Il paradosso del serval nell’Antropocene: animali da proteggere nei siti industriali

I felini prosperano accanto all’impianto più climalterante del mondo

[16 novembre 2018]

Ai nostri occhi l’impianto Secunda Synfuels Operations in Sud Africa è un desolato territorio industriale dove si producono combustibili liquidi da carbone e che è stato definito la più grande fonte unica di emissioni di gas serra del mondo. Ma secondo lo studio “High carnivore population density highlights the conservation value of industrialised sitesper”, pubblicato da un team di ricercatori sudafricani su Scientific Reports, questo inferno climatico potrebbe essere un paradiso per il serval (Leptailurus serval), un magnifico felino maculato di taglia media. Nei campi e nelle zone umide che circondano la centrale è stata documentato la più alta densità di serval mai registrata.

Sarah DeWeerdt scrive su Anthropocene che «I risultati richiamano l’attenzione sui modi sorprendenti in cui i territori sviluppati possono andare a beneficio delle specie selvatiche, non solo nelle installazioni militari o nelle periferie, come è stato precedentemente segnalato, ma anche in alcune delle aree più industrializzate».

Il team delle università del Free State e Venda e dell’University of South Africa ha condotto censimenti con 34 fotocamere di rilevamento dei movimenti posizionate lungo percorsi dicaccia e strade in un’area di 80 Km2  che circonda l’impianto e per individuare i singoli serval hanno utilizzato segni e cicatrici distintive di ogni felino ripreso nelle foto.

I ricercatori hanno anche costruito 16 gabbie/trappole con dentro una faraona per poter attirare, catturare, pesare e misurare i serval e determinarne il sesso prima di rilasciarli. Nel complesso sono stati fotografati 61 singoli esemplari di serval e ne sono stati catturati 65: 26 maschi adulti, 19 femmine adulte, 11 sub-adulti e 7 giovani.

Basandosi sui dati che emergono dalle fotocamere motion-sensing, i ricercatori hanno stimato che «Secunda supporta una densità di popolazione di serval compresa tra 76 e 101 animali per 100 chilometri quadrati» la più alta mai segnalata anche in parchi nazionali e altre aree protette.

Anche il tasso di successo della cattura di 0,21 animali vivi per trappola-notte è molto alto per le specie di felini di dimensioni simili a quelle dei serval. I dati del trappolamento indicano che Secunda ospita un po’ più serval  maschi adulti rispetto alle femmine e che circa il 70% della popolazione è composta da giovani e subadulti. Dati simili a quelli della struttura della popolazione di serval documentata in altri siti e che fanno ritenere che la popolazione di Leptailurus serval di Secunda sia relativamente stabile.

I ricercatori sottolineano su Scientific Reports che «A volte si presume che aree come i siti industriali abbiano scarso valore per la conservazione, ma molti di questi siti hanno aree di habitat meno disturbate attorno alla loro infrastruttura principale, il che potrebbero fornire condizioni ideali per sostenere alcune specie. L’area che circonda la Secunda è costituita da praterie, creste e affioramenti rocciosi e da zone umide naturali e artificiali. Circa il 38% dell’area di studio è classificata come relativamente indisturbata».

Il serval, il cui areale si estende su gran parte dell’Africa sub-sahariana, è nel complesso ancora comune, ma la popolazione sudafricana è considerata quasi minacciata di estinzione. I serval preferiscono gli habitat delle zone umide, che stanno scomparendo in molte aree.

I ricercatori hanno diverse idee sul perché Secunda sembra essere un buon posto per i serval. In qesto habitat vario e nelle aree disturbate possono vivere grosse popolazioni di roditori che rappresentano le prede principali del felino. I serval sono il più grande carnivoro che vive a Secunda, quindi hanno meno concorrenti e predatori di quanto potrebbero averne altrove. Infine, nell’area industriale sono protetti dalle persecuzioni degli esseri umani che spesso devono affrontare nelle aree agricole.

I ricercatori fanno notare che «Anche altri carnivori di taglia media, come i coyote e le volpi, possono raggiungere alte densità in habitat umani modificati come le città, è necessario un ulteriore lavoro per verificare se sulla fauna selvatica di Secunda  vi siano effetti prodotti da rumore, inquinamento atmosferico o altri aspetti dell’attività industriale».

Intanto,  dice la DeWeerdt, «i risultati sulla presenza dei serval suggeriscono che i biologi della fauna selvatica e gli ambientalisti dovrebbero pensare di più al potenziale ecologico delle aree industriali» e i ricercatori sudafricani concludono: « Questi territori dovrebbero avere piani di gestione che li integrino in più vaste strategie di gestione della fauna selvatica per la regione».