Parchi, quando i soldi non c’entrano

[14 luglio 2014]

Lo sfoltimento istituzionale – vedi le province, le comunità montane, i piccoli comuni e molto altro fino al Senato – sono stati giustificati e motivati malamente e principalmente  con problemi di cassa e di bilancio.

In questi giorni è tornata alla ribalta la sconcertante vicenda dei parchi nazionali sui quali la scure della spesa a terra e a mare aveva già colpito pesantemente.

Ma la protesta di Federparchi e una interrogazione al ministro Galletti  di Ermete Realacci non riguarda il piatto che piange ma il fatto incredibile che quasi tutti i nostri parchi nazionali sono da tempo –in più d’un caso da anni- senza Comitato direttivo il che impedisce il loro più normale funzionamento favorendo peraltro anche episodi di cui si occupato anche Il Corriere della Sera di presidenti che prorogano scandalosamente per la ventottesima volta incarichi ben pagati ad ‘amici’.

Ci sono parchi storici come il Circeo praticamente bloccati da alcuni anni. Qui la cassa non c’entra né punto né poco ma la politica sì. Politica vuol dire gestione istituzionale che compete all’intesa tra stato, regioni ed enti locali.

Qui il ministro e il ministero devono finalmente rendersi conto e capire che in questo modo –vale anche per i parchi regionali- si perdono risorse comunitarie disponibili soltanto se si è capaci di presentare progetti veri e seri che un parco può fare solo se funziona, se dispone degli enti di gestione e del personale indispensabile e qualificato che non può dipendere dalla burocrazia ministeriale che finora controlla le ‘delibere’ come i prefetti facevano a suo tempo con le province e i comuni.

In questi giorni si sta decidendo una serie di interventi per rimediare al dissesto idrogeologico e attuare progetti anche vecchi che per oltre il 70% sono rimasti inattuati.
Ecco perché la lettera al ministro va bene e pure l’interrogazione parlamentare ma sarebbe anche il caso di mettere mano a proposte concrete perché anche le aree protette possano avvalersi di misure del tipo di quelle varate per l’assetto idrogeologico. Basta con le scuse o i pretesti tipo se non si modifica la legge –addirittura profondamente! -non si può fare niente. E’ la politica che va modificata e questo devono capirlo non solo i parchi ma anche le forze politiche. Sotto questo profilo mi ha colpito ad esempio che nel ricchissimo programma della Festa del Pd a San Miniato non  figuri un dibattito sui temi ambientali che pure anche in Toscana stanno tenendo banco. Le ‘sviste si pagano’.