Parchi, la Carta di Fontecchio per le aree protette italiane del futuro

Stop alle modifiche della 394/91 in Parlamento, si convochi la Terza conferenza nazionale sulle aree protette

[6 aprile 2016]

Carta di Fontecchio

Proprio mentre sono in votazione alla Commissione ambiente del Senato le modifiche alla legge quadro 394/91 – che diverse associazioni criticano – e nel 25esimo anniversario della stessa legge,  394/91 sui parchi e le aree naturali protette, a Roma è stata presentata la Carta di Fontecchio  che «nasce come un punto fermo, ispiratore di ogni futura azione volta a recuperare e rilanciare il ruolo cruciale delle aree protette italiane, bene prezioso, ricco di biodiversità, cultura e occasioni di vero sviluppo, ma da troppo tempo oggetto di disattenzioni e strumentalizzazioni».

Il documento, frutto di un lungo lavoro avviato durante il convegno Parchi capaci di Futuro, tenutosi nel giugno del 2014 a Fontecchio, che ha impegnato oltre cento tra scienziati e portatori di interesse, è stato presentato all’Enciclopedia Italiana – Treccani, durante un’iniziativa alla quale hanno partecipato CTS, Fondo Ambiente Italiano (FAI), Federazione Nazionale Pro Natura, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano e Wwf, scienziati, intellettuali come Ugo Mattei, Massimo Bray, Francesco Scoppola, Carlo Alberto Graziani, Luigi Piccioni e l’onorevole Serena Pellegrino in rappresentanza del mondo della politica sensibili alle tematiche ambientali.

Gli autori spiegano che «La Carta di Fontecchio nasce dalla consapevolezza, condivisa dalla maggioranza delle grandi associazioni ambientaliste, dell’opportunità di ricalibrare la Legge quadro 394/91, non solo sulla base dei nuovi e sempre più urgenti bisogni di tutela della biodiversità e dei mutamenti occorsi nella società, ma anche per trasformarla nell’importante tassello di un progetto radicalmente diverso e persino rivoluzionario, secondo un percorso ispirato e sostenuto anche dall’Enciclica Laudato sì”. Dalle nuove sfide della biodiversità al tema del paesaggio e delle emergenze storiche, architettoniche e archeologiche, dalla partecipazione delle popolazioni locali alla necessità di fare rete tra le aree protette, dalla difesa dei beni comuni al ruolo di “modello” esemplare dei Parchi Nazionali, la Carta di Fontecchio affronta alcuni dei principali temi in gioco, sviluppando inoltre specifiche proposte. Soprattutto, provocatoriamente vuole restituire centralità culturale al modello parchi, un modello che possa tradursi in azioni  normative e amministrative di ampia portata e faccia uscire dall’isolamento le aree protette».

Ma i redattori e i promotori della Carta di Fontecchio evidenziano che «La necessità di rilancio delle aree protette confligge, tuttavia, con le modifiche alla vigente legge 394/91 che proprio in questi giorni sono in votazione presso la Commissione Ambiente del Senato e su cui si sta concentrando l’attenzione critica delle associazioni. Il lavoro della Commissione ambiente del Senato solleva forti perplessità sul merito di molte delle proposte messe al voto: dal delicato e rischioso meccanismo delle royalties al cosiddetto controllo faunistico che in sostanza potrebbe tradursi, passo dopo passo, nella possibilità di cacciare nei parchi, fino ad una serie di incerte e discutibili scelte gestionali e di rappresentanza. Dettagli significativi all’interno di una visione asfittica e incapace di guardare lontano. Servirebbe ben altro per riportare la natura protetta al centro di quel progetto di sviluppo responsabile e sostenibile che tutti noi auspichiamo».

Le associazioni ambientaliste che aderiscono all’iniziativa concludono: «L’occasione della presentazione della Carta di Fontecchio è dunque anche quella di chiedere al Governo e al Parlamento in un momento storico difficile, in cui i territori italiani sono spesso condannati al degrado e alla distruzione fisica e morale, un profondo e coraggioso cambiamento di rotta, all’insegna delle vere necessità della natura e del suo auspicabile e non utopistico ruolo guida all’interno delle scelte dell’intera società italiana. Si fermino le modifiche in parlamento, si convochi la Terza conferenza nazionale sulle aree protette e si elabori un testo di ampio respiro, che dia alle aree protette italiane l’importanza che meritano».