Il cinghiale più brutto del mondo non è estinto. Filmato il cinghiale dalle verruche di Giava (VIDEO)

Minacciato da caccia e deforestazione, come oranghi, gibboni e uccelli

[27 dicembre 2017]

Tra i ricercatori e gli ambientalisti erano ormai in molti a ritenere che caccia e perdita di habitat avessero ormai portato all’estinzione in natura il cinghiale di Giava, o cinghiale dalle verruche di Giava (Sus verrucosus), ma i filmati girati da telecamere-trappola hanno rivelato che piccole popolazioni di questo rarissimo suino, e ritenuto uno dei più “brutti” del mondo, sopravvivono nelle sempre più frammentate foreste di Java, in Indonesia.

Il cinghiale di Java è rispuntato grazie a un’indagine svolta da un team britannico dello zoo di Chester  guidato da Johanna Rode-Margono che si sonno detti «elettrizzati» per aver scoperto che i cinghiali dalle verruche fossero ancora lì e ora il loro scopo è diventato quello di proteggere l’habitat di questi rari animali.

L’ultimo studio su queste foreste di pianura risaliva al 2004 e aveva constatato un «serio declino»  nella popolazione di cinghiali di Giava. La Rode-Margono ha detto a BBC News: «Eravamo preoccupati che fossero scomparsi tutti o la maggior parte. Anche se queste bestie pelose e con la faccia bitorzoluta possono non essere gli abitanti più fotogenici di Java, svolgono un ruolo importante nell’ecologia della foresta, arando il terreno e spargendo semi mentre si foraggiano».

Ma  Java è l’isola più abitata dell’Indonesia ed è un esempio della crescente pressione antropica sulle foreste tropicali dell’enorme Paese insulare asiatico.  I cinghiali dalle verruche stanno perdendo il loro habitat a causa della deforestazione prodotta s dall’espansione agricola e urbana, ma sono anche entrati in conflitto diretto con gli esseri umani che li considerano  animali nocivi e li cacciano perché compiono scorribande nei campi coltivati, proprio come i nostri cinghiali.

La Rode-Margono avvere che ci sono altri due pericoli legati tra loro: «Anche la caccia sportiva è un problema e la specie potrebbe ibridarsi con i cinghiali europei», il che potrebbe portare all’estinzione di una specie che è a un passo dalla scomparsa.

Il team dello zoo di Chester  ha esaminato 7 aree di foresta utilizzando telecamere nascoste attivate dal movimento  e solo in tre sono stati filmati cinghili dalle verruche di Giava.«Questo significa che la minaccia è in corso e se non facciamo nulla, scompariranno sempre più popolazioni – evidenzia la Rode-Margono – Si tratta di  un grande segnale rosso di allarme»

Un centro faunistico di Java ha avviato un programma di allevamento in cattività dei cinghiali di Giava, e gli scienziati sperano di identificare alcune aree in cui questi animali potrebbero essere rilasciati e protetti in natura. La Rode-Margono ha detto a BBC New: «C’è ancora speranza, Se riusciamo a progettare alcune iniziative di conservazione efficaci, forse possiamo mantenerli. Per me non sono brutti, sono belli. E nel nostro ecosistema tutto è connesso: ogni albero, ogni pianta, ogni animale. Dipendono l’uno dall’altro. Se qualcosa si rompe, qualcos’altro [potrebbe] staccarsi, e questa è una reazione a catena in cui non possiamo prevedere cosa accadrà».

Ma la deforestazione, causata soprattutto dalla piantagioni di palma da olio, non minaccia solo i cinghiali di Java, a essere in pericolo è gran parte della sua enorme biodiversità. Ma, nonostante gli impegni e gli accordi presi dal governo di Jakarta, la deforestazione è ormai giunta a un livello difficile da quantificare: secondo uno studio che ha utilizzato immagini satellitari, tra il 2000 e il 2012, l’Indonesia ha perso più di 60.000 km2 quadrati, di foreste primarie. La deforestazione e l’aumento delle attività antropiche  potrebbero anche esacerbare il commercio illegale di  gibboni e oranghi, compresa la seconda specie scoperta di recente e già a rischio estinzione: l’orango di Tapanuli (Pongo tapanuliensis). Per questo Conservation International e Javan Gibbon Foundation hanno assunto ex cacciatori per  proteggere e pattugliare le aree della foresta del Monte Malabar  dove stanno rilasciando i gibboni di Giava soccorsi e strappati ai bracconieri o recuperati nei mercati. Ma ci sono voluti quasi 10 anni per riportare i due adulti nella foresta: «E’ un processo lunghissimo – ha spiegato Anton Ario di Conservation International – Perché i bracconieri che catturano i gibboni per venfderli  prendono di mira i cuccioli – perché sono carini e facili da vendere – quando li troviamo, vivono spesso in una gabbia e non possono muoversi affatto. Devono imparare a vivere sugli alberi». Inoltre, gran parte della foresta apparentemente incontaminata di Giava è stata presa di mira dai cacciatori per alimentare il mercato degli uccelli esotici catturati in natura, che secondo gli ambientalisti sta minacciando di portare all’estinzione diverse specie di uccelli canori che prima erano molto numerosi e diffusi.

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