Lotta al bracconaggio: aiuti cinesi alla Tanzania per fermare la strage di elefanti (VIDEO)

In Botswana quasi sconfitti i bracconieri, ma calano i finanziamenti per la fauna selvatica

[20 luglio 2015]

Masai Elefanti

Pochi giorni fa, dopo un censimento aereo dei branchi di elefanti, il governo della Tanzania ha annunciato che la popolazione di elefanti che vivono in questo grande Paese dell’Africa orientale è diminuita del 60% rispetto al 2009, passando da 109.051 esemplari e 43.531 capi.

In aiuto della Tanzania arriva il Paese che forse ha la maggiore responsabilità in questa strage, quello nel quale finisce la maggior parte dell’avorio illegale degli elefanti. La Cina. Infatti il governo cinese fornirà gratuitamente alla Tanzania 50 veicoli (15 cabinati, 30 fuoristrada e 5 auto per i comandi dei ranger) per un valore di 1,3 milioni di dollari, destinati proprio alla lotta contro il bracconaggio.

I mezzi antibracconaggio, divise, 130 tende,  50 generatori elettrici e 50 interfoni, sono stati consegnati ieri dall’ambasciatore cinese in Tanzania, Lu Youqing, al ministro delle risorse naturali e del turismo della Tanzania, Lazaro Nyalandu, e saranno utilizzati dalle pattuglie di ranger nelle riserve naturali del Paese.

Nyalandu ha detto che «I veicoli e I materiali saranno  distribuiti ai Parchi nazionali» e Lu ha sottolineato che «La Tanzania ha bisogno di  sostegno nella protezione degli animali e nella lotta contro il bracconaggio. Nel corso dei tre anni passati, il sostegno che la Cina ha apportato alla Tanzania, nel settore della protezione della fauna, si è elevato a30 milioni di dollari».

Questo però, aggiungiamo noi, non ha impedito ai trafficanti cinesi di fare affari d’oro con i bracconieri africani e le zoo-mafie che sterminano gli elefanti in Tanzania e negli altri Paesi dell’Africa.

Va un po’ meglio più ad occidente, nel Botswana, dove il presidente Seretse Khama Ian Khama ha inaugurato, all’aeroporto internazionale della capitale Gaborone, una scultura di un elefante fatta con l’avorio di elefanti morti di morte naturale.

La scultura punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul massacro degli elefanti africani e sulla sua rilevanza internazionale. Il governo del Botswana, smentendo notizie che circolavano sulla stampa, ha detto che non venderà avorio.

A marzo il Botswana ha ospitato a Kasane l’African Elephant Summit  e la Kasane Conference on Illegal Wildlife Trade e il governo di Gaborone lavora con altri Paesi africani per estendere gli accordi anti-bracconaggio e contro il traffico di fauna selvatica. Nel 2014 Botswana, Ciad, Etiopia Gabon e Tanzania hanno lanciato l’Elephant Protection Initiative.

Secondo il Wwf, in Africa vivono tra i 470.000 e i 600.000 elefanti, un terzo dei quali solo in Botswana. Il ministro dell’ambiente del Botswana, Tshekedi Khama, ha evidenziato che «Solo 38 elefanti sono stati vittime del bracconaggio tra il  2013 e il 2014, grazie al coinvolgimento di tutte le agenzie botswanensi nella missione di conservazione del pachiderma. Ma il governo deve ancora far fronte a delle sfide».

Ma organizzazioni come Survival International accusano il governo di Gaborone (e associazioni come il Wwf) di difendere la fauna selvatica a scapito delle comunità di boscimani, che vengono cacciati dalle loro terre ancestrali trasformate in riserve, ad uso e consumo dei turisti.

Khama ribatte che «Il Botswana, diventato un’economia a reddito medio, è stato dimenticato da alcuni dei donatori “tradizionali” il cui contributo era direttamente legato all’anti-bracconaggio. I finanziamenti più recenti in materia di protezione della fauna che ha ricevuto il Botswana provengono dall’Olanda (800.000 euro) e dalla Cina (1,7 milioni di dollari)».

Videogallery

  • Introducing the Elephant Protection Initiative (High Res)