Caldo estremo, entro la metà del secolo la popolazione Usa esposta potrebbe quadruplicare

La cause sono il cambiamento climatico e l’aumento e spostamento della popolazione

[19 maggio 2015]

Secondo lo studio  “Future population exposure to U.S. heat extremes”, pubblicato su Nature Climate Change da un team di ricercatori statunitensi del quale fa parte anche l’italiana Claudia Tebaldi, l’esposizione dei cittadini statunitensi al caldo estremo «Potrebbe aumentare da quattro a sei volte entro la metà del secolo, sia per un clima sempre più caldo che per una popolazione che sta crescendo velocemente soprattutto nelle regioni più calde del Paese».

Lo studio, condotto da ricercatori del National Center for Atmospheric Research (Ncar) e della City University of New York (Cuny), mette in evidenza «L’importanza di tenere in considerazione i cambiamenti in atto nelle  società  nelle quali si cerca di determinare gli impatti climatici futuri».

Come spiega uno degli autori dello studio, Brian O’Neill del NCar, bisogna tener conto  «Sia  dei cambiamenti in materia di popolazione che del cambiamento climatico. Se vogliamo sapere come le ondate di calore interesseranno la salute in futuro, li si deve prendere in considerazione entrambi».

Negli Usa il caldo estremo uccide più persone rispetto a qualsiasi altro evento meteorologico e gli scienziati si aspettano che il numero di ondate di calore mortali aumenti con il riscaldamento climatico . Il nuovo studio, rileva che «L’esposizione complessiva degli americani di queste future ondate di calore sarebbe enormemente sottovalutata se verrà ignorato il ruolo cambiamenti demografici».

L’esposizione della popolazione alle ondate di calore estremo dovrebbe essere ancora più pesante nelle città  meridionali degli Usa, comprese metropoli come Atlanta, Charlotte, Dallas, Houston, Oklahoma City, Phoenix, Tampa e San Antonio.

Il team di ricercatori ha utilizzato 11 diversi simulazioni ad alta risoluzione delle temperature future negli Usa  tra il 2041 e il 2070, presumendo però che on verranno attuate le drastiche riduzioni di emissioni di gas serra. Le simulazioni sono state realizzate con una suite di modelli climatici globali e regionali nel quadro del North American Regional Climate Change Assessment Program. Al Ncar sottolineano che «Utilizzando un modello demografico di nuova concezione, gli scienziati hanno anche studiato come la popolazione degli Stati Uniti sia destinata a crescere e spostarsi a livello regionale durante lo stesso periodo di tempo, assumendo che continueranno le  attuali tendenze migratorie all’interno del paese».

L’esposizione totale alle temperature estreme è stato calcolata in “giorni-persona” moltiplicando il numero di giorni nei quali è prevista che verranno raggiunti almeno 95 gradi  Fahrenheit per il numero di persone che  si presume vivranno in aree dove sono già stati registrati periodi di calore estremo. «I risultati – dicono i ricercatori –  sono che l’esposizione media annua al calore estremo negli Stati Uniti durante il periodo di studio dovrebbe essere tra i 10 ei 14 miliardi di giorni-persona, rispetto a una media annua di 2,3 miliardi di giorni-persona tra il 1971 e il 2000. Di tale aumento, circa un terzo è dovuto unicamente al riscaldamento climatico (l’aumento di esposizione al calore estremo che ci si aspetterebbe, anche se la popolazione restasse invariata). Un altro terzo è dovuto esclusivamente alla variazione della popolazione (l’aumento dell’esposizione che ci si aspetterebbe se il clima rimanesse invariato, ma la popolazione continuasse a crescere e la gente continuasse a spostati in luoghi più caldi). Il terzo finale è dovuta all’interazione tra le due cose (l’aumento dell’esposizione prevista perché la popolazione cresce più velocemente in luoghi che stanno diventando più caldi)».

Linda Mearns, anche d lei del Ncar, spiega a sua volta: «Ci siamo chiesti: ‘Dove sono le persone che si spostano? Dove sono gli hot spots  del clima? Come interagiscono queste due cose?'”, Quando abbiamo guardato al Paese nel suo complesso, abbiamo scoperto che ogni fattore aveva un effetto relativamente uguale». Ma a livello regionale, il quadro è diverso. In alcune zone degli Usa il cambiamento climatico avrà più effetti della crescita della popolazione, mentre in altre accadrà il contrario.

Però, a prescindere dal ruolo che giocheranno la popolazione o il clima che cambia, qualche aumento dell’esposizione totale alle temperature estreme è previsto in tutte le regioni degli Stati Uniti continentali, anche se O’Neill avverte che «L’esposizione non è necessariamente la stessa cosa della  vulnerabilità. Il nostro studio non dice quanto in futuro le persone potrebbero e o non potrebbero essere vulnerabili. Abbiamo dimostrato che l’esposizione al caldo aumenterà, ma, per esempio, non sappiamo quante delle persone esposte avranno o non avranno condizionatori d’aria o un facile accesso ai centri di salute pubblica».

Gli autori dello studio sperano anche che «Ispirerà altri ricercatori a comprendere più spesso i fattori sociali, quali il cambiamento della popolazione, negli studi degli impatti dei cambiamenti climatici.

Il principale autore dello studio Bryan Jones, dell’ Institute for Demographic Research della Cuny, conclude: «E’ stato scritto così tanto  riguardo ai potenziali impatti dei cambiamenti climatici, in particolare per quanto si riferisce ad eventi fisici climatici estremi. Tuttavia, è come le persone sperimentano questi estremi che alla fine forma la percezione del cambiamento climatico da parte dell’opinione pubblica più ampia».