Petroceltic rinuncia a trivellare il mare delle Tremiti

Guidi: «Basta strumentalizzazioni infondate». No Triv: «Ennesima magra figura del MISE»

[9 febbraio 2016]

Tremiti Trivellazioni

Con un comunicato la multinazionale Petroceltic ha rinunciato a trivellare il mare delle Isole Tremiti.  Ecco cosa scrive: »Petroceltic Italia Srl, società controllata da Petroceltic International Plc, è presente in Italia dal 2005 con un’importante attività di esplorazione di idrocarburi che si concentra principalmente nella fascia centrale del Mare Adriatico e in Pianura Padana. Di recente, la società ha avviato un’ottimizzazione strategica, tecnica ed economica dell’intero portafoglio italiano, a seguito dei ripetuti cambiamenti della normativa italiana di settore e di un’attenta analisi che la società controllante, Petroceltic International Plc, ha elaborato alla luce delle evoluzioni del mercato globale. Obiettivo del nuovo piano è l’ottimizzazione delle risorse destinate ad attività di esplorazione, al fine di concentrare gli impegni della società su specifiche opportunità di crescita a lungo termine. Nello specifico, in riferimento al permesso di ricerca B.R274.EL conferito dal Ministero dello Sviluppo Economico e situato nel Mare Adriatico meridionale, essendo trascorsi 9 anni dalla presentazione dell’Istanza – periodo durante il quale si è registrato un significativo cambiamento delle condizioni del mercato mondiale – Petroceltic Italia ha visto venir meno l’interesse minerario al predetto permesso. A fronte di questa valutazione, Petroceltic Italia ha presentato Istanza di rinuncia al Ministero dello Sviluppo Economico. In aggiunta, saranno ottimizzati i programmi e le tempistiche dei lavori previsti per gli altri titoli minerari, nei confronti dei quali Petroceltic Italia mantiene inalterato il proprio interesse minerario e il proprio impegno ad operare nel pieno rispetto delle norme comunitarie e dello Stato italiano vigenti e dei più elevati standard del settore, nella massima trasparenza e in collaborazione con le comunità locali».

Anche se Petroceltic non rinuncia ad altre richieste di concessioni avanzate, il Il ministero dello sviluppo economico  in un comunicato annuncia di accogliere «con rispetto la decisione annunciata dalla società Petroceltic di rinunciare al permesso di ricerca nel mare Adriatico meridionale, al largo delle isole Tremiti. Si tratta di un passo indietro che risponde ad esigenze industriali strategiche della società di cui il Ministero prende atto».

La ministro Federica Guidi però non risparmia una frecciata al movimento No-Triv e alle amministrazioni locali che pure sembrano aver avuto una qualche parte nella rinuncia della multinazionale irlandese: «Spero adesso che, grazie anche a questa scelta – dice la Guidi – venga messa una volta per tutte la parola fine ad alcune strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare che erano infondate già prima e che lo sono, a maggior ragione, dopo la decisione della Petroceltic».

Sulla sua pagina Facebook il Coordinamento Nazionale No Triv scrive: «Si apprende che Petroceltic avrebbe rifiutato il gentile “cadeaux” che le era stato fatto dal Governo. La dichiarazione è contenuta nel documento di presentazione del Piano Industriale 2016 della compagnia irlandese. Ove confermato, l’annuncio della Petroceltic sarebbe motivo di grande soddisfazione».

I No-Triv  ricordano che «Tra i fattori che hanno determinato la decisione della compagnia irlandese di lasciare le Isole Tremiti hanno pesato, oltre al difficile momento del mercato petrolifero, anche l’ampia impopolarità del progetto – che ha incontrato la contrarietà di vastissimi settori dell’opinione pubblica -, l’incertezza normativa scatenata dalla campagna del Referendum No Triv che interessa anche i permessi già rilasciati entro ed oltre le 12 miglia, la precaria situazione finanziaria di Petroceltic e la prospettiva di una probabile sconfitta nel procedimento dinanzi al TAR Lazio. Checché ne dica il Ministro Guidi, l’area interessata dal permesso di ricerca accordato con decreto del 22 dicembre 2015, interferisce per 400 m. con le aree interdette alle attività “petrolifere”. Il TAR Lazio ne avrebbe preso atto, decretando l’ennesima magra figura del MISE (Spectrum Geo dice qualcosa?)».