Nomina dei presidenti dei parchi, Cogliati Dezza scrive al ministro dell’Ambiente Orlando

[12 novembre 2013]

Per Legambiente il ddl in materia ambientale, collegato alla legge di stabilità, non convince pienamente. Per questo il presidente azionale del Cigno Verde, Vittorio Cogliati Dezza,  ha scritto una lettera al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando,  nella quale prende anche in esame le nuove modalità proposte per la nomina dei presidenti dei parchi nazionali. Per Legambiente «con queste modifiche sui rifiuti e sui parchi si rischia di fare un enorme e grave passo indietro rispetto a quanto fatto fino ad ora».

Cogliati Dezza scrive: «Per quanto riguarda i cambiamenti alla normativa sui parchi previsti dall’articolo 2 del ddl (Misure di semplificazione in materia di organizzazione e gestione degli enti parco di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394) contestiamo la modifica al comma 3 dell’art. 9 della 394/91 per la nomina del presidente del Parco, dove si vuole sostituire l’intesa con il semplice parere tra Ministero e Regione. Non condividiamo l’assunto secondo cui, visto che il Parco è nazionale spetta solo al Ministro, autorità centrale, nominare il presidente, omettendo il fatto che il Parco, sebbene sia nazionale, è  sempre un progetto locale che impegna e coinvolge il territorio. È talmente vero questo concetto che lo stesso Ministero affida, per esempio, la gestione delle aree marine protette (il mare è materia di interesse nazionale) ai Comuni ed ai consorzi di gestione formati dai soggetti territoriali».

Il presidente di Legambiente ricorda al ministro Orlando che «Dobbiamo alla leale collaborazione tra Stato centrale e Autonomie locali e all’impostazione federalista della legge 394/91 basata sulla sussidiarietà, se oggi possiamo parlare di un sistema nazionale di aree protette che interessa oltre l’11% del territorio nazionale e coinvolge aree protette nazionali, regionali e locali. Questi risultati sono stati raggiunti anche perché sono state coinvolte le Regioni in tutti i processi decisionali, compresa la governance e le nomine, e l’intenzione di non continuare sulla strada della condivisione ci sembra un segnale molto pericoloso. Passando dall’intesa sul nome del Presidente alla semplice comunicazione tra Ministro e Regioni, si rischia di sovraccaricare sulla figura del presidente un eccessivo ruolo politico, trasformandolo in una specie di Sovrintendente della natura o peggio di plenipotenziario del ministero sul territorio. Per risolvere la questione basterebbe intervenire sui tempi troppo lunghi dell’intesa, che oggi favoriscono i commissariamenti, e stabilire che l’intesa stessa va trovata entro tempi certi (ad esempio 90 o 120 giorni), oltre a condividere i criteri per individuare le competenze che devono avere i presidenti e definire chiaramente le incompatibilità dell’istituto».