Il piano di sviluppo della costa toscana visto da San Rossore

[16 gennaio 2018]

Al parco di San Rossore si è svolto il secondo incontro promosso dalla Regione Toscana per illustrare il Piano per la costa cui sta lavorando una commissione regionale.

Sono intervenuti alcuni assessori e consiglieri regionali e amministratori ed esperti locali che da tempo stanno lavorando ad un tema ambientale tra i più delicati di una Regione che sul mare e la costa si è sempre giocata una partita decisiva. In questo caso l’oggetto specifico era il turismo che tuttavia non può esaurire in alcun modo una delle maggiori criticità delle politiche territoriali, della Toscana e non solo.

Che l’incontro sia stato ospitato dal nostro Parco regionale che ha già registrato alcuni dei più prestigiosi riconoscimenti ambientali nazionali e internazionali non è perciò un caso, come ha ben chiarito il presidente Cardellini e come è stato sottolineato in tutti gli interventi. Dune, boschi costieri, fauna, reperti storici, ricerca costituiscono quanto di più prezioso può contribuire a quel brand giustamente perseguito dal piano costiero. Qui però si impone una riflessione critica che finora non mi pare emersa con sufficiente e indispensabile chiarezza.

Che la nostra costa – come ci ha ricordato proprio in questi giorni anche la vicenda Schettino – ha già un ruolo nazionale ed anche internazionale dovrebbe essere ormai chiaro se non si dimentica (come invece accade) che noi siamo da anni nel Santuario dei cetacei. E non è certo un caso se pochissimi anni fa proprio a Livorno per iniziativa del ministero dell’Ambiente, del governo e di varie regioni sono solo italiane si svolse un importante incontro conclusosi con la Carta di Livorno di cui però si persero subito le tracce e che nessuno –se non sbaglio – più ha ricordato e ricorda. Tanto che anche il recente rinnovo dell’ente di gestione del parco dell’Arcipelago Toscano ha eluso l’irrisolta questione di una Parco che opera in un’area cruciale della nostra costa e del Santuario non disponendo ancora di quelle competenze che giacciono inattuate e dimenticate nel frigo di un Ministero che se ne infischia alla grande da anni. E se con il ministro dell’Ambiente Orlando, che intervenne anche all’inaugurazione del nostro porto di Boccadarno e con il quale avevamo concordato con Regione e Parco l’istituzione presso il Parco di San Rossore di un Osservatorio sul mare, con l’arrivo del ministro Galletti tutto è sparito senza colpo ferire.

Ecco perché la discussione in corso sul Piano per la costa toscana deve recuperare alla svelta una riflessione su quegli aspetti cruciali rimasti finora in ombra, anche per evitare che qualcuno in Regione non trovi di meglio per il nostro Arcipelago che proporre una zona vocata ai cinghiali, com’è accaduto pochi giorni fa.

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