Capacità di carico per il territorio, non solo per la gestione della fauna selvatica

In vent’anni la popolazione di animali selvatici presenti sul territorio è profondamente cambiata

[6 giugno 2013]

In commissione Agricoltura della Camera oggi si è parlato di gestione della fauna selvatica e le organizzazioni agricole, ascoltate in audizione, hanno manifestato preoccupazioni e avanzato proposte. «In vent’anni la popolazione di animali selvatici presenti sul territorio è profondamente cambiata, facendo registrare un incremento considerevole, in particolare, degli ungulati (cinghiali, daini, caprioli). I danni che questa crescita dimensionale della fauna selvatica produce sul territorio sono di carattere ambientale, forestale, agricolo e faunistico», ha sottolineato Franco Postorino di Confagricoltura intervenuto per Agrinsieme (Cia, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative).

Agrinsieme ha ricordato come la crescita delle popolazioni selvatiche sul territorio provoca un forte depauperamento dell’habitat e delle foreste, ingenti danni diretti e indiretti (anche commerciali) alle aziende agricole e impatta notevolmente anche sulla fauna minore e sugli allevamenti. «Il problema è grave e la legislazione attuale nazionale e regionale è assolutamente carente e inadatta a fronteggiare quella che è diventata una vera e propria emergenza», ha aggiunto Postorino.

Per Agrinsieme che ha sollecitato congrui e tempestivi indennizzi per i produttori, occorre soprattutto svolgere attività di prevenzione, per impedire che proseguano situazioni insostenibili. Vanno definiti “indici di portanza” ovvero va individuata la capacità di un ambiente, e delle sue risorse, di sostenere un determinato numero di soggetti selvatici; vi deve essere una compatibilità tra attività ambientale ed economica; al di là del numero ammissibile, gli animali selvatici in surplus vanno sradicati dal territorio nelle forme più opportune, scientificamente ormai individuate e note.

Inoltre Agrinsieme ha auspicato un monitoraggio attento della presenza degli orsi, dei lupi, dei cani inselvatichiti e delle nutrie, che stanno creando problemi in alcune aree. «Insomma -ha concluso il rappresentante di Agrinsieme- servono nuove norme, un monitoraggio scrupoloso delle specie selvatiche e del loro impatto, interventi diretti a ridefinire i piani di crescita delle specie che compromettono l’agro-ecosistema».

Al di là delle solite evidenze e richieste, un passaggio greenreport ritiene importante: l’invito a definire la “capacità di carico” di un ambiente, riferito dagli agricoltori ai “soggetti selvatici” ma che invece va esteso in generale a tutti gli individui, senza tralasciare le modifiche introdotte dalle produzioni antropiche che non sempre sono state e sono sostenibili.