di caccia varate dalla Regione Liguria nel dicembre 2015. A seguito del pronunciamento della Consulta, la Regione Liguria è stata sconfitta su tutta la linea, e risultano pertanto annullate cinque disposizioni contenute nella legge regionale 30/12/2015 n. 29».

Le 5 associazioni sottolineano che «Sono state dichiarate incostituzionali le disposizioni che abilitano le squadre di cacciatori o altri cacciatori privati (c.d. “selecontrollori) alle operazioni di controllo faunistico diverse dalla caccia vera e propria; pertanto il contenimento del cinghiale (caso tipo) nei periodi di caccia chiusa, e/o nelle aree orbane, o nelle oasi di protezione faunistica,  spetta esclusivamente agli agenti venatori pubblici; lo smantellamento parziale delle polizie provinciali, più volte criticato, si rivela ora un boomerang per la pubblica amministrazione locale; non è possibile sostituire i guardiacaccia pubblici con cacciatori privati per le azioni di contenimento delle specie problematiche per l’agricoltura». Un boomerang che potrebbe ricadere anche nei Parchi Nazionali e nelle Aree protette dove sono consentiti gli abbattimenti selettivi o le eradicazioni di specie alloctone utilizzando anche i selecontrollori, cioè cacciatori formati dagli enti che gestiscono le aree protette.

Lac, Wwf, Enpa, Lipu e Lav sottolineano che «E’ da subito vietato abbattere gli ungulati precedentemente feriti, se il loro rinvenimento avviene nelle zone di divieto o nei successivi giorni di “silenzio venatorio” (martedì e venerdì) dei periodi di caccia aperta a daini, caprioli e camosci, poiché le norme regionali avevano forzatamente derogato alla legge statale sulla caccia; in pratica il cacciatore non può recarsi in zone di divieto o in giorni di divieto col fucile o la carabina, per ricercare ed abbattere ungulati precedentemente colpiti il giorno prima. La Consulta ha dichiarato incostituzionali anche altri due articoli,  sui cui la Regione aveva già  fatto dietrofront  (allenamento cani da caccia in periodo di divieto venatorio, giornate supplementari di caccia vagante a chi sceglie di esercitare la caccia in via esclusiva da appostamento)».

Le associazioni protezionistiche e animaliste che avevano sollecitato il Governo ad impugnare le norme ora bocciate, concludono: «Siamo estremamente soddisfatti del pronunciamento della Consulta, che conferma in toto le tesi da noi più volte esposte preventivamente all’assessore Mai ed al Consiglio regionale, che come al solito ha scientemente approvato disposizioni in plateale contrasto con la normativa venatoria statale»,

E proprio l’assessore regionale all’agricoltura Stefano Mai cerca di minimizzare: «I due commi dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale non fanno decadere la legge regionale. Siamo già al lavoro per trovare una soluzione e sanare i rilievi della Consulta: a breve affronteremo il tema con le associazioni agricole che sono seriamente preoccupate per le ricadute della sentenza della Corte sulle produzioni locali. I due commi, oggi dichiarati illegittimi colmavano il vuoto lasciato dai tagli indiscriminati sul personale della Polizia provinciale, decisi dalla legge Delrio, aggravati ulteriormente dalla soppressione del corpo forestale dello Stato e da una legge nazionale che risale a 25 anni fa e che il governo non mette al passo con i tempi. L’introduzione, da parte di Regione Liguria, di soggetti volontari, adeguatamente formati, e quindi anche di cacciatori, per il controllo della fauna selvatica a supporto gratuito degli agenti delle ex Province, si era reso necessario visto lo scarso numero sul territorio degli agenti stessi, a seguito della soppressione degli enti intermedi».  Però Mai non rinuncia alla tentazione di sfruttare politicamente a proprio vantaggio un passo falso della sua giunta: «Con la sentenza della Corte si prospetta il rischio, soprattutto all’approssimarsi della stagione estiva di maturazione dei frutti e degli ortaggi, di una presenza incontrollata del cinghiale sul nostro territorio e quindi di un grave danno per l’agricoltura e i muretti a secco. Nel prossimo Tavolo verde, ci confronteremo con le associazioni agricole per trovare delle soluzioni alternative attuabili. Certo è che il ruolo dei Comuni si rende ancora più strategico nella prevenzione e nella pulizia delle zone periurbane».

