Unep: «Necessarie carbon tax internazionali e tassazione delle transazioni finanziarie»

Clima: il Gap dell’adattamento. Anche riducendo le emissioni, i costi saranno 2 o 3 volte quelli previsti. Serve Ttf!

[10 dicembre 2014]

L’United Nations Environment Programme (Unep) ha presentato alla Conferenza delle parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Cop20’ Unfccc)  in corso a Lima, il corposo rapporto Adaptation Gap Report dal quale emerge che «Anche riducendo le emissioni di gas serra fino al livello richiesto per limitare l’aumento delle  temperature mondiali a 2° C nel corso di questo secolo, il processo di adattamento al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo costerà probabilmente due o tre volte l’ammontare previsto, stimato in tra i 70 ed i  100 miliardi di dollari entro il 2050».

Il primo Unep Adaptation Gap Report  sullo scarto tra i bisogni e le prospettive in materia di adattamento è una valutazione preliminare di questo gap a livello mondiale per quanto riguarda i finanziamenti delle tecnologie e le conoscenze e propone un quadro di lavoro per censirlo e colmarlo meglio. Secondo il rapporto, «Benché i fondi pubblici dedicati all’adattamento abbiano raggiunto tra i 23 ed i 26 miliardi di dollari nel 2012-2013, bisogna attendersi un importante deficit di finanziamento dopo il 2020, a meno di mobilitare nuovi investimenti. A causa delle misure supplementari per ridurre le emissioni di gas serra, il costo dell’adattamento salirà ancora di più. In effetti, bisognerà mettere in atto degli interventi di maggiore ampiezza e più costosi per proteggere le comunità dagli impatti crescenti del cambiamento climatico, in particolare dalla siccità, dalle inondazioni e dall’innalzamento del livello del mare».

Il direttore esecutivo dell’Unep, Achim Steiner, presentando il rapporto alla Cop 20 ha detto: «Mentre i leader mondiali sono riuniti a Lima per una nuova tappa decisiva in vista della firma di un accordo mondiale sul cambiamento climatico, questo rapporto sottolinea l’importanza di prevedere dei piani dettagliati riguardanti l’adattamento. Alcune autorità nazionali e locali inscrivono già ora gli impatti del cambiamento climatico nel loro bilancio. Gli aumenti dei costi che questo implica per le comunità , le città, le imprese I contribuenti ed I budget nazionali meritano più attenzione perché avranno vere conseguenze economiche. Le autorità nazionali e la comunità internazionale devono prendere le disposizioni necessarie perché in futuro i piani ed i bilanci tengano conto delle lacune in materia di finanziamento delle tecnologie e delle conoscenze. Le conseguenze sono particolarmente preoccupanti per i Paesi meno sviluppati, nei quali le risorse finanziarie destinate allo sviluppo dovranno essere ridispiegate per finanziare le misure di adattamento. Il rapporto ricorda con forza che l’inazione può costare molto cara. I dibattiti sugli aspetti economici della lotta contro il cambiamento climatico devono guadagnare in obiettività. Dobbiamo farlo per noi, ma anche per la prossima generazione perché è lei che dovrà regolare l’adattamento».

Il Fifth Assessment Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) stima il costo dell’adattamento al su cifre della Banca mondiale che ormai risalgono al 2010,  l’Adaptation  Gap Report, redatto in collaborazione con 19 tra i istituzioni e grandi centri di ricerca, precisa queste stime con l’aiuto di analisi e di modellizzazioni che integrano nuovi studi nazionali e settoriali e sottolinea che «Le cifre annunciate dall’Ipcc  sono state senza dubbio sottostimate. Così, uno studio recente indica che, secondo certe stime, l’adattamento costerebbe in media fino a 40 miliardi di dollari all’anno solo in Asia del Sud».  Non basta, il rapporto Unep rivela che «I costi dell’adattamento, anche riducendo le emissioni, saranno senza dubbio due o tre volte più elevati del previsto», ma segnala anche che «Le spese potrebbero essere ancora più importanti. Se allarghiamo l’analisi a tutti i Paesi in via di sviluppo, l’adattamento entro il  2025/2030 potrebbe costare fino a 150 miliardi di dollari e tra i 250 ed i 500 miliardi di dollari all’anno entro il 2050» e questo se venissero davvero prese le altre grandi misure necessarie per ridurre le emissioni fino al livello necessario per limitare l’aumento delle temperature globali entro i 2° C rispetto all’epoca pre-industriale.

L’ Emissions Gap Report 2014 dell’Unep, pubblicato all’inizio di novembre,  sottolinea che «Per mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2° C ed evitare le conseguenze più gravi del cambiamento climatico, l’obiettivo della global carbon neutrality deve essere raggiunto entro la seconda metà del secolo. Al contrario, in caso di statu quo, nel 2050 le emissioni di gas serra potrebbero raggiungere le 87 GT equivalenti di CO2, una cifra ben al di là della soglia di sicurezza ed accrescere le spese necessarie per adattarsi alle conseguenze del riscaldamento climatico rapido. In questo scenario, I costi di adattamento potrebbero raggiungere il doppio delle previsioni più pessimiste».

