Direttiva Habitat, tutti i 134 Sic della Toscana promossi a Zone speciali di conservazione

Accordo con il ministero dell’Ambiente. Ora i Piani di gestione

[14 dicembre 2016]

La Regione Toscana ha accolto le raccomandazioni e le pressioni dell’Unione europea sull’Italia e ha fatto quel che bisognava fare: tutti i 134 Siti di interesse comunitario (Sic) della Toscana sono stati promossi a  Zone speciali di conservazione (Zsc).

Il passaggio è stato definito dall’ultima delibera di giunta che, dopo i primi 89 Sic  promossi a Zsc nel maggio scorso, ha “laureato” ora a Zsc anche i rimanenti 45.

La Regione sottolinea che «Il passaggio è la conseguenza dell’intesa espressa dalla Regione Toscana con il ministero dell’ambiente per le aree tutelate a livello europeo dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat” in ragione del valore naturalistico e conservazionistico delle specie vegetali, animali e degli habitat in esse presenti. Grazie all’intesa adesso il Mattm, così come previsto dalla normativa nazionale, potrà approvare il passaggio a Zsc».

In una nota la Regione sottolinea che «I Sic  toscani sono così di fatto entrati metaforicamente “nella maggiore età”, cioè sono diventati aree alle quali, dopo l’attento studio al quale sono state sottoposte, spetteranno misure di conservazione specifiche per ciascuna in via permanente».

Per alcune delle zone diventate Zsc, la prossima tappa sarà, quella della  definizione dei Piani di gestione, il naturale completamento del percorso previsto dalla Direttiva “Habitat”, ma anche una delle dolenti note della sua mancata applicazione.

Ora la Regione Toscana potrà individuare nuovi Sic che, dopo il dovuto periodo di studio, potranno a loro volta essere promossi a Zsc.

Il ministero dell’ambiente spiega il meccanismo in tre fasi che porta all’istituzione delle Zsc

1 – Secondo i criteri stabiliti dall’Allegato III della Direttiva Habitat (fase 1), ogni Stato membro individua siti – denominati Siti di Importanza Comunitaria proposti (pSIC) – che ospitano habitat e specie elencati negli allegati I e II della Direttiva.

In questi allegati alcuni habitat e specie vengono ritenuti prioritari per la conservazione della natura a livello europeo e sono contrassegnati con un asterisco. Il processo di scelta dei siti è puramente scientifico; per facilitare l’individuazione degli habitat la Commissione Europea ha pubblicato un Manuale di Interpretazione come riferimento per i rilevatori. I dati vengono trasmessi alla Commissione Europea attraverso un Formulario Standard compilato per ogni sito e completo di cartografia.

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si è dotato di un Manuale nazionale di interpretazione degli habitat di supporto per l’identificazione degli habitat della Direttiva relativamente al territorio italiano.

2 – Sulla base delle liste nazionali dei pSIC la Commissione, in base ai criteri di cui all’Allegato III (fase 1) e dopo un processo di consultazione con gli Stati membri, adotta le liste dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC), una per ogni regione biogeograficain cui è suddivisa l’Unione. Per analizzare le proposte dei vari Stati, la Commissione prima di pubblicare le liste iniziali dei SIC ha organizzato dei seminari scientifici per ogni regione biogeografica; ai seminari hanno partecipato, oltre ai rappresentanti degli Stati membri, esperti indipendenti e rappresentanti di organizzazioni non governative di livello europeo.

Durante i seminari biogeografici sono stati vagliati i siti proposti da ogni Stato per verificare che ospitassero, nella regione biogeografica in questione, un campione sufficientemente rappresentativo di ogni habitat e specie per la loro tutela complessiva a livello comunitario.

Alla fine delle consultazioni con gli Stati membri la Commissione può ritenere che esistano ancora delle riserve, ovvero che ci siano ancora habitat o specie non sufficientemente rappresentati nella rete di alcuni paesi o che necessitino di ulteriori analisi scientifiche.

3 – Una volta adottate le liste dei SIC, gli Stati membri devono designare tutti i siti come “Zone speciali di conservazione” il più presto possibile e comunque entro il termine massimo di sei anni, dando priorità ai siti più minacciati e/o di maggior rilevanza ai fini conservazionistici.