Il vaso di Pandora dei corridoi di sviluppo in Africa: potrebbero portare al disastro ambientale

Con la scusa dello sviluppo agricolo, si vuole accedere a grandi giacimenti minerari

[27 novembre 2015]

corridoi elefante

Nell’Africa sub-sahariana sono in cantiere o in previsione decine di grandi corridoi di sviluppo,  inclusi strade, ferrovie e oleodotti, per aumentare la produzione agricola, le esportazioni di minerali, e l’integrazione economica. Ma secondo un team di ricercatori australiani del Centre for Tropical Environmental and Sustainability Science (TESS) e del College of Marine and Environmental Sciences della James Cook University,  questi  “corridoi di sviluppo” «Possono aprire un vaso di Pandora di problemi ambientali».

L’analisi di quello che potrebbe accadere in Africa la si può leggere nello studio “Estimating the Environmental Costs of Africa’s Massive ”Development Corridors” pubblicato su  Current Biology, ma il principale autore della ricerca, William Laurance, sottolinea sul sito della James Cook University  che «La scala e il ritmo di ciò che sta accadendo sono semplicemente stupefacenti. Stimiamo questi corridoi si estenderanno per oltre 53 mila chilometri di lunghezza e penetreranno in molte aree selvagge, scarsamente popolate, che sono fondamentali per la fauna selvatica africana e gli ambienti naturali. In termini di pressioni dello sviluppo, questi corridoi saranno la cosa più importante che danneggerà l’Africa. Tra le altre cose, stimiamo che oltre 2.000 parchi ed aree protette potrebbero essere minacciati o degradati».

Nel nuovo studio, Laurance e i suoi colleghi (Sean Sloan, Lingfei Weng e Jeffrey Sayer) hanno valutato 33 corridoi di sviluppo – previsti ed esistenti –  e le distribuzioni delle specie animali protette, degli ecosistemi rari, della vegetazione che stocca il carbonio e di vegetazione, e altri valori naturali, poi hanno stimato  anche la dimensione delle popolazioni umane locali e il potenziale agricolo di ciascun corridoio di sviluppo.  «Abbiamo scoperto che  i corridoi sono estremamente variabili in termini di costi e benefici – spiega Laurance  – Una mezza dozzina sembrano una buona idea, in quanto potrebbero fornire consistenti benefici agricoli ed economici  con costi ambientali modesti. Ma molti degli altri corridoi potrebbero produrre delle crisi».

Il team ha identificato 6 corridoi che dovrebbero essere assolutamente cancellati e altri 21 che sono “marginali”, in aree con un valore ambientale alto o un basso potenziale agricolo. I corridoi che penetrano nelle foreste tropicali o nelle savane equatoriali  biologicamente ricche sono stati classificati come i più preoccupanti.

Laurance evidenzia che «Non mettiamo in discussione il fatto che l’Africa abbia terribilmente bisogno di uno sviluppo sociale ed economico e di una migliore sicurezza alimentare. Ma è fondamentale concentrarsi sugli sviluppi futuri in settori dove potremo ottenere il maggior successo per dollaro e massimizzare la produzione agricola senza degradare gli incredibili valori faunistici e ambientali del continente. Speriamo davvero che i  governi africani e gli investitori, gli interessi minerari  e le istituzioni finanziarie mandino avanti questi progetti guardando attentamente ai nostri risultati. Dove i corridoi devono andare avanti, hanno bisogno di programmi e controlli ambientali molto rigorosi, per limitare i danni che possono causare. a nostra analisi è stata rigorosa e il nostro messaggio è chiaro. Alcuni dei corridoi sono una buona idea, ma altri potrebbero causare gravi danni ambientali e hanno benefici sorprendentemente piccoli».

Ma  Laurance non si fa troppe illusioni e sa che  cambiamento non arriverà facilmente: «I sostenitori di questi progetti includono alcuni interessi economici molto potenti, e nessuno può contestare il disperato bisogno di aumentare la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico in Africa, dove le popolazioni stanno crescendo molto rapidamente. Il trucco, che sta diventando una grande sfida, sarà quello di amplificare la produzione alimentare africana senza creare una crisi ambientale durante il processo».

La cosa sorprendente che emerge dallo studio è che molti dei corridoi proposti sono previsti  in aree con un potenziale agricolo molto limitato, con terreni poco fertili o con un clima ostile. «Una delle principali giustificazioni per questi corridoi è quella di far decollare l’agricoltura e la produzione di cibo – dicono i ricercatori australiani – ma in realtà sembra che  i massicci investimenti minerari, per garantire l’accesso a grandi giacimenti di minerale di ferro e carbone, siano il vero fattore chiave per una serie di corridoi».

Laurance conclude: «L’Africa si trova ora di fronte al “decennio delle decisioni”. La posta in gioco è enorme. Una volta realizzato un particolare corridoio di sviluppo, il vaso di Pandora sarà aperto e non ci sarà molto da fare per tenere sotto controllo l’assalto della caccia, la distruzione dell’habitat e le attività minerarie legali e illegali. L’unica reale possibilità di gestire questa situazione è quella di fermare quei corridoi che hanno più probabilità di causare danni ambientali veramente profondi e di realizzare  rigorose  pianificazione dell’uso del suolo intorno ai corridoi che andranno avanti».