Pescara città dei pini. La proposta delle associazioni ecologiste

Far diventare Pescara una città resiliente, all’altezza delle sfide dei cambiamenti climatici

[7 giugno 2016]

Pescara

«La conservazione e lo sviluppo del verde e la tutela del Pino di Aleppo devono iniziare dalla progettazione di una città a misura d’albero», E’ questo è l’obiettivo di un documento comune sottoscritto da  dele associazioni ecologiste Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio (Conalpa), Pro Natura Abruzzo e Federazione Nazionale Pro Natura e stilato in collaborazione con Archeoclub Pescara, FAI, Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali d’Abruzzo, Italia Nostra, Wwf, Mila donnambiente, Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Pescara e Pescaratutela/Selfie.

Lo straordinario successo mediatico e di pubblico dell’evento “La Pineta d’Avalos e i pini di Pescara”, tenutosi dal 12 al 17 maggio presso l’Aurum è riuscito a convogliare l’attenzione sulla gestione e conservazione dei pini pescaresi e del verde urbano in generale.

Secondo le associazioni «Le radici identitarie della Città di Pescara affondano saldamente nel Pino d’Aleppo, una specie arborea  simbolo di un paesaggio culturale che si è delineato nel corso dei secoli e che ha disegnato panorami e vedute. Per la prima volta si parla di un “Paesaggio Culturale pescarese” che deve essere riscoperto, riqualificato e salvaguardato dal degrado e dal cemento, azione che va promossa e realizzata attraverso una gestione sistematica del verde urbano che superi emergenza e occasionalità,  fondando le proprie politiche su adeguati strumenti di programmazione e gestione del settore.” Fondamentale la costante collaborazione multidisciplinare tra gli esperti nel campo paesaggistico, forestale e  della progettazione del verde urbano con l’attivazione di piani di assetto, monitoraggio e di gestione del verde che “consentano di perseguire contestualmente obiettivi di garanzia della sicurezza e della incolumità dei cittadini, insieme alla definizione dei caratteri ambientali, paesaggistici e spaziali del verde urbano».

Per gli ecologisti, I disastri e gli scempi legati al patrimonio verde della Città di Pescara sono da collegare al progressivo smarrimento della memoria storica, alla cattiva manutenzione e conservazione del paesaggio urbano ed infine ad una mancanza di partecipazione alle scelte che attengono alla valorizzazione delle bellezze naturali e culturali di Pescara».

L’impegno preso è quello di far diventare Pescara una «città resiliente, all’altezza delle sfide che i cambiamenti climatici impongono  alle compagini urbane», ma per riuscirci il Comune «deve rafforzare le strutture del settore, prevedere nei propri bilanci adeguate risorse finanziarie, inserire e valorizzare il verde nella progettazione e attuazione delle opere pubbliche e  dare il giusto ruolo al verde ai fini della riqualificazione e rigenerazione urbana».

Il documento comune si occupa anche della Riserva Naturale Regionale “Pineta dannunziana” e le associazioni sottolineano «la necessità di un riscatto dall’attuale condizione di degrado e il recupero della memoria storica. Troppi i ritardi ormai non più ammissibili nella conservazione del biotopo. E’ necessario intraprendere una politica di rinaturalizzazione e di riqualificazione ambientale tenendo presente che l’oggetto di intervento è una riserva naturale, con i compiti ad essa attribuiti dalle leggi regionali in vigore e non un semplice parco pubblico». Le associazioni chiedono «l’approvazione del Piano di Assetto Naturalistico; l’istituzione del Comitato di gestione della Riserva che deve essere composto da esperti e professionisti di alto livello; la nomina del Direttore della Riserva; l’istituzione di una sede adeguata per la promozione delle attività scientifiche, culturali, didattiche e turistiche della Riserva; la riunificazione del comparto 5 della Riserva al 3 e 4, con la deviazione del traffico di attraversamento e la riduzione drastica delle superfici attualmente impermeabili».

Ma la vera priorità è «il superamento di politiche emergenziali ed episodiche con la redazione partecipata di un “Piano Regolatore del verde urbano” inteso come uno strumento di conformazione del territorio, che individui una delle “reti” con la quale riorganizzare  la città. Uno strumento fondato sulla costruzione della rete ecologica urbana che raccorda e ricuce il sistema delle aree verdi e dei corridoi ecologici  a partire dagli elementi di maggiore evidenza quali la Riserva naturale e il fiume Pescara, in modo da garantire salubrità, biodiversità e bellezza alla nostra città».