Anche la Lombardia ha un cuore verde

Foreste stabili grazie ai rimboschimenti, ma autostrade e strade si mangiano i boschi

[17 gennaio 2014]

Secondo il rapporto 2012 “Il bosco in Lombardia”, «ogni cittadino lombardo può contare su 634 metri quadri di bosco».  Una quantità che non è variata molto dal 2007 (640 metri quadri), anno del primo “Rapporto sullo stato delle foreste” promosso dalla Regione Lombardia e dall’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste (Ersaf): nel 2010 , anche se nel 2010 si era arrivati a 625 metri quadri.  Ersaf spiega che «la superficie complessiva in realtà subisce un continuo lieve incremento (da 617.121 ha del 2006 a 621.381 ha attuali) ma è l‘aumento di popolazione che modifica la media.  Non di molto, appunto:  sullo scorso anno l’incremento è di 616 ha, pari allo 0,099%. In sostanza, il bosco lombardo è stabile e copre circa il 26% del territorio. Durante il 2012 sono stati collaudati oltre 176 ettari di nuovi boschi realizzati dall’uomo, un valore in netto calo rispetto all’ultimo quinquennio che ha registrato una media di oltre 300 ha l’anno».

Quasi l’80% dei boschi lombardi sono in montagna, il 13,15% in collina e solo il 7,47% in pianura. Ma sono proprio i boschi di pianura ad ampliarsi grazie alle piante messe a dimora dall’uomo, mentre in collina l’avanzata del bosco non c’è e in montagna la vegetazione ha conquistato 271 ettari (0,06%). Il rapporto sottolinea che «Negli ultimi cinque anni l’aumento del bosco in pianura è costante: i nuovi ettari boscati sono 2.322, con un incremento del 5,3% complessivo. Metà della superficie montana lombarda è coperta da bosco (51%), percentuale che scende al 27% in collina e al 4,1% in pianura».

In tutte le province lombarde, esclusa Varese con il suo alto consumo di suolo, ci sono incrementi positivi, anche se talvolta di modesta entità. Brescia incrementa la sua superficie boscata di 141 ha, Milano di 107 ha,, soprattutto grazie ai nuovi boschi artificiali. Mantova consuma poco suolo e pianta alberi e così la foresta cresce del  2,88%.

“Il bosco in Lombardia” evidenzia che «la classifica per tipologie vede al primo posto le faggete (15%), tallonate dai castagneti (13,4%) e dalle peccete di abeti rossi (12,8%), tutti alberi montani. Seguono con l’11% gli orno-ostrieti (frassino minore e carpino nero), con l’8,4% i rimboschimenti artificiali,  con il 7,3%  i querceti. In pianura e in collina  sono invece querce e carpini a dominare, oltre alle formazioni antropogene.

Va ricordato che secondo il 2° Inventario forestale nazionale, realizzato nel 2005 (il prossimo sarà completato nel 2015), gli alberi lombardi erano 711 milioni, di cui 100 milioni di carpini neri, la specie numericamente più presente. In termini di volume mercantile − si parla di oltre 105 milioni di metri cubi di legno − gli alberi più significativi sono l’abete rosso (che rappresenta il 24,5% del volume complessivo), il castagno (15,7%), il larice (12%) e il faggio (9,46%)».

Non siamo più al tempo in cui chi voleva, tagliava, dal 2012 in Lombardia è entrato a regime un sistema informatizzato di denuncia di taglio bosco (SITaB), che ha registrato 20.927 istanze e quasi 594 mila m3 di legname denunciato al taglio, distribuiti su 8.729 ettari. «Abbiamo dunque un calo del numero di istanze rispetto al precedente anno (-10,21%) cui corrispondono una solo lieve diminuzione della massa totale prelevata (-2,14%) e della superficie interessata (-0,8%) – dicono all’Ersaf –  L’analisi dei dati indica infatti una progressiva ottimizzazione del comparto, messo in evidenza dall’incremento dei tagli in fustaia (legato al miglioramento organizzativo e professionale) rispetto al ceduo che risente ancora fortemente dell’azione dei cosiddetti “hobbisti”. La flessione delle utilizzazioni nei boschi cedui riscontrato nel 2011 si riconferma anche per il 2012, con 402.839 m3 tagliati: si taglia di meno e con un leggero aumento della dimensione media dei tagli. Diminuisce ancora, e in maniera più consistente rispetto al 2011, il numero delle tagliate nei boschi d’alto fusto, che ammonta a 191.098 m3 (-13%) con relativo incremento della dimensione media dei tagli».

