Anche Facebook abbandona la lobby eco-scettica di Alec. Pochi giorni fa era scappato Google

[26 settembre 2014]

Tempi duri per le organizzazioni eco-scettiche americane, dopo Google anche Facebook sta tagliando i ponti con l’American Legislative Exchange Council (Alec), il think tank iperconservatore ed anti-rinnovabili.

Dopo che la notizia del divorzio era stata anticipata dal San Francisco Chronicle, Facebook ha confermato la cosa al Guardian con una dichiarazione: «Noi rivalutiamo le nostre memberships su base annuale e adesso è in corso questo  processo. Dato che abbiamo cercato di lavorare all’interno di Alec  per portare quell’organizzazione più vicina al nostro punto di vista su alcune questioni chiave, sembra improbabile che faremo progressi sufficienti e quindi non ci sono probabilità di rinnovare la nostra adesione nel 2015». La spiegazione va benissimo, ma a acqua da tutte le parti, infatti il  gigante dei social media sapeva benissimo quale fosse la linea ne-conservatrice di Alec, così come sapeva bene che quella è la sua ragione di esistere (e di ricevere finanziamenti dal Big Business)… è un po’ improbabile che si facesse dettare la linea da Facebook visto che l’obiettivo di Alec è quello di dettare la linea ai media ed alla politica attraverso operazioni di lobbyng.

Non a caso la notizia della separazione è cominciata a circolare il 23 settembre, il giorno dopo che Google aveva annunciato la decisione di non finanziare più Alec, una bella congrega dedita a demolire i  progressi delle energie rinnovabili Stato per Stato e nota per il suo negazionismo climatico, recentemente  mitigato dalla nuova linea politica che si è data la destra Usa davanti all’evidenza ed all’aumentata consapevlezza della gente: «Il global warming esiste, ma non è di origine antropica e alla fine potrebbe anche far del bene agli Usa».

Aecche s tra i suoi maggiori finanziatori ha i famigerati fratelli miliardari Charles e David Koch, munifici finanziatori dei repubblicani e di tutta la destra più biecamente anti-ambientalista, è una vera e propria lobby politico/mediatica che sforna bozze di proposte di legge contro le energie rinnovabili o  per insegnare l’eco-scetticismo, il creazionismo e la creazione intelligente nelle scuole, ma soprattutto è specializzata in dossier e studi con dati alterati e falsi per indebolire o abrogare gli standard per l’energia rinnovabile proposti da diversi Stati Usa e dal governo federale.

Dopo la People’s Climate March e il Climate Summit Onu negli Usa il vento sembra cambiato e sembra investire anche la parte più moderata del Partito repubblicano, un fenomeno che non poteva certo sfuggire a Facebook che lo ha visto crescere e poi esplodere sui milioni di profili e pagine che ospita. Ma anche se Google e Facebook sono le due multinazionali più recenti  – e tra i più note – a tagliare ogni legame con Alec, non sono certo le prime. Spinta da un’opinione pubblica sempre più insofferente  verso l’aggressività delle organizzazioni della destra eco-scettica, anche la Microsoft (che più che ad un’idea progressuista dell’impresa aderisce a quella del conservatorismo caritatevole caro a George W. Bush) ad agosto ha tagliato i fondi ad Alec e prima di Bill Gates lo avevano fatto  Coca-Cola, Pepsi, McDonald,  Walmart e Kraft. La maggior parte di questi giganti economici  ha deciso di porre fine alla loro appartenenza ad  Alec dopo l’assassinio di un adolescente, Trayvon Martin, e l’opinione pubblica è venuta a sapere che Alec era dietro la controversa legge “Stand Your Ground” che permette di sparare a chiunque entri in una proprietà privata ritenendolo  un presunto aggressore solo in base alla mera percezione di pericolo per la sua incolumità e senza neanche dover  dimostrare l’effettiva fondatezza del pericolo percepito.

Con il recente annuncio di Facebook, è salito ad almeno 87 il numero  il numero di corporations che hanno abbandonato l’organizzazione neo-con e, come fa notare The Guardian,  l’esodo da Alec  costringerà probabilmente le multinazionali che ancora finanziano Alec, come Yahoo ed eBay, ad abbandonare il think tank conservatore che in poco tempo da  ambito club esclusivo sembra diventato un gruppo clandestino di appestati che ancora officiano i vecchi riti eco-scettici.