Continua la guerra dei pigmei del Camerun tra Wwf e Survival international (VIDEO)

I Baka: «Ancora abusi nonostante le assicurazioni del Wwf»

[28 ottobre 2015]

Pigmei

Si riaccende ,o scontro tra Survival International, l’Ong internazionale che difende i popoli indigeni, e il Wwf ed ancora una volta il pomo della discordia sono i pigmei Baka, che vivono nell’Africa centrale    Survival ha presentato un video (che pubblichiamo)  nel quale i Baka dicono che nel Camerun sudorientale continuano gli abusi e le torture contro di loro da parte delle guardie forestali finanziate dal Wwf. Secondo Survival, «Il Wwf ha aiutato a creare una nuova area protetta senza il consenso della tribù, o dei suoi vicini. Dopo aver perso la loro terra, i Baka che vivono a sud della riserva hanno deciso di far sentire la propria voce».

Si tratta della Ngoyla Wildlife Reserve e secondo Survival la sua istituzione ha tagliato fuori i fuori dalle loro terre i pigmei, che così hanno perso l’accesso ad alimenti essenziali per la loro sopravvivenza e a luoghi sacri. «Insieme ai loro vicini sono accusati di “bracconaggio” – dicono a Survival – quando cacciano per nutrire le loro famiglie e rischiano di essere arrestati, picchiati, torturati e persino uccisi dalle guardie forestali finanziate dal Wwf».

Un uomo Baka racconta che «Quando sono venuti nella mia casa a picchiarmi, io e mia moglie stavamo dormendo. Mi hanno picchiato e tagliato con i machete, e hanno picchiato anche mia moglie». E un altro pigmeo conferma: «Abbiamo paura di andare a prenderci cura dei nostri orti. Nella foresta i mango selvatici cadono, ma noi abbiamo paura ad andare a cercarli. Dove dovremmo andare? Dove dovremmo stare? Se ci tagliano fuori dalla foresta, dove possiamo andare?»

Persecuzioni frutto anche di un diffuso razzismo contro i “pigmei”, un termine dispregiativo usato per indicare diversi popoli cacciatori-raccoglitori del bacino del Congo e di altre regioni dell’Africa centrale, rifiutato da alcuni indigeni, ma che è entrato nell’uso comune come la maniera più facile per riferirsi a se stessi anche da parte di alcuni popoli della foresta. Altre informazioni sull’argomento a questo nei qua

Survival dice che «Il Wwf è stato informato per la prima volta degli abusi contro i Baka tredici anni fa. È passato ormai un anno da quando Survival International ha reso pubblico lo scandalo, ma le torture e i pestaggi effettuati nel nome della “conservazione” continuano».

Nel 2014 il Wwf  rispose agli attacchi di Survival dicendo che «Per il Wwf i Baka, come tutte le popolazioni che vivono all’intero o ai margini delle foreste, sono i principali difensori degli animali e habitat cruciali: senza di loro elefanti, gorilla e scimpanzé e anche foreste sarebbero stati ancora più drammaticamente eliminati dai bracconieri, che sono da considerarsi i veri criminali che alimentano un giro di affari illegale mondiale di oltre 23 miliardi di dollari. Solo chi non conosce quei territori perché non ci lavora può pensare che la conservazione degli elefanti sia cosa diversa dalla tutela dei diritti dei pigmei Baka, i quali sono tutt’uno con la natura e con gli ecosistemi da cui dipendono. Proprio per questo il Wwf da quando lavora in Camerun ha stretto una collaborazione unica con le popolazioni locali: senza il loro appoggio il Wwf non avrebbe potuto continuare alcun progetto di conservazione. Nei territori africani il Wwf ha ottenuto risultati importanti, come aver allontanato  petrolieri dal bacino del Congo, aver creato aree di gestione sostenibile delle foreste (certificate) e aver cacciato gruppi criminali armati che fanno del taglio illegale la loro fonte economica per acquistare armi e droga».

Il Wwf continua a respingere con sdegno le accuse di Survival: «E’ per noi il primo dei nostri principi fare in modo che qualunque comunità locale venga rispettata e aiutata nella difesa dei propri diritti. È questo l’aiuto che stiamo dando in una questione complessa che riguarda il governo camerunense e la gestione delle aree protette. Una questione delicata che deve essere risolta non attraverso lo spargimento di fango e la scelta di obiettivi di comunicazione completamente fuorvianti, che in questo caso stanno aiutando i veri colpevoli a nascondersi e a continuare perpetuare i propri crimini». Ma Survival pubblica la semplice lettera scritta a mano da tre  Baka del villaggio di Seh che hanno chiesto all’associazione ambientalista di poter  restare nella loro terra ancestrale, sottolineando che «Noi la gente e i capi del villaggio Seh rifiutiamo l’ECOFAC perché viene a disturbarci nella nostra foresta. Noi siamo il popolo della foresta, noi mangeremo nella foresta». Anche Menebwa Samson, del villaggio di Assoumindele, ha scritto una lettera agli ambientalisti e alle autorità del Camerun: «Noi, comunità Baka di Assoumindele (attraverso la mia voce di capo di terzo grado), rivendichiamo il il libero utilizzo della nostra foresta (perché da essa dipende la nostra vita): PF.NL (prodotti forestali non legnosi): Mbugues, Maabi, Djansang, Koko, ecc. Farmacopea (cortecce, foglie, radici, ecc.) Caccia Raccolta Pesca. Che i progetti di conservazione (WWF, ECOFAC, Ministero delle Foreste e della Fauna) prendano decisioni indulgenti sul nostro utilizzo della foresta, necessaria per la nostra vita sulla terra…»

Survival dice che solo nel marzo 2015, il WWF ha riconosciuto nuovamente il problema delle violenze contro i Baka, dichiarando che «Ci sono stati incidenti dovuti a comportamenti inaccettabili», ma ad agosto ha detto che gli abusi dei rangers del Parco sembravano «gradualmente diminuiti». Survival ribatte che tuttavia, quando il Wwf è stato sollecitato a farlo, «non ha fornito alcuna informazione a sostegno di questa affermazione. Queste testimonianze recenti rivelano che gli abusi continuano e sono sistematici. All’inizio dell’anno, il Wwf ha commissionato un’indagine ma i risultati non sono stati ancora resi noti, e le richieste avanzate da Survival per la loro pubblicazione sono state sin qui ignorate».

Stephen Corry, direttore generale di Survival International, conclude attaccando ancora gli ambientalisti: «Questa testimonianza è straziante e contraddice le affermazioni del dipartimento del Wwf che si occupa della vicenda, secondo cui gli abusi sono “gradualmente diminuiti”. Non è così. Ed è chiaro che in Camerun le cose stanno continuando come sempre. Il Wwf ha affermato che non avrebbe mai sostenuto la creazione di aree protette senza il consenso dei Baka e dei loro vicini. Quando manterrà davvero questa promessa? Fino a quando non lo farà, le sofferenze continueranno».

Videogallery

  • I Baka chiedono la fine degli abusi nel nome della conservazione