L’aumento delle morti provocato dalla perdita di ghiaccio e alle condizioni climatiche estreme

80.000 renne morte nell’Artico russo. Gli scienziati: decessi collegati al cambiamento climatico

Il tasso di mortalità delle renne minaccia anche l’antica cultura dei pastori nomadi

[18 novembre 2016]

Le insolite condizioni atmosferiche legate ai cambiamenti climatici hanno provocato la morte di decine di migliaia di renne nell’Artico russo. A confermarlo è lo  studio “Sea ice, rain-on-snow and tundra reindeer nomadism in Arctic Russia” pubblicato su Biology Letters  da un team di ricercatori finlandesi, svedesi, britannici, coreani statunitensi e austriaci guidato da Bruce Forbes, dell’ Arktinen keskus – Lapin yliopisto, il Centro Artico dell’università della Lapponia.

Per capire come il riscaldamento globale sta influenzando gli stili di vita delle popolazioni autoctone dell’Artico, gli scienziati hanno intervistato gli allevatori nomadi di renne del Circondario autonomo degli Yamalo-Nenet nella Siberia occidentale, la regione più produttiva del mondo per l’allevamento delle renne e dicono che «Mentre la pioggia al posto della neve non causa problemi in primavera, può essere catastrofica per le renne in autunno, quando la pioggia si trasforma in una crosta di ghiaccio come normale conseguenza delle temperature da congelamento. Questa crosta, spesso di diversi centimetri di spessore, impedisce alle renne di alimentarsi con il foraggio sotto la neve durante i mesi invernali».

Già nel 2006 e nel 2013 due eventi meteorologici estremi avevano causato una carestia di massa tra le mandrie di renne, e ricercatori hanno collegato per la prima volta questi eventi meteorologici estremi nella costa continentale nel nord-ovest della Russia con la perdita di ghiaccio marino nel Mare di Barents e nel Mare di  Kara.

L’evento di pioggia al posto della neve del novembre 2013 ha provocato la morte di  61.000 renne, circa il 22% delle 275.000 renne allevate nella penisola di Yamal, e su  Biology Letters  i ricercatori avvertono che «Questi eventi stanno ora aumentando di gravità».

Nella loro ricerca, gli scienziati hanno messo insieme dati empirici e modellazioni di grandi eventi meteorologici estremi del 2006 e del 2013 ed hanno scoperto che la probabile causa delle morie sono stati brevi periodi di assottigliamento del ghiaccio marino nei mari di di Barents e Kara all’inizio di novembre.

Tra il marzo 2014 e l’aprile 2016 i ricercatori hanno intervistato  60 pastori e gli amministratori del  Circondario autonomo degli Yamalo-Nenet, raccogliendo  testimonianze orali dettagliate su come siano cambiate le loro abitudini e gli spostamenti delle mandrie di renne nell’arco di diversi decenni e dicono che »Sulla base delle testimonianze dei pastori, questi eventi meteorologici estremi si verificano circa una volta ogni dieci anni. Le croste di ghiaccio pesanti che si formano dopo la pioggia sui pascoli delle renne nella tundra sulla terraferma stanno avendo a lungo termine effetti gravi sulla tribù indigena di circa 6.000 Yamalo Nenet, che sono tra gli ultimi pastori di renne veramente nomadi nella regione artica. Le spesse croste di ghiaccio rendono estremamente difficile per le renne di scavare nella neve, e più a lungo che tali croste persistono per tutto l’inverno, più gli animali diventano deboli».

Forbes spiega che «In un anno normale, macchie di neve ghiacciate sono comuni, ma i branchi possono essere relativamente facilmente portati nelle zone vicine con neve più morbida . La ragione per cui l’evento 2013 è stato così catastrofica è che le forti piogge hanno saturato gran parte del manto nevoso da cima a fondo, in modo che, quando temperature dell’aria sono crollate, i pascoli sono stati congelati sotto uno spesso, pesante strato di ghiaccio». Così, le renne sono rimaste prive di pascoli nell’intero sud della penisola di Yamal, un’area vasta  circa 27.000 km2.

Gli Yamalo Nenet migrano tutto l’anno, seguendo le renne semi-addomesticate per distanze fino a 1.200 km all’anno. La renna rappresenta un importante fonte di ostentamento ed è una parte fondamentale della loro cultura antica e unica.

I ricercatori hanno messo insieme le banche dati dei sensori satellitari  e la modellazione del clima per caratterizzare due finestre temporali specifiche: 5 – 10 novembre 2006 e 5 – 10 novembre 2013 e dicono che «Le medie di lungo termine del ghiaccio marino e delle condizioni atmosferiche rivelano che durante entrambi i periodi, la copertura di ghiaccio marino e la concentrazione di ghiaccio marino nei mari di  Barents e Kara erano significativamente basse, mentre l’umidità atmosferica era significativamente elevata». I pastori Yamalo Nenet  dicono che l’8 novembre 20123 è piovuto per 24 ore di fila, un evento più che anomalo seguito da un rapidissimo calo delle temperature fino al congelamento per tutto il resto dell’inverno. Chi ha visto morire una ad una le sue renne affamate è dovuto ricorrere alla pesca, ma anche di prendere in affitto riproduttori per ricostruire le sue mandrie.

Gli scienziati e i pastori nomadi temono che un evento simile possa avvenire anche quest’anno, dato chea settembre il ghiaccio marino artico era calato al suo secondo livello più basso da quando vengono realizzate le misurazioni satellitari quando il monitoraggio ha avuto inizio nel mese di settembre. A Ottobre, il ghiaccio marino copriva nella regione un’area di circa 2,5 milioni di miglia quadrate, la più bassa copertura di ghiaccio registrata a ottobre dai satelliti,  e la crescita resta lenta anche a novembre.

In un intervista a New Scientist, Forbes ha detto: «Se vedremo tali eventi anche quest’anno, potrebbe significare che stanno diventando sempre più frequenti. Ora siamo nella finestra di rischio e,  se succede di nuovo, sarà un grosso problema per gli allevatori tradizionali di renne che ancora soffrono per le  perdite del 2013».