Clima: El Niño causa grandi cambiamenti nella banchisa dell’Antartide (VIDEO)

Le oscillazioni della temperatura dell'acqua nell'Oceano Pacifico tropicale possono indurre una rapida fusione del ghiaccio marino antartico

[9 gennaio 2018]

Il nuovo studio “Response of Pacific-sector Antarctic ice shelves to the El Niño/Southern Oscillation” pubblicato su Nature Geoscience da un team di ricercatori statunitensi giudato da Fernando Paolo della Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California – San Diego rivela che «Forti eventi di El Niño possono causare una significativa perdita di ghiaccio in alcune banchise antartiche mentre potrebbe accadere il contrario durante i forti  eventi forti di La Niña».

Come è noto, El Niño e La Niña sono due fasi distinte dell’El Niño / Southern Oscillation (Enso), un fenomeno naturale caratterizzato dalla periodica oscillazione delle temperature dell’acqua nel Pacifico tropicale: più calde della media durante i Niños  e più fredde durante le Niñas.

Alla Scripps  evidenziano che «La ricerca, finanziata dalla Nasa e dalla Nasa Earth and Space Science Fellowship, fornisce nuove intuizioni sul modo in cui le banchise antartiche rispondono alla variabilità globale dell’oceano e alle condizioni atmosferiche.

Lo studio ha utilizzato osservazioni satellitari sull’altezza delle banchise ghiacciate realizzate dal 1994 al 2017 ed è così che Paolo e i suoi colleghi, tra i quali la glaciologa della Scripps Helen Fricker, hanno scoperto che un forte evento di El Niño porta allo stesso tempo le banchise dell’are dell’Amundsen West dell’Antartide occidentale a guadagnare massa in superficie e sciogliersi in basso, perdendo fino a cinque volte di più ghiaccio nella fusione basale di quanto ne ricavino dall’aumento delle nevicate.  Paolo sottolinea: «Abbiamo descritto per la prima volta l’effetto dell’ El Niño/Southern Oscillation  sulle banchise di ghiaccio dell’Antartide occidentale. C’erano stati alcuni studi idealizzati che avevano utilizzato modelli, e persino alcune osservazioni indirette al largo delle banchise del ghiaccio,  che suggerivano che El Niño potrebbe influenzare in modo significativo alcuni di queste banchise, ma non avevamo  osservazioni effettive sulla banchisa di ghiaccio. Ora abbiamo presentato 23 anni di dati satellitari sulle banchise di ghiaccio dell’Antartide occidentale, confermando non solo che l’Enso li colpisce ogni anno, ma anche mostrando come».

Inizialmente è stato difficile capire dai dati satellitari gli effetti opposti di El Niño sulle banchise antatiche: l’aumento di massa prodotto dalle nevicata e la diminuzione di massa prodotta dallo scioglimento alla base del ghiaccio. Paolo spiega ancora: «I satelliti misurano l’altezza delle banchise di ghiaccio, non la massa, e ciò che abbiamo visto all’inizio è che durante i forti El Niños l’altezza delle banchise di ghiaccio aumentava. Mi aspettavo di vedere una riduzione complessiva dell’altezza come conseguenza della perdita di massa, ma è risultato che l’altezza aumenta».

Dopo un’ulteriore analisi dei dati, gli scienziati hanno scoperto che  sebbene un forte El Niño modifichi i modelli dei venti nell’Antartide occidentale, favorendo l’afflusso delle calde acque oceaniche verso le banchise di ghiaccio  facendo quindi aumentare la fusione dal basso, fa aumentare anche le nevicate,  in particolare lungo Amundsen Sea sector.  Per rispondere alla domanda se questi fenomeni atmosferici togliessero o aggiungessero massa alle banchise glaciali antartiche, il team di ricercatori  statunitensi ha dovuto determinare il contributo dei due effetti contrapposti e Paolo spiega ancora: «Abbiamo scoperto che, in termini di massa, l’oceano finisce per vincere. I cambiamenti della  massa, piuttosto che dell’altezza, controllano il modo in cui le banchise e i ghiacciai a loro associati sfociano nell’oceano. Mentre la perdita di massa dovuta allo scioglimento basale supera il guadagno di massa dovuto alle nevicate durante gli eventi  di forti El Niño, sembra essere vero il contrario durante gli eventi di La Niña».

Durante l’intero periodo di osservazione di 23 anni, le banchise dell’Amundsen hanno subito una riduzione della loro altezza di 20 centimetri all’anno, per un totale di 5 metri, principalmente a causa dello scioglimento determinato dagli oceani. L’intenso El Niño del 1997-98 ha aumentato l’altezza di queste banchise di ghiaccio di oltre 25 centimetri, ma la neve è molto più leggera e contiene molta meno acqua del ghiaccio solido. Quando i ricercatori hanno preso in considerazione la densità della neve, hanno scoperto che le banchise hanno perso circa cinque volte più ghiaccio per la fusione sottomarina rispetto a quanto ne hanno ottenuto grazie al  nuovo manto nevoso sulla loro superficie.

La Fricker evidenzia che «Queste registrazioni satellitari più lunghe ci consentono di studiare i processi che stanno guidando i cambiamenti nelle banchise glaciali, migliorando la nostra comprensione su come cambierà il ghiaccio a terra».

Un’altra autrice dello studio, l’oceanografa Laurie Padman dell’Earth & Space Research, aggiunge: «La risposta della banchisa di ghiaccio alla variabilità climatica dell’Enso può essere utilizzata come guida per capire come i cambiamenti a lungo termine nel clima globale potrebbero influenzare le banchise attorno all’Antartide. Il nuovo dataset ci consentirà di verificare se i nostri modelli oceanici possono rappresentare correttamente i cambiamenti nel flusso di acqua calda sotto le banchise di ghiaccio».

Lo scioglimento delle banchise polari non influenza direttamente l’innalzamento del livello del mare, perché sono già galleggianti. Ciò che conta per l’innalzamento del livello del mare è l’aggiunta di ghiaccio proveniente  da terra nell’oceano, ma le banchise bloccano il flusso dei ghiacciai da terra verso l’oceano e, conclude la Fricker, «Capire che cosa sta causando i cambiamenti nelle banchise di ghiaccio ci porta un po’ più vicino a sapere che cosa sta per succedere al ghiaccio a terra, che è ciò che in ultima analisi influenzare l’innalzamento del livello del mare. Il Santo Graal di tutto questo lavoro sta migliorando le proiezioni sull’innalzamento del livello del mare».