Riceviamo e pubblichiamo

Il grande faggio del Parco nazionale della Sila respira ancora

[27 settembre 2016]

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“Gli alberi parlano. Basta andare di sera tardi o di mattino presto in una foresta oppure vicino ad un solo albero, basta restare in silenzio, concentrarsi e respirare profondamente… basta un piccolo soffio di vento per ascoltare i versi di una lingua sconosciuta ai tanti uomini”. Andate in un bosco e fate questa prova, sono convinto che riuscirete a sentirvi parte fondamentale della natura e di voi stessi.

In un tenebroso lembo di foresta montana, nel cuore del Parco Nazionale della Sila in provincia di Cosenza, un grande albero fa da cornice a tutto il resto e, forse pure da guardiano a ciò che da sempre le antiche e austere foreste della memorabile Sila rappresentano. Il Gran Bosco d’Italia, che nei secoli ha subito pesanti spoliazioni del suo preziosissimo patrimonio arboreo, deve costantemente fare i conti con nuove e vecchie minacce, sempre in agguato!

I romani, i greci, gli inglesi e i tedeschi hanno sfruttato la Silva Brutia in varie epoche storiche e per differenti motivi; quell’immenso polmone verde al centro dell’azzurro mar Mediterraneo, presenta ahimè innumerevoli e visibili cicatrici di tale violento sfruttamento. Grandi e maestosi alberi sono stati abbattuti un po’ ovunque, rendendo più povera la più grande foresta del Mezzogiorno d’Italia, fonte d’ispirazione Virgiliana. Nel maggio scorso, in un giorno come tanti, decido come spesso capita, di salire sui monti della Magna Sila, al fine di proseguire le mie ricerche riguardo alla redazione dell’atlante nazionale degli uccelli nidificanti, dove proprio a queste latitudini, c’è una particella prioritaria che con costanza da qualche tempo sto monitorando. Finiti i citati rilievi, mi sposto in altre zone, sempre per porre in atto osservazioni ornitologiche. Sto cercando il Calandro, una specie di uccello sempre più raro sulle splendide praterie silane. Siamo non distanti da Carlomagno, tra San Giovanni in Fiore e Pedace in provincia di Cosenza.

Come ormai faccio puntualmente da moltissimi anni, mi reco nel bosco per portare il mio sguardo e la mia ammirazione a un grande albero di Faggio. Circa vent’anni fa, durante un temporale estivo, probabilmente, fu proprio questo Faggio a salvarmi la vita, roba da fiaba solo a raccontarla, visto che è ben noto ai tanti che ripararsi sotto gli alberi in caso di fulmini è la cosa più pericolosa che si possa attuare, lo vado a ripetere anch’io! Quella pianta da sempre mi affascina moltissimo, è capace di trasmettermi intense emozioni, ma tutto ciò va oltre la storiella del temporale e del giovincello al sicuro sotto la sua enorme chioma. Con grande amarezza, scopro che quasi tutti i grandi polloni dell’albero (4 su 5) sono stati martellati ovvero destinati al taglio! La pianta è alta circa 20 metri, presenta una base unica molto vecchia, certamente di qualche secolo, con una circonferenza di almeno 10 metri e 40 centimetri.

Dall’enorme base spuntano dei grossi fusti con una circonferenza a petto d’uomo anche fino a 352 centimetri. Solo Dio sa quanti tagli ha subito nel tempo. Non esisto a contattare il Corpo Forestale dello Stato che giunge tempestivamente! In seguito saranno esperiti dei sopralluoghi per accertare quanto dovuto, intanto il bosco è privato, si scoprirà pure che è gravato da un regolare progetto di taglio. Con solerzia, da parte dei forestali sono avviate le procedure propedeutiche alla valutazione se la pianta in oggetto può essere considerata come albero monumentale, atteso che vi sono dei parametri tecnici dove potersi riferire, tra l’altro molte piante sono state già catalogate come da tutelare, proprio nel territorio del Parco Nazionale della Sila. L’albero in questione mostra elementi certamente interessanti dal punto di vista naturalistico ma si attende un ulteriore valutazione. Il taglio programmato comincia, ma l’albero è fatto salvo grazie alla disponibilità del proprietario, del tecnico forestale e degli agenti del Corpo Forestale intervenuti.

La zona è nella giurisdizione del comando stazione CTA- Lorica guidato dal Sovrintendente capo Filippo Maida; c’è l’attenta supervisione dell’ing. Angelo Roseti, comandante del CFS-CTA del Parco Nazionale della Sila che ha preso a cuore sin da subito la vicenda del grande Faggio dei monti della Sila. Alle operazioni ha avuto modo di partecipare pure il dottore forestale Domenico Laratta, fido consulente in materia. Oggi, quel vecchio albero pieno di licheni, muschi e di tante storie da raccontare si trova ancora lì, pronto a confrontarsi con le difficili sfide del mondo moderno, donando spassionatamente gli innumerevoli benefici che tutti gli alberi offrono indistintamente a ogni essere vivente, uomo compreso! Per una volta, in una piccola storia si è celato un grande significato: il grande rispetto che l’uomo ha portato nei confronti di un albero che stava per essere tagliato! Qualcuno potrà sostenere che si segano milioni di alberi, uno in meno o uno in più forse non farà nemmeno cosi tanta differenza, invece per chi si ferma ad ammirare la straordinarietà della natura, la differenza c’è ed è pure molto evidente.

Se quell’albero ha ancora un cuore che batte più forte di prima, riteniamoci artefici, sebbene in piccolissima parte, del nostro stesso futuro su questa bistrattata Terra. Nella pace che in molti angoli della Sila, ancora regna sovrana, per tanti anni l’ho potuto osservare, sempre con venerazione e grande riguardo, come fosse un padre spirituale al pari di tutti gli alberi, dal più piccolo al più vecchio. Nel corso degli anni, ha subito pure lo sfregio di chi ha inteso riportare sulla sua corteccia i segni del mancato rispetto, con i postumi di tale irriguardoso confronto ancora ben visibili! Quel giorno, appena giunto sotto le sue tenere e dolci fronde ho avvertito che lo stesso stava correndo un grande pericolo. In tutti questi anni il vecchio albero non aveva mai preteso niente, però stavolta aveva davvero bisogno di aiuto!  Di favole ne abbiamo tante da raccontare, solo che vivere in armonia con ciò che ci circonda è il nostro più grande dovere morale! In quei boschi fitti e cupi, se ci fermiamo un attimo ad ascoltare, una voce flebile sta pronunciando un “grazie”. Grazie a tutti quegli uomini che hanno dimostrato che dietro dei piccoli gesti a volte si celano intensi significati! Tanti anni fa, scrissi un contributo per un libro sulle foreste che uno studente abruzzese stava realizzando, mi piace ricordarne un passo con le medesime emozioni:

“Gli alberi parlano. Basta andare di sera tardi o di mattino presto in una foresta oppure vicino ad un solo albero, basta restare in silenzio, concentrarsi e respirare profondamente… basta un piccolo soffio di vento per ascoltare i versi di una lingua sconosciuta ai tanti uomini”.  Fate la prova, nessuno vi prenderà per matti, sarà solo uno dei tanti  modi per entrare in armonia con ciò che di bello ci circonda. Siamo capaci di ricambiare ciò che la natura ci offre quotidianamente senza chiedere niente in cambio?

di Gianluca Congi