Antartide, una nuova carota di ghiaccio svela i segreti del paleoclima

[25 luglio 2014]

Ci sono volute circa 4 settimane per il campionamento delle carote di ghiaccio, a temperature di  meno 30 gradi centigradi  all’ European Cold Laboratory Facilities (Laboratorio EuroCold) dell’Università di  Milano, che ha concluso  la prima fase dell’iniziativa scientifica IPICS-2kyr-Italia, coordinata dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo (Enea) e che ha l’obiettivo di raccogliere una sequenza paleoclimatica in un sito remoto della Calotta orientale dell’Antartide.

Al Progetto, finanziato dal ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, hanno partecipato anche l’Università di Trieste, il Cnr di Venezia dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali (Idpa), l’università di Milano-Bicocca, l’Ingv, l’università di Firenze e ricercatori del Korean Polar Research Institute, nell’ambito di un accordo di collaborazione logistica e scientifica quinquennale siglato dai sudcoreani con Enea.

All’Enea spiegano che «I ghiacci delle calotte polari costituiscono preziosi archivi naturali della storia climatica e ambientale della Terra e il loro studio ha contribuito considerevolmente alle valutazioni dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) circa i cambiamenti in atto e le tendenze future. Il progetto IPICS-2kyr-Italia, tramite perforazioni multiple nella calotta antartica, ha lo scopo di fornire nuovi dati sulla variabilità climatica negli ultimi 2000 anni. E’ questa una delle priorità scientifiche individuate da Ipics (International Partnership in Ice Core Sciences), un organismo promosso da Igbp-Pages (Past Global Changes) Scar e Iasc che coinvolge scienziati e tecnici di 32 nazioni, tra le quali figura anche l’Italia».

Il prelievo delle carote di nevato e ghiaccio che si è svolto durante la campagna estiva della spedizione italiana in Antartide 2013-14 rappresenta una parte essenziale del progetto. Per l’elevato accumulo nevoso è stato scelto un sito di perforazione a circa 500 km dalla Base costiera italiana Mario Zucchelli, a quota 1.900 metri e con una temperatura media annua di meno 32° C.

I ricercatori italiani sottolineano che «Per svolgere le attività di perforazione previste dal progetto è stato allestito un campo remoto temporaneo, costituito da mezzi cingolati e moduli montati su slitte che sono stati trasferiti sul posto con una traversa sulla calotta antartica di circa 250 km. Il gruppo di lavoro, composto da 8 persone tra ricercatori e personale tecnico-logistico, ha soggiornato per circa 60 giorni nel Plateau antartico operando in condizioni climatico-ambientali-logistiche severe».

La perforazione è stata condotta dai tecnici Enea del Centro del Brasimone che hanno maturato una grande esperienza maturata durante i prestigiosi programmi internazionali Epica e Taldice sulle carote di ghiaccio.

La seconda fase di questa iniziativa scientifica, già approvata per il finanziamento nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, i campioni delle carote saranno studiati mediante analisi chimiche, isotopiche e fisiche, delle polveri e dei gas contenuti nel ghiaccio. «Sarà così possibile – concludono all’Enea – ricostruire con notevole dettaglio temporale l’evoluzione delle temperature, della composizione dell’atmosfera e della circolazione atmosferica, la frequenza delle eruzioni vulcaniche e l’inquinamento atmosferico prodotto dalle attività umane nel corso dell’ultimo millennio».