La pesca responsabile può salvarli

I pesci giganti dell’Amazzonia nuotano verso l’estinzione

[14 agosto 2014]

La scienza e la politica di tutto il mondo sono influenzate dalla teoria bioeconomica secondo la quale la pesca non possa portare all’estinzione le popolazioni ittiche, perché lo sforzo di cattura si sposta inevitabilmente lontano dalle risorse ittiche esaurite. Ma queste convinzioni/previsioni sono contraddette dal verificarsi di estinzioni causate dalla pesca, in particolare il modello “fishing-down” spiega le riduzioni storiche delle dimensioni medie delle specie tropicali pescate attraverso il graduale esaurimento e l’estinzione delle specie di grandi dimensioni. Un ulteriore contributo arriva ora dallo studio “Understanding fishing-induced extinctions in the Amazon”, pubblicato su Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems da un team di ricercatori statunitensi e brasiliani,  che analizza i dati sulla pesca dell’Arapaima, i pesci più storicamente importanti e sovra-sfruttati del bacino amazzonico, per valutare se sia avvenuto ciò che prevede il fishing-down. La valutazione si è basata sui dati del censimento sulle popolazioni di Arapaima e le interviste a 182 pescatori riguardo alle pratiche di pesca ed ai regolamenti di gestione in 81 comunità di pescatori che vivono in un’area di 1.040 kmq delle pianure alluvionali dell’Amazzonia.

I ricercatori hanno scoperto che «Le popolazioni di Arapaima sono risultate “impoverite” nel 76% delle comunità di pescatori, con “’sfruttamento eccessivo” nel 17%, “ben gestite” nel 5%, e “unfished” solo nel 2%. Le densità di popolazione sono state pari a zero (cioè localmente estinte) nel 19% delle comunità. Il 23% dei pescatori in ogni comunità cattura arapaima indipendentemente dallo stato della popolazione».  Inoltre le dimensioni di cattura non variano con lo stato della popolazione ed il rispetto delle regole è inferiore nelle comunità che pescano popolazioni di arapaima sovra-sfruttate o impoverite rispetto alle comunità con popolazioni ben gestite o poco pescate.

Secondo i ricercatori, «questi risultati supportano le previsioni fishing-down che la pressione di pesca continua a verificarsi anche quando le popolazioni ittiche sono esaurite. Il processo fishing-down inizia a verificarsi a causa della bassa selettività degli attrezzi e della dimensione e grandezza naturale della specie bersaglio e delle specie di alto valore e costi di pesca bassi. Questi risultati e dei dati disponibili suggeriscono che altrove le estinzioni di indotte dalla pesca sono più comuni di quanto si pensasse, mettendo in pericolo la biodiversità ed il funzionamento degli ecosistemi. Tali estinzioni sono probabilmente passate inosservato perché gli alti livelli di pesca illegale, l’eterogeneità geografica e la scarsità di dati rendono difficile la loro identificazione».

Il leader del team di ricerca, Leandro Castello, del Department of fish and wildlife conservation del Virginia Polytechnic Institute e State University, spiega che «Il pensiero bioeconomico ha previsto che la scarsità farebbe aumentare i costi della  pesca, il che farebbe aumentare il prezzo e contribuirebbe a salvare specie impoverite. Se questa previsione fosse vera, le estinzioni indotte dalla pesca non esisterebbero, ma non è quanto è successo».

L’arapaima (Arapaima gigas), chiamato anche pirarucù, raggiunge i 4,5 metri di lunghezza ed i  200 kg di peso e e più di 400 chili e la biologa Caroline Chaves Arantes, del Department of wildlife and fisheries sciences della Texas A&M University, sottolinea che «L’arapaima depone le uova ai bordi delle foreste alluvionali e viene  in superficie per respirare ogni 5 a 15 minuti, quando vengono facilmente individuati e arpionati dai pescatori che usano canoe artigianali». Questo gigantesco pesce un secolo fa dominava la pesca in Amazzonia, ma 3 delle 5 specie conosciute di arapaima non vengono più avvistate da  decenni» Nonostante questo, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio, Donald J. Stewart, del Department of environmental and forest biology, della State University di New York – Syracuse  ha recentemente scoperto una nuova specie di arapaima.

Ma castello evidenzia che «I pescatori continuano a catturare arapaima indipendentemente dalla bassa densità di popolazione. Quando i grandi pesci maturi sono scomparsi, i pescatori usano reti da posta per raccoglierne altri, di specie più piccole, e senza volerlo catturare arapaima giovani e minacciano ulteriormente le restanti popolazioni». David G . McGrath dell’Earth Innovations Institute di San Francisco sottolinea che «La buona notizia è che nelle comunità che hanno implementato le regole di pesca, per esempio imponendo la taglia minima di cattura e la limitazione dell’uso di reti “Gill-net”, la densità di Arapaima è 100 volte superiore a quella dove non ci sono regole o le regole non vengono seguite. Queste comunità stanno impedendo ulteriori estinzioni di arapaima».

Ma solo il 27% delle comunità intervistate hanno regole di gestione delle pesca di arapaima. La comunità di Ilha de São Miguel che ha vietato l’uso di reti da posta 20 anni fa ora ha la più alta densità arapaima della regione e Castello dice che «La produttività della pesca nell’Ilha de São Miguel è anche il più alto nell’area di studio. I rezzagli sono consentiti perché sono molto più selettivi eppure producono pesci abbondanti per il consumo locale, così la sicurezza alimentare per la comunità non è compromessa. Dato che le regioni tropicali soffrono per la diffusa la pesca illegale e per la mancanza di dati, questi risultati suggeriscono che molte estinzioni simili indotta della pesca probabilmente stanno passando inosservate. C’è anche una mancanza di alternative economiche per i pescatori». Ma l’esperienza in Stato brasilano dell’Amazonas dimostra che le cose possono cambiare: «Molte popolazioni di arapaima precedentemente sovra-sfruttati sono ora in piena espansione grazie ad  una buona gestione. È giunto il momento di applicare la conoscenza ecologica dei pescatori per valutare le popolazioni, le pratiche e le tendenze documentate e risolvere i problemi della pesca attraverso la partecipazione degli utenti nella gestione e conservazione».

Fabio Sarmento De Sousa della Sociedade para a Pesquisa e Proteção do Meio Ambiente di Santarém, sta sviluppando e attuando la gestione dell’arapaima da parte delle comunità della regione e dice che «Da parte dei pescatori c’è disponibilità ad  attuare una gestione, ma i nostri sforzi richiedono un maggiore sostegno da parte delle agenzie governative».