Il buco nell’ozono e il mistero del CCI4. La Nasa scopre un nuovo pericolo [VIDEO]

Ancora troppi composti dannosi nell’atmosfera, e provengono da una fonte non identificata

[21 agosto 2014]

Una ricerca della Nasa, pubblicata su Geophysical Research Letters, dimostra che l’atmosfera terrestre contiene una quantità inaspettatamente grande di un composto dannoso per l’ozono. La sua origine è sconosciuta, visto che il composto è stato vietato in tutto il mondo. Si tratta del Tetracloruro di carbonio (CCl4), che veniva utilizzato nella pulitura a secco e come agente estinguente, ma il cui uso è stato regolamentato nel 1987 nel quadro del protocollo di Montreal, insieme ad altri clorofluorocarburi che distruggono l’ozono e contribuiscono al formarsi del buco dell’ozono sopra l’Antartide. Tra il 2007 e il 2012 le Parti aderenti al protocollo di Montreal hanno ridotto a zero le nuove emissioni dio CCl4.

Ma il nuovo studio della Nasa  mostra le emissioni mondiali di CCl4 a 39 kilotoni all’anno, circa il 30% del picco di emissione prima che entrasse in vigore il trattati internazionale.

Il principale autore dello studio, Qing Liang, uno scienziato atmosferico del Goddard Space Flight Center della Nasa,  spiega: «Non pensavamo di vedere tutto questo. E’ ormai evidente non ci sono né fuoriuscite industriali non identificate, né grandi emissioni provenienti da siti contaminati, o fonti di CCl4 sconosciute».

A partire dal 2008, il CCl4 rappresentavano circa l’11% del cloro disponibile per deplezione dell’ozono, il che non è sufficiente a modificare la tendenza alla diminuzione delle sostanze dannose per l’ozono. Eppure, gli scienziati e le autorità di regolamentazione vogliono sapere la fonte di queste emissioni inspiegabili.

Per quasi un decennio, gli scienziati hanno discusso del perché i livelli osservati di CCl4 nell’atmosfera sono diminuiti più lentamente rispetto alle attese, basandosi su quel che si sa di come il composto viene distrutto  dalla radiazione solare e da altri processi naturali. «C’è un processo fisico di fuoriuscita di CCl4 che non capiamo, o ci sono fonti di emissioni non dichiarate o che non sono identificati?», si chiede Liang.

Con zero emissioni di CCl4  tra il 2007 e il 2012, le concentrazioni atmosferiche del composto dovrebbero essere diminuite ad un tasso atteso del 4% all’anno, ma le osservazioni da terra hanno mostrato che concentrazioni atmosferiche sono in calo solo dell’1% per cento all’anno.

Per studiare questa discrepanza, Liang e i suoi colleghi hanno utilizzato il 3-D GEOS Chemistry Climate Model  della Nasa e dati provenienti dalle reti globali di osservazioni terrestri. Le misurazioni di CCl4 utilizzate  nello studio sono state eseguite da scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) Earth System Research Laboratory  e del  Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences Noaa dell’Università del Colorado –  Boulder.  Ne è venuto fuori che «le simulazioni del modello di chimica atmosferica globale e le perdite di CCl4 a causa delle interazioni con il suolo e gli oceani hanno indicato una fonte di corrente continua non identificata di CCl4. I risultati hanno prodotto la prima stima quantitativa delle emissioni medie CCl4 globali 2000-2012. Oltre alle fonti inspiegabili di CCl4, i risultati del modello mostrato  permanenze chimiche in atmosfera del 40% più a lungo di quanto si pensasse».

Paul Newman, capo scienziato per le atmosfere al Goddard Space Flight Centerdella Nasa e  co-autore dello studio, conclude: «La gente crede le emissioni di sostanze nocive per l’ozono siano smesse  grazie al  protocollo di Montreal. Sfortunatamente, c’è ancora una delle principali fonti di CCl4 nel mondo».

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  • NASA | Ozone-Depleting Compound Persists