Gli alberi più richiesti sono la robinia, ancora al 15,8% della massa totale ma in calo del 13,5%, seguita dall’abete rosso (15,4% e più 10%) che supera  il castagno (12,7%), in calo del 10,5%.

Nel 2012 gli Enti forestali hanno autorizzato 639 richieste di trasformazione del bosco per quasi 179 ettari con un aumento di oltre 35 ha rispetto al 2011, un dato simile al 2009, caratterizzato da un anomalo incremento dovuto alla realizzazione di nuove autostrade, che portò al valore più elevato raggiunto nel 2010. Secondo il rapporto anche l’aumento del 2012 è dovuto in gran parte agli stessi motivi: «La società che sta realizzando la Pedemontana è infatti destinataria di autorizzazioni per oltre 40 ettari, tutti nella provincia di Como, che corrispondono a circa il 23% della superficie complessiva trasformata. Il 63% delle autorizzazioni è stata richiesta da soggetti privati, ai quali si deve la trasformazione del 58% della superficie complessiva; il 27,9% è stato richiesto dai Comuni, il resto da altri soggetti pubblici, in particolare dalle Comunità Montane».

Anche tra le nuove destinazioni d’uso a dominare sono le strade con  ben il 25% delle trasformazioni autorizzate nel 2012, ed anche qui il numero di ettari trasformati è maggiore in pianura nella provincia di Como. Seguono le sistemazioni idraulico forestali a quasi il 20%, concentrate a Sondrio ma con valori non trascurabili per Brescia e Pavia (per le quali sono le destinazioni più incisive), e la viabilità agro-silvo-pastorale (14%) con valori particolarmente elevati per la provincia di Lecco.

Nel 2001 erano state le cave e discariche a mangiarsi più foreste lombarde, un dato più che dimezzato nel 2012  ma con valori importanti nelle province di Bergamo e Varese, dove sono la destinazione prevalente.

Il saldo tra disboscamenti autorizzati e imboschimenti imposti è ancora una volta negativo: -154 ettari in tutte le fasce altimetriche, ma soprattutto in montagna. Ma l’Ersaf fa notare che «a questo valore vanno tuttavia aggiunte le superfici che saranno realizzate con i proventi delle “monetizzazioni”, ossia i fondi che i destinatari delle autorizzazioni versano agli enti forestali; tale valore potrebbe essere tutt’altro che trascurabile visto l’elevato valore delle somme monetizzate che quest’anno rappresentano oltre il 72% dei costi totali di compensazione. Oltre 13 M € è l’importo annuale degli interventi compensativi (esclusa fidejussione). Una stima in difetto ci dice che la quota monetizzata è di almeno 9,4 M €, di cui 8,9 M € alle Province, 0,396 M € alle Comunità montane e 0,134 M € ai Parchi. La pianura è destinataria di quasi l’85% delle compensazioni, pur ospitando solo il 33% del bosco trasformato. Al contrario alla montagna spettano poco più del 9% dei fondi destinati alla compensazione, nonostante in essa si concentri più della metà della superficie trasformata».

Nel 2012 le imprese boschive iscritte all’Albo regionale erano 220 (10 Consorzi Forestali), con circa 950 addetti ai quali vanno sommati i prestatori di manodopera con partita iva, collaboratori familiari e soci lavoratori.  Ai primi posti  per l’occupazione nei lavori forestali ci sono Varese (+4%) e Brescia (+2,5%). Il 73,5% delle imprese boschive ha presentato almeno una domanda di contributo e il 20,5% ha la qualifica di Imprenditore agricolo professionale ed ha quindi accesso alle agevolazioni tributarie e creditizie previste dalla legge. Nel 2012 le imprese boschive hanno denunciato 760 tagli per più di 167 mila metri cubi di legname, cioè il 4% delle istanze ed oltre il 28% del totale del legname regionale.

In Lombardia sono 25 i Consorzi Forestali riconosciuti e nel 2012 occupavano circa 300 lavoratori e gestivano 102.890 ha di terreni agro-silvo-pastorali, il 10,38% del bosco regionale, in leggera diminuzione rispetto al 2011. Tra le attività dei Consorzi Forestali prevalgono i tagli e pratiche selvicolturali (32% e -7%), le sistemazioni idrauliche e difesa del suolo (24, 5 % e +4,5%) e le attività legate alla viabilità agro-silvo-pastorale (26,5%).