Un altro rapporto Unep presentato alla Cop21 Unfccc di Varsavia nel 2013, l’Africa Adaptation Gap Report,  evidenziava che «I costi dell’adattamento potrebbero arrivare fino a cica 350 miliardi di dollari all’anno entro il 2070 solo in Africa, se l’obiettivo dei 2° C fosse sensibilmente superato. Invece, diminuirebbe di 150 miliardi di dollari se l’obiettivo fosse raggiunto».

L’Unep Adaptation Gap Report sottolinea anche che «I Paesi meno avanzati ed i piccoli Stati insulari in via di sviluppo avranno senza dubbio dei bisogni ben più importanti in questo settore; se non si lavora a mettere rapidamente in opera delle misure di adattamento in questi Paesi, il gap esistente si amplierà, perciò bisognerà impegnare maggiori risorse finanziarie in futuro».

Un quadro che innescherebbe migrazioni climatiche tali da far impallidire la presunta invasione di migranti di cui parlano Salvini e camerati vari. Se non li aiutiamo davvero a casa loro, il global warming scaricherà sui Paesi ricchi e temperati uno tsunami di disperazione e miseria incontenibile, ma dubitiamo che i razzisti e gli xenofobi di un mondo semplificato in bianco e nero capiscano o vogliano capire la complessità di un devastante cambiamento planetario che ha innescato quello stesso modello di crescita e di consumo occidentale, quel neo-capitalismo  che ora loro, con la solita scusa della Patria e del sangue, vorrebbero chiudere dentro una fortezza per difenderlo dai poveri e dai disastri che ha creato e rapinato.

L’Unep fa notare che una presa di coscienza dei ricchi che corriamo comincia a mostrarsi: «Sembra che gli impegni finanziari a favore degli obiettivi di adattamento  siano aumentati in questi ultimi anni e che l’adattamento sia sempre meglio tenuto di conto nelle politiche di sviluppo, però l’accrescimento dei flussi finanziari che gli vengono dedicati resta una priorità. I finanziamenti pubblici dedicati all’adattamento nel 2012-2013 hanno raggiunto tra i 23 ed i 26 miliardi di dollari, il 90% dei quali sono stati investiti non membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), così come in Cile ed in Messico. Questo rappresenta un forte aumento nel corso egli ultimi anni, benché sia difficile determinare in quale misura si tratti effettivamente di nuovi finanziamenti e non di conseguenze dell’evoluzione della definizione di finanziamento delle misure di adattamento. I fondi del settore privato, che rappresentano una parte importante dei finanziamenti per l’adattamento, non sono censiti sistematicamente. Le stime dei flussi finanziari destinati all’adattamento sono conseguentemente al di sotto della realtà».

Il rapporto analizza diverse soluzioni per generare entrate tra il 2015 ed il 2050: una vendita internazionale di quote di emissioni attraverso gli emissions trading schemes nazionali; una carbon tax, entrate derivanti dai trasporti internazionali e dalle linee elettriche e soprattutto una tassa sulle transazioni finanziarie. «Secondo le stime – dice l’Unep – sarebbe possibile  raccogliere tra i 26 ed i 115 miliardi di dollari entro il 2020 e tra i  70 ed i 220 miliardi entro il 2050, secondo il grado di ambizione delle misure di attenuazione del cambiamento climatico messe in atto».

Il rapporto evidenzia anche la necessità di accelerare la diffusione del trasferimento internazionale delle tecnologie di adattamento già esistenti e dice che «Per questo i governi devono facilitare l’adozione di queste tecnologie, grazie, per esempio,  ad incentivi, regolamentazioni ed un rafforzamento delle istituzioni . Perché le tecnologie di adattamento vengano adottate, è essenziale che il loro utilizzo non si limiti alla lotta al cambiamento climatico. L’esperienza dimostra che è più facile dispiegare queste tecnologie su grande scala quando rispondono ad altri bisogni umani, oltre al loro impatto positive sul clima».

Il rapporto fa l’esempio di una tecnologia che ha avuto davvero successo: «Le sementi ibride, che permettono di preservare l’attività agricola nel contesto del cambiamento climatico, uno strumento essenziale per la maggior parte dei paesi africani, perché gran parte della loro popolazione dipende dall’agricoltura. Per esempio, in Madagascar si cominciano a utilizzare delle varietà di riso che crescono in 4 mesi (invece che in 5 o 6). Quest’ultime hanno più chance di pervenire a maturità prima del picco della stagione ciclonica, il che aumenta la probabilità di un raccolto sufficiente a garantire la disponibilità delle sementi per la stagione successiva»

Il rapporto segnala anche un gap delle conoscenze esistenti sul cambiamento climatico, colmato il quale l’adattamento potrebbe essere utilizzato con ben più efficacia. «In numerosi Paesi e regioni – si legge nel rapporto – i gap riguardanti l’adattamento non vengono sistematicamente identificati ed analizzati. Oggi,  conviene prima di tutto integrare ed interpretare i dati scientifici provenienti da differenti fonti e comunicarli ai decisori a tutti i livelli».

Concludendo, il rapporto raccomanda di «Integrare in modo più esplicito un’analisi dei gap nella definizione e nell’elaborazione di progetti e programmi, al fine di acquisire delle conoscenze che rispondano meglio aui bisogni degli utilizzatori e che permettano di colmare le lacune individuate. Si propone anche di creare un repertorio delle soluzioni per l’adattamento disponibili che servirà ad orientare  le decisioni relative allo sviluppo e svolgerà, a questo riguardo, un ruolo importante».