La marijuana (illegale) fa male agli allocchi: troppo veleno per topi

In California i boschi si trasformano in piantagioni di cannabis e i predatori sono positivi ai rodonticidi

[25 gennaio 2018]

Secondo lo studio “Exposure to rodenticides in Northern Spotted and Barred Owls on remote forest lands in northwestern California: evidence of food web contamination” pubblicato su Avian Conservation and Ecology da un team di ricercatori statunitensi, nella California nord-occidentale diverse soecie selvatiche sono esposte al veleno per topi e l’origine più probabile di questo avvelenamento sono le piantagioni illegali di marijuana.

I ricercatori dell’università della California – Davis e della California Academy of Sciences, spiegano che «I casi di esposizione a dei rodonticidi anticoagulanti (RA) tra le specie non target sono stati documentati soprattutto documentati per la fauna in ambiente urbano o agricolo. Tuttavia, dei recenti studi in California hanno dimostrato che l’utilizzo di RA negli ambienti forestalista salendo molto e dei carnivori di foresta sono stati esposti e sono morti. E’ stato anche documentato che i RA sono dei fattori di stress fisiologico per le specie aviarie».

L’habitat critico dell’allocco maculato americano del Nord (Strix occidentalis caurina) si sovrappone ai siti interessati dallo studio e prima non c’erano dati per determinare se questa specie fosse stata colpita. I ricercatori californiani hanno esaminato la possibilità che gli uccelli predatori fossero anche esposti a questi pesticidi specifici  e se l’allocco barrato (Strix varia) potesse servire da indicatore per il tasso di esposizione dell’allocco maculato americano del Nord.  In tutto lo studio ha analizzato 10 Strix occidentalis caurina e 84 Strix varia  ed è  così che hanno quantificato che il 70% degli allocchi maculati americani del Nord e il 40% degli allocchi barrati  erano esposti ad almeno un RA e i ricercatori dicono che «Nessuna delle specie di roditori predate campionate nella nostra area di studio si è rivelata positiva ai RA. Non abbiamo osservato delle aggregazioni spaziali a basso tasso di esposizione o dei tassi elevati, anche se abbiamo rilevato una debole tendenza temporale all’inizio della nostra ricerca nell’area di studio. Pensiamo che un recente cambiamento nell’utilizzo delle terre verso la coltivazione di marijuana potrebbe aver determinato un aumento dell’utilizzo dei RA in questa regione. I nostri risultati indicano che l’ambiente è contaminato nell’habitat occupato dall’allocco maculato americano del Nord e che l’allocco barrato può servire da indicatore per rilevare questi inquinanti in una specie rara come l’’allocco maculato americano del Nord».

Lo studio è il primo resoconto pubblicato sugli effetti di un rodenticida anticoagulante negli allocchi maculati americani del Nord, che sono elencati  come specie minacciata di estinzione negli Endangered Species acts federale e della California.

L’area di studio comprende le contee californiane di Humboldt, Mendocino e Del Norte e conferma precedenti resoconti secondo i quali il veleno per topi sta contaminando la rete alimentare della regione perché la fonte principale di cibo per gli allocchi, i roditori, è contaminata.

Emerge ancora una volta la crescente questione della conversione dei boschi privati in coltivazioni illegali di marijuana, siti che spesso si sovrappongono all’habitat critico degli allocchi maculati americani del Nord e questi rapaci notturni cacciano ai confini dei campi di marijuana.

Il principale autore dello studio, Mourad Gabriel,  del Karen C. Drayer Wildlife Health Center dell’università della California – Davis e direttore dell’ONG Integral Ecology Research Center, evidenzia che «Gli allocchi maculati sono inclini a nutrirsi lungo i bordi della foresta. Dato che i siti di coltivazione frammentano questi territori forestali, sono i probabili punti di origine dell’esposizione». Gabriel è autore dei primi studi che nel 2012 e nel 2015 hanno collegato per primi il veleno per topi e le coltivazioni illegali di marijuana alla morte di pekan o fisher (Pekania pennanti), un mammifero simile a una martora che vive nelle remote foreste della California e del Pacifico nord-occidentale, portando il problema all’attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica.

Intanto, all’inizio di quest’anno è entrata in vigore la Proposition 64 – approvata con un referendum – che legalizza la marijuana ricreativa in California e i gestori delle risorse forestali  si aspettano che crescano il numero e le dimensioni dei siti di coltivazione privati ​​non autorizzati, il che potrebbe aggravare il problema dell’avvelenamento dei predatori.

Gli autori dello studio fanno notare che nella sola contea di Humboldt ci sono tra  4.500 e 15.000 campi privati dove si coltiva marijuana, ma solo una piccola parte è autorizzata, questo significa che ci sono migliaia di siti che vengono coltivati senza nessun controllo. «Quando migliaia di persone non autorizzate coltivano e solo una manciata di biologi controllano  più contee, siamo profondamente preoccupati che non ci siano sufficienti misure di protezione conservativa- dice sconsolato Gabriel – Se nessuno sta indagando sul livello in cui i coltivatori privati ​​di marijuana stanno mettendo in girà sostanze chimiche, i territori forestali frammentati creati da questi siti possono servire come punti di origine per l’esposizione degli allocchi e di altri animali selvatici».

Gli allocchi barrati sono più numerosi di quelli maculati  e questi due rapaci notturni sono in competizione per le risorse e il territorio in un habitat critico. La contaminazione ambientale, insieme alla concorrenza degli allocchi barrati, rappresenta un ulteriore fattore di stress per i rari allocchi maculati americani del Nord e il fatto che anche gli Strix varia siano contaminati dimostra che la specie può essere utilizzata come potenziale surrogato per la rilevazione di questi contaminanti negli Strix occidentalis caurina. Un altro autore dello studio, Jack Dumbacher, un esperto di rapaci notturni  della California Academy of Sciences, conclude: «L’accesso a questi esemplari di allocchi ci consente di esplorare la salute dell’intero sistema forestale regionale. Stiamo utilizzando le nostre collezioni per costruire un caso scientifico concreto per aumentare il monitoraggio delle foreste e la protezione delle specie prima che sia troppo tardi per poter intervenire».