Clima, da crisi a opportunità: Confindustria e Kyoto club per una politica industriale ad hoc

Ferrante: «Molte imprese italiane sono già pronte e stanno lavorando con passione e talento nell’innovazione»

[18 novembre 2015]

kyoto club confindustria silvestrini

Una delle principali ong italiane attive nell’ambientalismo scientifico da una parte, la confederazione generale dell’industria italiana dall’altra: insieme per promuovere e accelerare l’evoluzione del tessuto produttivo italiano verso target più sostenibili. Nel convegno organizzato oggi a Roma da Kyoto Club (nella foto, il direttore scientifico Gianni Silvestrini) e Confindustria c’è il segno dei tempi che stanno già cambiando, e si intravedono le possibilità di un mondo che già oggi esiste in Italia, ma che ha bisogno di un quadro istituzionale più coerente e ambizioso per sbocciare definitivamente.

«L’industria italiana considera ormai da molto tempo il tema della sostenibilità come una opportunità piuttosto che come un vincolo – commenta Gaetano Maccaferri, vicepresidente di Confindustria con delega all’ambiente e alla semplificazione – La percezione diffusa di una industria allergica alle regole ambientali e insensibile alla domanda crescente di sostenibilità non rappresenta, infatti la realtà di un sistema produttivo che ha investito e continua ad investire molto per garantire la compatibilità ambientale delle proprie produzioni e per sviluppare nuovi prodotti e tecnologie nei settori della green economy. Notiamo con piacere che non siamo più i soli a dirlo». Maccaferri ha ribadito l’impegno delle imprese italiane per lo sviluppo di tecnologie e processi sempre più sostenibili, sebbene si debba riconoscere come anche all’interno della stessa Confidustria vivano oggi molteplici anime: certo non guardano tutte con la stessa simpatia e lo stesso interesse alla rivoluzione dell’economia verde. Per questo è necessario che a cambiare siano le regole del gioco, e si rafforzi l’impegno dell’esecutivo Renzi – finora di retroguardia – nel promuovere la green economy: Maccaferri ha concluso auspicando che la stesura del Green act da parte del governo possa costituire il contributo reale dell’Italia alla Cop 21 di Parigi.

La partita della sostenibilità e la lotta ai cambiamenti climatici non possono però certo giocarsi solo sul piano dell’energia. «L’economia circolare, l’uso efficiente delle risorse, la green economy – spiega infatti Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club – non sono solo la sfida che serve a combattere i cambiamenti climatici, ma anche la forma che assumerà il nostro sistema economico nel suo complesso nell’immediato futuro. Molte imprese italiane sono già pronte e stanno lavorando con passione e talento nell’innovazione competendo nella globalizzazione del terzo millennio. Attendono adesso di essere rappresentate al meglio nel nostro Paese e nel mondo».

Il punto d’incontro tra Kyoto club e Confindustria si concretizza oggi nella richiesta unanime di un’Italia protagonista contro i cambiamenti climatici, attraverso «una politica industriale che permetta di rilanciare la competitività delle imprese grazie all’utilizzo di tecnologie ecoefficienti in Italia e a livello internazionale, dove si apriranno enormi spazi di intervento grazie agli impegni assunti da tutti i paesi. Solo grazie all’innovazione tecnologica le imprese possono cogliere la sfida per costruire un futuro sostenibile. Per questo è necessario che le scelte politiche siano indirizzate verso sistemi di produzione e consumo dell’energia più sostenibili, strumenti che incentivino l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile e meccanismi di promozione di un sistema economico di tipo ‘circolare’. Uno sforzo così ambizioso, che ha visto finora l’Unione Europea detenere la leadership a livello globale, non potrà prescindere dagli esiti della Conferenza di Parigi, che dovranno essere all’altezza delle aspettative: un accordo concretamente impegnativo anche per le altre aree economiche del mondo, che stabilisca parità di condizioni concorrenziali per le imprese e tuteli l’ambiente nel lungo periodo».