Isola de Giglio, via tutte le piattaforme della Costa Concordia ma resta molto da fare

L’ha spuntata Legambiente, ma il recupero dei fondali richiederà un forte impegno

[23 settembre 2015]

Concordia La Sapienza

Nei giorni scorsi dai fondali della Gabbianara, all’Isola del Giglio, è stata rimossa l’ultima delle 6 piattaforme che hanno permesso di realizzare il “falso fondale” che ha sostenuto il relitto della Costa Concordia durante le operazioni di parbuckling, il raddrizzamento della città galleggiante che si era scontrata con gli scogli delle Scole per poi adagiarsi ad un passo dal Giglio Porto.

Non è stata quindi lasciata nessuna piattaforma a ricordare il naufragio ed a fare da attrazione sottomarina, come volevano l’opposizione di centro-sinistra e qualche operatore turistico  gigliese, ai quali si erano poi accodati il sindaco di centro-destra  Sergio Ortelli e il presidente di centro-sinistra della Regione Toscana Enrico Rossi. Infatti, il ministero dell’ambiente ha proceduto così come prevedeva il progetto iniziale, dando ragione a Legambiente che si era opposta fin da subito a lasciare questo macabro monumento nei fondali del Giglio che, secondo gli ambientalisti, devono tornare come prima che il naufragio della Costa Concordia li devastasse.

E, anche se qualcuno sembra credere che il più sia fatto, è proprio il recupero ambientale dei fondali della Gabbianara è la vera grande impresa da realizzare al Giglio, a cominciare dalla ripulitura dei fondali da una quantità impressionante di rifiuti e detriti e dal ripristino del fondale naturale, spesso soffocato, anche nell’area che ospitava le piattaforme, dal cemento e dai materiali del cantiere del parbuckling, come dimostrano anche le carte del “Survey sullo stato dei fondali dopo la rimozione della Concordia”, con la distribuzione dei sedimenti, dei detriti e dei rifiuti, realizzate dal Dipartimento di biologia ambientale dell’università la Sapienza di Roma nell’agosto 2014 e che mostrano estesi danni all’habitat sottomarino.

Lo studio infatti sottolinea che «L’impatto va dalla distruzione totale del popolamento (come quello causato dai lavori per la posa di anchor blocks e grout bags) ad un danneggiamento legato alla deposizione del sedimento fine e/o del cemento perso o dei detriti, a volte di notevoli dimensioni o presenti su più strati».

Quindi il difficile inizia ora e l’Italia, dopo aver dato prova di grandi capacità tecniche con le operazioni di recupero del relitto, ora dovrà dare un’ancora più grande dimostrazione di essere in grado di recuperare e far rivivere un ambiente marino che ha subito un durissimo impatto dal naufragio e dai successivi lavori di raddrizzamento della Costa Concordia.