Le conseguenza della chiusura del Centro recupero rapaci della Lipu a Vicchio

[1 agosto 2014]

La cura e riabilitazione degli animali selvatici non sia una questione semplice. Occorrono esperienza e conoscenze specifiche per ogni singolo animale. Perfino ogni specie di uccello soccorso ha bisogno di specifiche conoscenze. Un rondone non è uguale a un pipistrello e un biancone non è uguale a una civetta così come un coniglio selvatico non è uguale a un capriolo. Occorre conoscere l’etologia di ciascuno oltre che la patologia.

Possiamo quindi immaginare quanto l’esperienza dei volontari LIPU, attivi da decenni nel centro di Vicchio, sia di straordinaria importanza. E come le strutture messe in campo siano anch’esse di straordinaria importanza.

Inoltre, ci si fa vanto del volontariato che in Toscana è particolarmente attivo, si promulgano leggi per agevolarlo ma, questo volontariato fatto di uomini e donne generosi, in realtà non solo deve dare il proprio impegno, il proprio tempo, la propria fatica gratuitamente, ma deve anche lottare contro le istituzioni che pongono barriere e lo ostacolano per accedere a servizi più facili ma: quanto utili per gli animali? Quanto economici?

Per il Centro di Recupero della LIPU questi requisiti (esperienza, struttura, volontariato)  non  sono stati ritenuti indispensabili per offrire un soccorso e praticare in maniera ottimale la terapia dopo la diagnosi veterinaria. Negando una regolare convenzione, interrompendo ogni basilare contributo finanziario,  il Centro  si è ritrovato privo di sostentamento.

Noi cerchiamo e dobbiamo credere nelle illuminate capacità di governo pubblico, per questo chiediamo alla Regione e alla Provincia, organi primari di responsabilità per il soccorso della fauna selvatica in base alle leggi vigenti, di intervenire e recuperare quel patrimonio mandato in rovina.  Proprio come si fa per i monumenti e i beni architettonici.

di Mariangela Corrieri, presidente Associazione gabbie vuote Firenze