Brutte notizie (per noi) dal Califfato islamico: 6.300 reclute jihadiste solo a luglio

Quanto costa un combattente? 400 dollari al mese ai siriani, 800 agli altri mercenari stranieri

[20 agosto 2014]

Mentre  il premier italiano Matteo Renzi è in visita lampo in Iraq per assicurare l’appoggio italiano al debolissimo governo di Bagdad (e probabilmente per tranquillizzarlo sulle armi date ai Curdi, sempre più vicini all’indipendenza di fatto), arrivano pessime notizie dal  feroce califfato dello Stato Islamico che ha invaso il nord dell’Iraq e scacciato, ucciso e violentato gli yazidi e i cristiani.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, solo a luglio 6.300 combattenti si sono uniti alle milizie dello Stato Islamico. Di questi, 5.000 sono siriani che hanno raggiunto i campi di addestramento del gruppo dissidente di Al Qaeda nella province di Raqqa ed Aleppo, nel nord della Siria.

L’osservatorio, che si basa su una rete di attivisti sul terreno e che è n una delle bestie nere sia degli islamisti che del regime nazional-socialista siriano, ha detto che 1.300 combattenti erano arabi o di nazionalità straniera, mentre la maggioranza sono entrati in Siria dalla Turchia.

Washington credeva di aver tagliato la testa del serpente in Afghanistan con l’uccisione di Osama Bin Laden, e intanto faceva finta di non vedere l’idra salafita con diecimila teste che i sauditi stavano armando e finanziando in Siria.

Ma le notizie che vengono dal nord della Siria sono  la conferma che il “moderato” governo islamico-sunniita turco, pur facendo parte della Nato, tollera all’interno dei campi profughi siriani la propaganda salafita dei tagliagole dello Stato Islamico e che le frontiere turche sono la permeabilissima retrovia dell’estremismo islamista armato e finanziato, in funzione anti-Assad,  non solo da sauditi e qatariani ma anche da molti dei Paesi occidentali che ora piangono amaramente sul latte versato e armano i peshmerga kurdi per fermare le nere milizie islamiste che dilagano in Iraq.

L’osservatorio sui diritti umani ha precisato che lo Stato Islamico versa 400 dollari al mese a ogni combattente siriano, e che anche alle moglie e ai figli dei combattenti viene  corrisposto un salario. Anche i combattenti stranieri vengono pagati con 800 dollari al mese, dal Califfato che si estende ormai dalla Siria orientale al nord dell’Iraq, fino ai confini con le aree kurde e sciite.

L’esercito di assassini di Abu Bakr al-Bagdadi conta ormai decine di migliaia di combattenti e punta dichiaratamente ad abbattere il governo a maggioranza sciita in Iraq e quello del presidente  Bashir al-Assad in Siria, dominato dalla minoranza alauita, una confessione sciita dell’islam. Allo Stato Islamico hanno dichiarato guerra anche le milizie sciite libanesi di Hezbolah e probabilmente ci sono già “volontari” iraniani che combattono contro i fondamentalisti sunniti sia in Siria che in Iraq.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha chiesto di bloccare i finanziamenti alle milizie islamiche e di fermare l’afflusso di combattenti al gruppo jihadista, ma probabilmente è suia troppo tardi che politicamente impercorribile. Anche questa volta, come in Iraq, Afghanistan e Libia, occidentali e monarchie del Golfo hanno liberato un mostro che hanno contribuito a far crescere e che ora si ciba di fanatismo, gas e petrolio conquistati con le armi made in west.