Il Piano del paesaggio toscano e le specie esotiche infestanti

[15 ottobre 2014]

Biowatching Arcipelago toscano- Isola d’Elba (Bat) e Legambiente Arcipelago Toscano hanno mandato una breve osservazione alla “Adozione dell’integrazione del P.I.T. con valenza di piano paesaggistico” della Regione Toscana e sollevano una questione che ha molto a che fare con il paesaggio, l’ambiente e la biodiversità ma che molti sembrano ignorare, quella delle specie vegetali esotiche infestanti.

Bat e Legambiente sottolineano che «Nel Piano Paesistico in via di approvazione in regione Toscana si fa riferimento alle difficoltà che possono intervenire allorché si debbano abbattere aree boscate . Il problema è che in Italia si confondono le specie utili o ben inserite in  un ambiente e che vanno conservate, con le specie aliene e fortemente invasive, che invece andrebbero rimosse prima che attecchendo stabilmente e divenendo piante ad alto fusto, siano in grado di riprodursi in modo talmente espansivo da risultare poi difficilmente controllabile».

Il caso più noto, e che nell’Arcipelago Toscano ha assunto dimensioni preoccupanti (oggetto di un progetto Life Ue di eradicazione a Pianosa e Montecristo) è quello dell’Ailanto (Ailanthus altissima) «Una pianta di origine cinese che sta invadendo il nostro paese e la regione Toscana in particolare – scrivono le due associazioni – occupando spazi ovunque, dalle città ai bordi delle strade di campagna, snaturando il paesaggio storico e naturale e togliendo spazio alle essenze autoctone. Amministrazioni comunali, provinciali e privati, non conoscendo la specie e accumunando spesso ogni essenza sotto il termine generico di “albero”arrivano a coltivarlo mantenendolo e pericolosamente incentivandone la crescita sia in ambito urbano come se si trattasse di un Platano, un Tiglio o anche in ambito naturale come se fosse un  Leccio».

Francesco Mezzatesta e Davide Peria, presidente del Bat, ricordano che la proliferazione di specie infestanti come l’ailanto «avviene sia per via aerea (ogni pianta è in grado di produrre oltre 300.000 semi) con i semi trasportati per lo più dal vento, sia attraverso talee dalle  radici. Una parte dei semi sono addirittura trattenuti dalla pianta che li mantiene  durante l’inverno per rilasciarli alla successiva primavera. I  polloni possono strisciare nel terreno anche fino a 15 metri dal fusto principale facendo  emergere getti a distanza che possono crescere di diversi metri in una sola stagione. Così non è sufficiente tagliare la pianta (anzi questo soprattutto con i tagli a falce meccanica lungo le strade può peggiorare la situazione stimolando la produzione di polloni radicali) ma occorrono tecniche particolari per estirparlo definitivamente. Ecco anche perché occorre prevenire la sua proliferazione quando si è ancora in tempo e non quando la sua diffusione è tale che l’intervento regolatore diviene più difficile e troppo costoso».

Le osservazioni concludono: «Diviene pertanto prioritario e urgente la formazione degli operatori del verde pubblico e degli amministratori nel riconoscimento del verde amministrato sia in ambito urbano che extraurbano e l’introduzione di normative “anti specie aliene”in grado di permettere un rapido intervento a tutela dell’assetto paesistico – ambientale urbano ed extraurbano della Toscana».