Chi ci è rimasto davvero male è il consigliere regionale della Lega Nord  Francesco Bruzzone, noto cacciatore e rappresentate in regione dell’estremismo venatorio: per lui la sentenza della Corte Costituzionale dovrebbe essere intitolata “I cinghiali ci mangeranno?”. Bruzzone, noto per le sue strampalate proposte pro-caccia e per la richiesta di chiudere diverse aree protette, ora fa il moderato: «È opportuno evidenziare che il provvedimento di legge della Regione Liguria era inerente non alla caccia in generale, ma al controllo faunistico: c’è differenza. I cacciatori, con senso di responsabilità e attaccamento per il territorio, avevano garantito la loro disponibilità, in caso di eccessiva presenza di ungulati (cinghiali, appunto) a effettuare battute a caccia chiusa, o in zone dove l’attività venatoria è interdetta, al fine di ridurre la presenza di questi animali». Peccato che, anche in Liguria, come nel resto di Italia, la presenza dei cinghiali, ormai arrivati alla periferia di Genova, sia dovuta alle indiscriminate immissioni attuate dei cacciatori e che – come dimostrino i fatti e studi internazionali . la caccia non è riuscita in alcun modo a contenere la loro popolazione.

Bruzzone difende sulla stampa locale ligure le norme bocciate dalla Corte Costituzionale: «Se in precedenza la norma prevedeva che sul luogo dovesse esserci presente la polizia provinciale, la legge promossa dalla Regione Liguria prevede, data la nota carenza di organico subita a seguito della “chiusura” delle Province, la possibilità che siano presenti, in loro sostituzione, di altri agenti, anche volontari, che abbiano titolo a fare da vigilanza sulla caccia. È su questo che si è espressa contraria la Corte Costituzionale. Come risultato, da domani in avanti si potranno effettuare battute di controllo solo in presenza di agenti della ex polizia provinciale, i quali sono già in grossa difficoltà a fare tutto il resto. In sostanza, verranno ridimensionate o quasi del tutto annullate le battute di controllo faunistico. Che sia chiaro a tutti: questo non è un provvedimento contro i cacciatori, che continueranno ad andare a caccia nel corso della stagione venatoria e che avevano semplicemente dato la disponibilità a fare un servizio gratuito e volontario per il territorio. È un provvedimento contro la collettività e contro gli enti pubblici, che non potranno più intervenire per arginare l’eccessiva presenza di animali, e i cinghiali potranno scorrazzare liberi e indisturbati, senza controlli, nelle campagne, nei campi, ovunque riusciranno ad andare».

Siamo alle solite: chi ha creato il problema si propone come soluzione dello stesso problema, anche se l’esperienza e i fatti dimostrano che la cosa non funziona. Ma Bruzzone non rinuncia a impaurire chi ha subito più danni dai cinghiali e da una politica venatoria che si è rivelata dannosa e conclude: «Una pessima notizia per la categoria degli agricoltori, ai quali i cacciatori avevano dato una grossa mano».

Forse la sentenza della Corte Costituzionale potrebbe essere l’occasione – a cominciare dal Governo che ha ricorso contro le illegittime disposizioni della Regione Liguria – per mettere davvero mano a un controllo della fauna selvatica invasiva su basi scientifiche e non affidato semplicemente ad assessori e consiglieri regionali che vedono nell’abbattimento degli ungulati (o dei lupi) solo un tornaconto politico/venatorio.