Accordo di Parigi, gli Usa restano?

In Canada dichiarazioni che ammorbidiscono la posizione Usa, ma la Casa Bianca smentisce

[18 settembre 2017]

Dopo un meeting di un trentina di ministri dell’ambiente che si è tenuto a Montreal, in Canada, il 16 settembre, il commissario europeo al clima, lo spagnolo Miguel Arias Cañete ha affermato che gli osservatori inviati dagli Usa hanno indicato che gli Stati Uniti d’America  resteranno nell’Accordo globale sul clima approvato alla Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change di  Parigi  (Unfccc) del 2015 o ne riesamineranno i termini. Ma la Casa Bianca ha immediatamente precisato che nella posizione Usa non c’è stato in realtà nessun cambiamento rispetto  giugno, quando il presidente Donald Trump annunciò che gli Usa  si ritireranno dall’accordo perché è suo « solenne dovere proteggere l’America» e che avrebbe cercato di stipulare un nuovo accordo che non avrebbe danneggiato le imprese statunitensi. Il che vorrebbe dire la rottamazione dell’accordo faticosamente raggiunto a Parigi dopo lunghissimi anni di trattative e, come fanno notare i democratici e gli ambientalisti Usa, ritirarsi dall’accordo di Parigi equivale a rinunciare alla leadership statunitense su un tem che determinerà il fuuro dell’umanità e del pianeta.

Trump – che per motivi opposti è rimasto il solo insieme a Siria e Nicaragua a non firmare l’Accordo di Parigi –  a giugno aveva più o meno presentato l’accordo globale sul clima come un complotto cinese ed europeo, ordito con la complicità di Barck Obama, per voluto ostacolare, rendere meno competitivi ed impoverire gli Stati Uniti. Inoltre, secondo lui, l’Accordo di Parigi sarebbe costato gli Usa  3 trilioni di dollari di Pil e avrebbe fatto perdere ,5 milioni di posti di lavoro americani, a tutto vantaggio di grandi economie emergenti – e rivali – come la Cina e India.

A luglio Trump ribadì che «Per compiere il mio solenne dovere di proteggere l’America ei suoi cittadini, gli Stati Uniti si ritireranno dall’Accordo sul clima di Parigi … ma inizieranno i negoziati per rientrare l’accordo di Parigi o una transazione veramente nuova, a condizioni eque per gli Stati Uniti», poi, durante la sua visita in Francia cambiò idea e ribadì che gli Usa non avrebbero mai potuto cambiare idea sull’Accordo di Parigi, tuttalpiù “elaborarla”: «Qualcosa potrebbe succedere in relazione all’accordo di Parigi… Vedremo cosa succederà».

Il 16 settembre il  Wall Street Journal ha citato Arias Cañete scrivendo che «L’amministrazione Trump sta valutando l’intenzione di rimanere nell’accordo di Parigi per combattere il cambiamento climatico “alle condizioni giuste”, offrendo di impegnarsi nuovamente nell’accordo internazionale tre mesi dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Usa si sarebbero tirati fuori se non si fossero  trovate  condizioni più favorevoli». Cañete ha detto che gli  Stati Uniti «hanno dichiarato che non rinegozieranno l’Accordo di Parigi, ma cercheranno di esaminare i termini in cui potrebbero essere impegnati in questo accordo». Secondo il commissario Ue la prossima settimana,  a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, ci  potrebbe essere una riunione con i rappresentanti Usa per valutare quale sia la vera posizione degli Stati Uniti, »E’ un messaggio che è molto diverso da quello che abbiamo sentito dal presidente Trump in passato», ha fatto notare Cañete all’Afp.

Un cambiamento di posizione confermato su Twitter dal ministro dell’ambiente del Cile Marcelo Mena: «Ero alla riunione ed effettivamente il negoziatore non ha chiuso la porta  a continuare a restare nell’Accordo ed ha escluso a anche di ricercare un nuovo Accordo».

Ma la portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders ha ridimensionato tutto poche ore dopo: «La posizione degli Stati Uniti sull’accordo di Parigi  non è stata cambiata. Come ha abbondantemente chiarito  presidente,  gli Stati Uniti ne stanno uscendo, se non potremo rientrare in termini più favorevoli per il nostro Paese».

Dichiarazioni che hanno fatto dire a John Coequyt, direttore global climate policy di Sierra Club:  «Chiunque avesse sperato che due tempeste storicamente devastanti che hanno colpito la nostra Nazione avrebbero riportato l’amministrazione di Trump alla realtà della crisi climatica, dovrà ripensarci».

Ma il 17 settembre il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, intervistato durante la trasmissione “Face the Nation” della CBS,  ha confermato che in realtà «Nelle condizioni giuste, il presidente ha dichiarato di essere aperto a trovare quelle condizioni in cui possiamo rimanere impegnati con gli altri in quella che tutti concordiamo sia  ancora una questione impegnativa». Sembra un gioco già visto ai tempi di George W. Bush e del Protocollo di Kyoto: gli Usa restano fuori dalla porta e ne approfittano per smontare dall’interno il funzionamento dell’Accordo di Parigi ad ogni Cop dell’Unfccc.

Un “trucco” efficace per lo staff di negazionisti climatici di Trump ma deleterio per i Paesi impegnati davvero e combattere il cambiamento climatico, ma che alla  fine potrebbe essere difficile da spiegare all’opinione pubblica repubblicana ecoscettica Usa. Come fa notare il  Los Angeles Times rimanere comunque nell’Accordo di Parigi sarebbe «un delle più controverse» inversioni di rotta di Trump e potrebbe anche rischiare di irritare molto i sostenitori  iper-conservatori di Trump, che lo stanno già criticando perché sta cercando di accordarsi con i leader democratici su alcuni aspetti del Bilancio federale che metterebbero in dubbio i dogmi neoliberisti.