Riceviamo e pubblichiamo

Cambiamento climatico, la soluzione nel piatto

[13 novembre 2013]

La catastrofe avvenuta nelle Filippine con migliaia di morti, distruzione di intere città, natura devastata, milioni di persone gravate da una grande sofferenza, ci impone la modifica del nostro stile di vita.

Negli ultimi anni per colpa del cambiamento climatico prodotto dallo sfruttamento delle risorse, dall’inquinamento di aria, suolo e acqua, dalla deforestazione selvaggia, da una irresponsabile gestione dei consumi,  il mondo sopporta immense catastrofi.

Anzichè ascoltare l’antico proverbio: “Prevenire è meglio che curare”,  i governi intervengono a posteriori spendendo enormi quantità di denaro pubblico oppure abbandonando i disastrati ai loro disastri.

Per contrastare l’innalzamento della temperatura media, aumentata di quasi 1°C negli ultimi 50 anni, e i suoi drammatici effetti – scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare, esondazioni e violente tempeste, progressiva desertificazione di vaste aree – la soluzione più rapida ed efficace è ridurre il consumo di prodotti animali e di conseguenza il numero di animali allevati.

Perchè? Qual’è la relazione tra il tifone delle Filippine e ciò che mangiamo?

Forse non siamo ancora consapevoli che la principale causa del cambiamento climatico e quindi dei disastri ambientali,è dovuta agli allevamenti intensivi e all’uso eccessivo di carne che, secondo la FAO, potrebbe crescere del 73% entro il 2050 con effetto letale per gli ecosistemi terrestri.

Il rapporto FAO del 2006 Livestocck’s long shadow aggiornato recentemente, dice con chiarezza che gli allevamenti intensivi di animali rappresentano una delle principali cause di immissione nell’atmosfera (51% del totale) di gas serra – anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido di azoto (NO2) e clorofluorocarburi (CFC).

Il ciclo di produzione della carne infatti è un sistema inefficiente che trasforma una moltitudine di alimenti a base vegetale in una quantità estremamente  limitataIl di alimenti di origine animale incidendo  non soltanto sulla fame nel mondo, sul consumo di acqua , sulla distruzione di foreste e sulla nostra salute (diabete, cancro, obesità, malattie cardiovascolari) ma in modo devastante anche sulla salute del pianeta.

Ma possiamo arrestare il processo? Sì, possiamo. Ciascuno di noi può intervenire in modo risolutivo iniziando a preferire un’alimentazione davvero “sostenibile”  per il Pianeta, cioè priva di ingredienti animali. Dalle scelte alimentari quotidiane di ognuno può nascere quel cambiamento positivo che nessun vertice governativo probabilmente avrà il coraggio di decidere. Si può iniziare rinunciando, un giorno a settimana, al consumo di alimenti di origine animale.

La stessa FAO, ma anche IPCC e JRC della Commissione Europea, le principali autorità a occuparsi di cambiamenti climatici,concordano infatti su come non esista misura più rapida ed efficace, per arrestare il riscaldamento globale, della decisa riduzione del consumo di prodotti animali.

A ognuno di noi una riflessione.

di Angela Bianchi