Il governo cileno alleva barbagianni e gufi per sconfiggere l’epidemia mortale (per l’uomo)

[24 febbraio 2014]

La caldissima estate australe del Cile ha visto la più mortale epidemia di hantavirus degli ultimi 5 anni: secondo gli ultimi dati del ministero della salute del Cile, da settembre  ci sono stati 36 casi confermati di Hantavirus, con 15 decessi, con un aumento di mortalità del 26% rispetto alla precedente estate australe. A gennaio il nuovo ministro della salute cileno, Jaime Mañalich, ha fatto scattare l’allarme per 4 regioni: Valparaíso, Maule, Araucanía e regione metropolitana e l’emergenza deve rimanere in vigore fino al 28 febbraio. Il direttore dell’Instituto de Salud Pública de Chile,  Stephan Jarpa Cuadra ha sottolineato la gravità dell’ondata di hantavirus: «E’ molto importante capire che siamo di fronte ad un virus letale, il suo attuale tasso di mortalità è del 50%, molto aggressivo. Ecco perché, ancora una volta, voglio sottolineare la necessità dell’estrema cautela al fine di evitare l’infezione».

La Corporación Nacional Forestal (Conaf) del ministero dell’agricoltura del Cile sta dispiegando una delle sue armi più insolite contro questa minaccia: gli uccelli rapaci. La Conaf sta infatti istallando di nidi per le lechuzas blancas, come chiamano in Cile i barbagianni (Tyto alba), gufi  e di gufi cornuti di Magellano “tucúqueres”  (Bubo magellanicus)  nella regione di Valparaíso.  Il suo Departimento delle Áreas Silvestres Protegidas (Dasp) ha chiesto agli enti pubblici di adottare i rapaci e di andare a visitare la Reserva Nacional Lago Peñuelas, dove ci sono 26 rifugi per questi uccelli che si cibano di roditori, tra i quali c’è la cola larga (Oligoryzomys longicaudatus), un piccolo topo che è un vettore del pericolosissimo hantavirus che infetta  gli esseri umani attraverso il contatto con questo roditore, la cui popolazione esplode nei mesi estivi grazie alla fioritura di bambù, ma che l’ondata di devastanti incendi dell’estate australe cilena del 2013/14 hanno spinto nelle aree urbane, aumentando il contagio.

La responsabile della sezione Conservación de la Diversidad Biológica dela Conaf, Javiera Meza, spoiega che «I gufi scelgono e dove vogliono abitare e poi si riproducono,  ma questo progetto ha avuto successo  praticamente fin dalla prima stagione di allevamento, appena abbiamo iniziato l’installazione dei rapaci, ed oggi abbiamo una produzione di 30 pulli all’anno. Vale a dire 28 barbagianni e due tucúqueres che partono dalla Reserva Nacional Lago Peñuelas per colonizzare altre parti dell’area compresa tra Valparaiso e Casablanca, tenendo sotto controllo i roditori, compresi cola larga, dal 2002 ad oggi. Ci sembra positivo che questa idea venga replicata e che vengano concessi spazi per la nidificazione dei rapaci notturni, perché sono controllori efficaci dei ratti coli largos e di quelli introdotti come il guarén (il ratto grigio, ndr), sia nelle vicinanze delle case che dei negozi e di altre installazioni».

L’amministratore della la Reserva Nacional Lago Peñuelas, Jorge Peralta, sottolinea che «Grazie al censimento ed ai controlli mensili che effettuiamo mensilmente nelle diverse unità, abbiamo potuto verificare l’efficacia del sistema – originario della Spagna – così come il  numero di pulli nelle case di nidificazione esistenti ed i resti di roditori che lasciano. Nella regione di Valparaiso siamo stati i primi a implementare questo meccanismo di controllo biologico».

Un altro ricercatore della riserva, Aldo Valdivia Ahumada, ha detto al Santiago Times che gli impianti per allevare barbagianni, sono semplici casse di legno «Sono molto più sostenibili dei  pesticidi o dei veleni. Ma gli uccelli dovranno  superare le vecchie superstizioni prima di andare in prima linea nella lotta contro l’Hantavirus. Se un gufo stride nei pressi di una casa, si usa dire che in quella casa qualcuno morirà. Ma in realtà è il contrario: in realtà i  gufi stanno  proteggendo le case.

Lo staff  di tutti i parchi nazionali e riserve gestiti dalla V Regione Cnaf sono stati formati dal ministero della Salute per la prevenzione dell’hantavirus e il ministero sta esaminando il ruolo che altri predatori naturali possono svolgere nel contenimento di future epidemie, invitando i proprietari terrieri per porre fine alla pratica d sterminare serpenti, volpi e gatti selvatici.