Gli avvoltoi evitano il Portogallo. Come un confine diventa una barriera ecologica invisibile

Gli avvoltoi preferiscono la spagna, dove ci sono ancora carcasse di bestiame all’aperto

[2 marzo 2018]

Un team di ricercatori portoghesi e spagnoli ha taggato 71 avvoltoi e li ha seguiti per tre anni, notando che solo 13 di loro si sono avventurati in Portogallo, Come spiega il quotidiano portoghese  Correio da Manha .

«Un recente studio afferma che gli avvoltoi evitano di entrare in Portogallo a causa della scarsità di cibo nel territorio nazionale».

Secondo Aneko Arrondo della Estación Biológica de Doñana (Ebd-Csic),  il principale autore dello  studio “Invisible barriers: Differential sanitary regulations constrain vulture movements across country borders”, pubblicato su Biological conservation, gli avvoltoi non superano il confine della Spagna a causa della legge portoghese. L’assenza in Portogallo di questi grandi uccelli, noti perché volano per lunghe distanze (anche 3300 – 400 Km al giorno) alla ricerca di cibo, sembrerebbe infatti legata all’approvazione nel 2001 di un regolamento che obbliga gli allevatori  incenerire  o sotterrare immediatamente tutti i capi di bestiame morti per cause naturali. Un regolamento che in Portogallo è stato applicato in seguito all’epidemia della “mucca pazza” e che aveva l’obiettivo di impedirne la diffusione distruggendo immediatamente tutte le carcasse contagiate».

Invece, nel 2011, approfittando di un cambiamento della normativa Ue, la Spagna ha dichiarato chiusa l’emergenza “mucca pazza” e lascia la possibilità di abbandonare il bestiame morto proprio per fornire cibo agli avvoltoi, anche perché ospita il 90% della popolazione europea di avvoltoi. Da allora, gli scienziati hanno notato un “brusco declino” nelle visite di grifoni e avvoltoi monaco oltre il confine con il Portogallo.

Intervistato da El País,  Arrondo ha spiegato che «In Portogallo tuttavia resta vigente la proibizione del 2001, molto drastica e imposta dagli uffici«, insomma, una proibizione generalizzata di abbandonare le carogne che costituisce un muro invisibile per gli avvoltoi che si innalza tra Spagna e Portogallo. Eppure, come spiega ancora Arrondo, «Grazie al lavoro scientifico e al coinvolgimento di molti gestori in Spagna, è stato l provato che [la legislazione europea] aveva un impatto ambientale molto negativo, Si misero così tanti dati sul tavolo che l’Europa capì». Diversi anni dopo la proibizione, un emendamento alla normativa Ue tornò a permettere che, a determinate condizioni, le carcasse del bestiame fossero lasciate a disposizione degli avvoltoi e di altri mangiatori di carogne.

Nicolás López, responsabile specie minacciate di SeoBirdlife (la Lipu spagnola), spiega a sua volta su El País che «Ogni Paese lo ha recepito nel suo ordinamento giuridico nazionale e si è regolato di conseguenza, In Spagna questa legislazione è di competenza delle Comunità Autonome, che nel 2011 dovettero adattarsi a un Real Decreto per permettere il deposito dei cadaveri in certe zone. Il Portogallo non ha campbiato la sua politica sanitaria. Ora, abbiamo il paradosso che nella penisola iberica c’è una legislazione differente in ogni Paese e le specie minacciate pagano il prezzo delle frontiere amministrative».

Il team di Arrondo  ha catturato in Spagna 60 grifoni (Gyps fulvus) e 11 avvoltoi monaco (Aegypius monachus) e li hanno dotati di un segnalatore GPS con una batteria ricaricabile con un minipannello fotovoltaico, poi li hanno seguiti fino a tre anni per capire se entravano in Portogallo e si posavano a terra, segno che stavano probabilmente mangiando, Ne è venuto fuori che solo 13 avvoltoi sono sconfinati in Portogallo. Gli autori dello studio sono convinti che è necessaria l’integrazione internazionale delle politiche sanitarie se si vogliono davvero salvaguardare animali con grandi capacità di spostamento come gli avvoltoi. «Probabilmente l’effetto sarà più importante per il recupero delle popolazioni in Portogallo – sottolinea Arrondo –  Le loro popolazioni hanno numeri molto più bassi e il loro recupero è molto più lento».

Joaquim Teodósio, portavoce della Sociedade Portuguesa para o Estudo das Aves (Spea BirdLifa. la Lipu portoghese), assicura che «Il problema è noto in Portogallo, Tutte le grandi colonie di avvoltoi sono vicine alla frontiera con la Spagna ed è possibile verificare che quasi tutti vivono nel lato spagnolo». La Spea, insieme alla Direcção-Geral de Alimentação e Veterinária  e all’Instituto de Conservação da Natureza e das Florestas, stanno cercando di risolvere il problema della scarsità di carcasse di bestiame in Portogallo: «Potrebbero essre implementate aree chiuse nelle quali depositare i cadaveri, oppure concedere permessi agli allevatori per abbandonare il bestiame morto in zone dei pascoli autorizzate – suggerisce Teodósio –  Oltre a contribuire alla conservazione delle popolazioni di avvoltoi, queste misure alleggerirebbero considerevolmente i costi  – economici e ambientali – della raccolta degli animali morti, del loro trasporto e del loro smaltimento. La trasformazione di una frontiera amministrativa in una barriera ecologica non è un fatto inaudito: sta succedendo con le Comunità Autonome. La Comunità di Madrid no autorizza l’abbandono delle carogne e sta producendo un afflusso di avvoltoi fino alla discarica di Colmenar Viejo,nella quale si stanno alimentando di porcherie,invece di nutrirsi di carcasse di bestiame. Questo rappresenta un rischio per il traffico aereo, per la prossimità della discarica cin l’aeroporto di Barajas».