Una nuova ricerca spiega: è molto peggio di quanto si pensasse

Ecco quanto conta davvero l’uomo nell’estinzione delle specie

[4 settembre 2014]

La gravità della attuale tasso di estinzione mondiale diventa più chiaro se si conosce che cosa c’era sul nostro pianeta prima che comparissero  gli esseri umani. Un nuovo studio, “Estimating the Normal Background Rate of Species Extinction”, pubblicato su Conservation Biology rileva che le specie oggi  si estinguono fino a 1.000 volte più rispetto al passato, il che è quasi 10 volte di più della vecchia stima di circa 100 volte.

Il team di ricercatori svizzeri, britannici e statunitensi che ha realizzato la ricerca sottolineano su Conservation Biology  che «Una misura chiave dell’impatto globale dell’umanità è quanto sia aumentato il tasso di estinzione delle specie rispetto al livello di fondo. Dichiarazioni che ci sono familiari dicono che si tratta di livelli di estinzione 100-1000 volte rispetto all’epoca pre-umana. La stima dei tassi di recenti è semplice, ma stabilisce un tasso di fondo per il confronto non lo è».

Le ricerche precedenti avevano scelto un punto di riferimento approssimativo di circa 1 milione di estinzioni  di specie all’anno (E/MSY) ma, secondo la nuova ricerca, diverse  prove suggeriscono una stima notevolmente inferiore: 0,01 per milione di generi per milioni di generi all’anno.  Quindi il tasso di estinzione precedente la comparsa degli esseri umani era 10 volte inferiore a quanto gli scienziati avevano pensato, il che significa che il livello attuale è 10 volte peggiore.

«Le estinzioni di specie sono circa 1.000 volte più frequenti oggi che nei 60 milioni di anni prima che arrivassero gli uomini», spiegano Jurriaan de Vos, della Brown University e  Stuart Pimm, della Duke University, che hanno guidato il team di ricerca internazionale.

De Vos, che ha iniziato lo studio mentre lavorava ancora all’università di Zurigo, dice che «Questo rafforza l’urgenza di salvaguardare ciò che resta e di cercare di ridurre il nostro impatto. Era molto, molto diverso prima gli esseri umani entrassero in scena».

Lo studio  calcola  il “normale tasso di fondo” dell’estinzione in  0,1  milioni di estinzioni di specie all’anno, il che rivede la cifra di 1 milione di estinzioni di specie all’anno stimato da Pimm in un suo primo studio degli anni ‘90. Invece, il tasso di estinzione attuale è intorno a 100 estinzioni di specie per milione all’anno.

De Vos è convinto che «Gli ordini di grandezza, piuttosto che numeri precisi, sono il metodo migliore per determinare il tasso di estinzione globale. Questo è solo essere onesti rispetto all’incertezza che c’è in questo tipo di analisi».

La nuova stima migliora nettamente quelle precedenti soprattutto perché va oltre la documentazione fossile. I fossili sono utili fonti di informazione, ma al loro interno sono sovra rappresentati i gli animali marini a “corpo duro” ed il problema è che spesso consentono solo  l’identificazione dell’animale o del genere della pianta, ma non la specie esatta. «Quello che i fossili mostrano chiaramente – dicono i ricercatori – è che, a parte un paio di cataclismi nelle ere geologiche – come quello che ha eliminato i dinosauri – la biodiversità è lentamente aumentata».

Il nuovo studio ha esaminato la filogenesi di numerose specie animali e vegetali attraverso lo studio del DNA, ricostruendo così come  i gruppi di specie sono cambiati nel tempo, con l’aggiunta di nuove linee genetiche e la scomparsa di quelle estinte. Dati che forniscono indicazioni  e dettagli su come le specie si sono diversificate nel tempo.

«Il tasso di diversificazione è il tasso di speciazione meno il tasso di estinzione – spiega Lucas Joppa di Microsoft Research –  Il numero totale di specie sulla Terra non è declinato nella recente storia geologica. Ed è costantemente incrementato. Pertanto, il tasso medio crescente con il quale i gruppi hanno accresciuto il loro numero di specie doveva essere simile o superiore alla velocità alla quale  altri gruppi hanno perso specie attraverso l’estinzione».

Il lavoro si è basato su decine di studi di filogenesi molecolare su quanto velocemente si diversificano le specie. Inoltre, de Vos ha osservato che la crescita esponenziale della diversità delle specie sembra svoltare rapidamente  verso l’alto nell’epoca attuale, perché le specie più recenti non sono ancora estinte. «E’ un po’ come il vostro conto in banca il giorno che venite pagati – spiega il ricercatore – Si ottiene un bel po’ di  fondi – simili alle nuove specie – che si estingueranno rapidamente  quando pagherete le bollette».

Confrontando questo aumento del numero di specie con il  tasso di speciazione non ancora controllato e con il trend storico (“log-linear”), evidente nella filogenesi, si potrebbe quindi creare un modello predittivo di quel che fare per contrastare il tasso di estinzione.

I ricercatori hanno affinato le loro modelli da loro test con dati simulati per i quali sapevano un tasso di estinzione effettivo. I modelli finali hanno prodotto risultati accurati. Hanno testato i modelli per vedere come si comportavano  quando gli assunti di base erano sbagliati  e, in media, i modelli sono rimasti corretti (nel complesso, anche se non sempre per ogni gruppo specie).

Questi tre approcci  messi insieme hanno prodotto un tasso normale sfondo di estinzione esattamente nell’ordine di 0,1 per milione di estinzioni di specie all’anno.

Gli scienziati hanno pochi dubbi sul fatto che gli esseri umani non siano solo testimoni dell’attuale elevato tasso di estinzione corrente. Lo studio fa seguito ad un altro pubblicato recentemente su Sicience da  Pimm, Joppa ed altri ricercatori che verificato quali siano gli areali rimanenti nei quali vivono le specie minacciate di estinzione  e che ha confermato che, nella maggior parte dei casi, la causa principale delle estinzioni è la crescita della popolazione umana e il consumo pro capite, anche se il documento sottolinea che gli esseri umani sono stati in grado di promuovere la conservazione delle specie.

Pimm, che è anche presidente di SavingSpecies, conclude:  «Il nuovo studio sottolinea che l’attuale  tasso di estinzione è una crisi più grave di quanto si pensasse. Sappiamo da 20 anni che gli attuali tassi di estinzione delle specie sono eccezionalmente alti. “Questo nuovo studio rappresenta una migliore stima del tasso normale di fondo, di quanto rapidamente le specie si estinguerebbero se non fosse per le attività umane. E’ più basso di quanto pensassimo, il che significa che, in confronto, la crisi dell’estinzione attuale è molto peggiore».