Domani approderà alla Camera la riforma della legge 394/1991

Parco Delta del Po, «un pasticcio giuridico». La posizione di 21 associazioni ambientaliste

Lettera ai parlamentari: «Per superare le inefficienze dei due parchi regionali veneto ed emiliano-romagnolo meglio un parco nazionale che assicuri tutela unitaria e qualificata»

[15 maggio 2017]

La proposta di parco del Delta del Po è un pasticcio giuridico che va bene al di là della stessa già molto contestata riforma della legge quadro sulle aree protette, perché fa del parco, impropriamente, un soggetto ibrido di promozione economica e crea uno squilibrio ingiustificabile tra le funzioni proprie dello Stato e quelle delle Regioni. Per superare le inefficienze dei due parchi regionali veneto ed emiliano-romagnolo meglio un parco nazionale che assicuri la tutela unitaria e qualificata richiesta con il riconoscimento internazionale del Delta quale Area MAB UNESCO istituita nel 2015.

In maniera strumentale e irresponsabile si  continuano a innescare nel corpo della riforma sui parchi, disposizioni del tutto estranee che tendono a creare ‘parchi di nuovo tipo’ (come avvenuto pur in altre condizioni con il Parco Nazionale dello Stelvio), che  invece di avere una vocazione unitaria, nazionale alla tutela della biodiversità, sono tagliati su misura per le esigenze economiche locali che nulla hanno a che vedere con un ente che ha come obiettivo la difesa e valorizzazione delle risorse naturali”, sostengono le 21 associazioni che contestano le disposizioni contenute nell’articolo 27 dell’AC n. 4144, di riforma della legge n. 394/1991, legge quadro sulle aree protette in cui si stabiliscono i principi e i criteri di una delega al Governo per la redazione di un decreto legislativo istitutivo del cosiddetto Parco del Delta del Po.

Principi e criteri, osservano le associazioni nella lettera inviata oggi ai parlamentari,  che una volta approvati dalla Camera sarebbero immodificabili al Senato e che hanno come effetto quello di:

a) procedere alla configurazione ed istituzione di un parco speciale che, pur esulando dagli standard e dalle classificazioni della legge n. 394/1991, viene forzosamente in essa ricompreso;

b) rendere evanescente, fino a scardinarla, la vocazione unitaria alla tutela della biodiversità propria dai parchi nazionali;

c) accreditare un’equiparazione strumentale tra le finalità di tutela e valorizzazione delle risorse naturali e quelle di sviluppo economico, che non fanno parte della mission delle aree protette;

d) creare uno squilibrio, senza precedenti, nei rapporti tra Stato e Regioni, attribuendo alle Regioni interessate addirittura un potere di veto sugli stessi contenuti del decreto legislativo istitutivo del parco.

Le Associazioni nella lettera specificano che vedono con favore la soluzione di un’annosa questione sinora rimessa alle Regioni Veneto e Emilia-Romagna, che sin qui sono state incapaci di conseguire (anche per scarsità di fondi e di personale)  attraverso i due parchi regionali esistenti, da oltre 20 anni (Veneto, dal 1997 ed in Emilia Romagna, dal 1988), gli standard di tutela unitaria, necessari per un’area di notevole valore naturalistico.

Le associazioni ritengono preferibile e funzionale l’istituzione di un Parco nazionale del Delta del Po, secondo gli standard e gli schemi degli altri Parchi nazionali, coerente con gli obiettivi della normativa vigente e con  il riconoscimento internazionale avvenuto nel 2015 dell’area deltizia quale area MAB (Man and Biosphere) dell’UNESCO.

di Accademia Kronos, Ambiente e Lavoro, AIIG, CAI, ENPA, Fare Verde, Forum Ambientalista, Greenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, LAV, Legambiente,  LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness,  Rangers d’Italia, SIGEA, Touring Club Italiano, VAS, WWF