Preoccupa la moria di tartarughe marine nell’area del Parco Regionale Delta del Po

Wwf: «Molte sembrano essersi insediate nelle lagune costiere, dove trovano abbondanza di cibo ma possono incappare nelle reti da pesca»

[23 giugno 2017]

Mentre su una spiaggia dell’Elba le tartarughe marine hanno deposto nei giorni scorsi le loro uova, un evento straordinario sia per la sua latitudine sia per la natura della spiaggia (di fronte a uno stabilimento balneare), dall’altra parte d’Italia le cose purtroppo non stanno andando altrettanto bene: continuano infatti gli spiaggiamenti di tartarughe marine morte tra Chioggia e Comacchio, nell’area del Parco Regionale Delta del Po.

«Le cause – sottolinea il Wwf, in attesa di esami necroscopici – potrebbero essere legate alla pesca a strascico, e dunque al fenomeno del bycatch, la cattura accidentale di specie non bersaglio di pesca: le tartarughe marine, che, ricordiamo sono rettili marini, muoiono perché non riescono a tornare a galla per respirare. Ogni anno si stima che in Mediterraneo circa 150mila tartarughe marine finiscano vittima degli attrezzi da pesca. Ma c’è anche un altro problema: molte tartarughe marine sembrano essersi insediate nelle lagune costiere, dove trovano abbondanza di cibo. Qui possono incappare nelle reti fisse, arrecando danni alla pesca: purtroppo il rischio che qualcuno possa pensare di “risolvere la questione”  da sé esiste e bisogna lavorare insieme ai pescatori per trovare soluzioni condivise che favoriscano la convivenza delle loro attività con la presenza delle tartarughe».

Tutto ciò anche a conferma del fatto che nell’area la presenza delle tartarughe marine in estate è ormai molto consistente, certo, ma sono ormai numerosi gli spiaggiamenti avvenuti negli ultimi giorni (4 in una settimana solo quelle giunte al Wwf Rovigo); il perché della robusta presenza di tartarughe nell’area lo si deve probabilmente all’apporto di fonti di cibo nel Delta del Po, cruciale area di alimentazione per questi rettili marini in grado di percorrere in pochi giorni centinaia di chilometri in Mediterraneo, favoriti probabilmente anche dall’aumento delle temperature delle acque del Nord Adriatico a causa dai cambiamenti climatici.

«Il Wwf – chiosano dal Panda – è al lavoro per trovare soluzioni: con il Progetto Life “Euroturtles”, di cui Wwf Italia è partner, si sta sperimentando l’uso di speciali luci al led per permettere alle tartarughe marine di individuare in anticipo le reti e poterle così evitare. L’associazione è presente sul territorio a Venezia e Rovigo dove lavora in strette sinergia con Capitaneria di Porto, operatori balneari e volontari, garantendo un presidio efficace in caso di ritrovamenti di animali marini in difficoltà».