Colpo di caldo per l’economia mondiale: entro il 2030 perdite per 2 trilioni di dollari all’anno

Calo record del Pil in Asia. Colpiti soprattutto agricoltura e il manifatturiero: i risultati di uno studio Onu

[20 luglio 2016]

caldo Asia

Secondo un rapporto reso noto dall’United Nations University e dallo United Nations development programme (Undp),  per il 2030 l’economia mondiale perderà più di 2 trilioni di dollari a causa del riscaldamento globale, che provocherà una perdita di produttività e che renderà impossibili alcuni tipi di lavori alle alte temperature che verranno raggiunte. Altri documenti hanno evidenziato un rischio di precipitazioni sempre più intense che contribuiranno a diffondere malattie, espandendo gli areali riproduttivi di alcuni insetti e dei roditori e contaminando le forniture di acqua dolce; un calo della qualità dell’aria causati da incendi e tempeste di polvere e più inondazioni, frane, siccità e forti venti.

Sono le conclusioni dello studio del Global environment facility (Gef) pubblicate su Asia-Pacific Journal of Public Health‘ e presentate al meeting Onu su come ridurre il rischio di gravi eventi meteorologici nella capitale malese va Kuala Lumpur, dalle quali emerge che per primi verranno colpiti i settori economici che comportano un duro lavoro fisico, come l’agricoltura e il manifatturiero.

Il principale autore dello studio, Tord Kjellstrom dell’Health and environment international trust della Nuova Zelanda, dice che gli effetti dello “stress termico” si faranno pesantemente sentire in  43 paesi, soprattutto asiatici,  che vedranno un calo economico causato dal riscaldamento globale: nel 2030 il prodotto interno della Cina calerà dell’1% e quello dell’Indonesia del 6%, ma ad essere economicamente più colpita sarà l’India e anche  Malaysia  e Thailandia subiranno forti perdite.

In un’intervista a The Indipendent, Kjellstrom spiega che fino ad ora non si è prestata l’attenzione necessaria  «all’effetto del caldo sulla vita giornaliera delle persone e in particolare sul lavoro. Se sei un lavoratore fisicamente attivo, più caldo fa, più lentamente lavori, il corpo si adatta al caldo per proteggerti dal caldo. Per alcuni Paesi, anche all’interno del breve periodo, le perdite causate dall’aumento del caldo potranno essere di miliardi».

Secondo Kjellstrom, «Gli aumenti delle temperature fino al 2050 sono inevitabili, però se riduciamo ora le emissioni si potrebbe conseguire un effetto positivo dopo quella data. Oltre il 2050, faremo una grande differenza se agiamo ora per ridurre le emissioni di gas serra a livello globale».

Ma guardare al futuro sembra un problema per l’umanità degli anni 2000 e Kjellstrom conclude: «Alcuni paesi sembravano avere in programma semplicemente di far fronte ai prossimi cambiamenti, piuttosto che cercare di prevenirli. Personalmente credo che non si sia prestata sufficiente attenzione alle necessità della mitigazione, il che significa ridurre il cambiamento climatico. E’ molto urgente, perché dobbiamo agire ora non entro 40 anni».