L'emergenza sicurezza che non vediamo

Da agosto a novembre il maltempo ha causato 45 vittime in Italia

Borrelli: «Dobbiamo mettere in piedi un sistema che arrivi direttamente al cittadino in modo completamente automatizzato». Ma occorrono anche urgenti investimenti in resilienza e prevenzione

[19 novembre 2018]

Dopo una tregua rispetto ai disastri che dalla fine di ottobre hanno interessato gran parte dell’Italia, da nord a sud, il maltempo torna oggi a minacciare il Paese: la Protezione civile segnala un’area depressionaria in arrivo sul Mediterraneo occidentale, che a partire da oggi raggiungerà la Sardegna, determinando tempo perturbato sull’isola con rovesci e temporali, in estensione, nel corso del pomeriggio, alle regioni centrali, specie sui versanti occidentali. Nel contempo i venti tenderanno a rinforzare dai quadranti meridionali al centro-sud, in rotazione da nord-est sulle regioni dell’alto Adriatico.

I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche. Per questo è stata valutata allerta arancione su gran parte della Sardegna; allerta gialla, inoltre, sul settore nord-occidentale del Veneto, sull’Umbria, sul Lazio, sull’Abruzzo, sul Molise, sui settori settentrionali e meridionali della Puglia, su quasi tutto il versante ionico della Calabria, su gran parte della Sicilia, sul resto della Sardegna.

Come ormai la cronaca dovrebbe aver reso evidente, queste ondate di maltempo – al netto delle problematiche legate alla stagionalità – non rappresentano più casi eccezionali: per contrastarle è indispensabile agire in termini di prevenzione e di resilienza, oltre che di gestione dell’emergenza.

Intervenendo durante il Festivalmeteorologia di Rovereto, appena conclusosi, il capo del dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli (nella foto, ndr) ha ricordato perché è così urgente mettere in campo azioni di contrasto adeguate: «Da agosto a novembre 45 persone sono morte a causa del maltempo in Italia. Abbiano visto morire persone anche con allerta gialla o arancione».

Ragionando sui possibili interventi fattibili entro il raggio di competenza del dipartimento, Borrelli si è dunque chiesto «se questo sistema di allertamento è ancora efficace. Ho capito che dobbiamo mettere in piedi un sistema che arrivi direttamente al cittadino in modo completamente automatizzato». Il capo della Protezione civile ha dunque illustrato come funzionerà il nuovo sistema, denominato IT-Alert. «L’idea è quella di rendere operativa, entro un anno, massimo un anno e mezzo, una piattaforma nazionale che sfrutti soluzioni cell broadcast. Saranno utilizzate le celle telefoniche per inviare brevi messaggi di testo con l’allerta a tutti dispositivi in una certa area geografica. Il sistema prevede anche un’applicazione che, attraverso il sistema di geolocalizzazione, fornisca informazioni personalizzate in base al punto fisico in cui si trova il cittadino. Così chi riceverà l’allerta potrà verificare direttamente sull’app quali rischi corre in particolare nella sua zona. Per fare questo serve che tutti i Comuni si dotino di piani di protezione civile nei quali sono esposti i rischi per i territori e che questi siano condivisi su piattaforma WebGIS e costantemente aggiornati».

IT-Alert sarà a supporto del sistema di allertamento per diverse tipologie di rischio, si affiancherà ai sistemi già implementati da Regioni e Comuni, si attiverà nell’imminenza dei pericoli, arriverà alla popolazione esposta a rischio e sarà scalata per le necessità di tutte le componenti del sistema.

«Voglio che chi vive in una certa area e si può trovare in pericolo sia immediatamente informato. Addirittura – conclude Borrelli – si potrebbe arrivare ad accendere il telefonino e farlo squillare per avvertire il cittadino».

Se dunque sulla gestione dell’emergenza – fase in cui comunque il nostro Paese eccelle – si prospettano passi avanti, lo stesso purtroppo non si può dire per gli interventi volti a migliorare prevenzione e resilienza contro il maltempo. I progressi del nostro Paese in fatto di decarbonizzazione – essenziale per frenare l’avanzata dei cambiamenti climatici, a loro volta collegati ai fenomeni meteorologici estremi – sono praticamente fermi al 2014, e uno stallo si registra anche sul fronte degli investimenti volte a mitigare il rischio idrogeologico: il ministro dell’Ambiente ha annunciato interventi per 6,5 miliardi di euro, ma si tratta di risorse già individuate nel corso della passata legislatura. Risorse tra l’altro ampiamente insufficienti, dato che lo stesso ministero dell’Ambiente ha stimato il fabbisogno in circa 40 miliardi di euro.