È oggi il primo World Brain Day

Human Brain Project, la nebbia sul futuro del cervello inizia a diradarsi

Le prossime settimane saranno decisive per il futuro della ricerca (e dell’economia) europea

[22 luglio 2014]

È in corso una battaglia scientifica attorno alla ricerca europea sul cervello umano, con discusso protagonista lo Human Brain Project, un’iniziativa decennale che è riuscita a catalizzare capitali pazienti per più di 1 miliardo di euro ma anche ad attirarsi dietro numerose critiche riguardo alla gestione e agli obiettivi del progetto. La fronda dei neuroscienziati dissidenti, che si è rivolta alla Commissione europea (finanziatrice del progetto), si è rapidamente ingrossata fino a sfiorare quota 730 firme. Tale tsunami ha raggiunto un primo scopo, e ora si parla di «cauto ottimismo»: la Commissione si è detta disposta a valutare le fondate preoccupazioni dei neuroscienziati sullo Human Brain Project.

«Come agenzia di finanziamento pubblico della ricerca – si legge nella risposta dell’Ue – prendiamo sul serio tutti questi segnali. Accogliamo con favore il dibattito; faremo del nostro meglio per rispondere alle preoccupazioni, tenendo conto del fatto che, nel complesso, la Brain Science, in Europa come nel mondo, è composta da una comunità sempre più diversificata e molto grande, con decine di migliaia di attori nel solo ambito delle neuroscienze. Lo Human Brain Project affronta ciò che probabilmente rientra nella top ten delle incognite per l’umanità. Capire meglio il nostro cervello umano è una delle più grandi sfide del nostro secolo, ma lo soluzione suoi misteri è tutt’altro che facile».

La Commissione europea difende il progetto di ricerca sul cervello che la vede prima protagonista, ma al contempo appare consapevole che «lo scopo specifico del progetto è materia del progetto stesso, e proprio questo è oggi oggetto di dibattito pubblico». L’Ue sembra dunque aprire alla possibilità di una revisione della base stessa dello Human Brain Project, se questa sarà ritenuta necessaria, ricordando come sia all’orizzonte un Accordo quadro di partenariato sullo Hbp (in palio ci sono 100 milioni di euro), con la Commissione che sta attualmente valutando l’andamento del progetto – ancora in fase di lancio – insieme a «esperti indipendenti di alto livello, delineando come il progetto potrebbe essere attuato nell’ambito di Horizon 2020». Le perplessità sollevate dai neuroscienziati dissidenti, come ha sottolineato su queste pagine uno dei firmatari della lettera – l’italiano Benedetto De Martino, ora a Cambridge – arrivano infatti a mettere in dubbio le fondamenta dello Human Brain Project per come è oggi strutturato: non solo la possibilità di raggiungere concretamente il risultato prefissato (ossia simulare al computer l’attività del cervello umano), ma anche l’utilità dello stesso.

I risultati della valutazione portata avanti dalla Commissione per l’Accordo quadro, fanno sapere dall’Ue, sono attesi per settembre. I portavoce dei 700 e passa scienziati firmatari dell’appello alla Commissione hanno replicato ieri – alla vigilia di quella che è la prima Giornata mondiale del cervello, lanciata per oggi dalla Federazione Mondiale di Neurologia – dicendosi incoraggiati dal fatto che l’Ue si dica disposta a prendere atto della preoccupazione che agita la comunità della ricerca neuroscientifica, dando il benvenuto alla proposta della Commissione stessa di non sbloccare ulteriori finanziamenti allo Human Brain Project «senza che vi sia un approccio soddisfacente alle questioni sollevate».

Rimane però ancora molto da lavorare: «Ci aspettiamo un vero dialogo bilaterale – chiedono i neuroscienziati dissidenti – che comporti il coinvolgimento formale da parte della Commissione europea di neuroscienziati di varia provenienza; non solo dall’interno, ma anche al di fuori dello HBP. L’agenda per affrontare le enormi sfide della comprensione del cervello umano deve essere inclusiva».

Molto della ricerca europea sul cervello e delle sue enormi possibilità (economiche, mediche e sociali) dipenderà da come, nelle prossime settimane, l’approccio di valutazione del progetto verrà valutato come soddisfacente. Per trarre una sana ispirazione, alla Commissione europea potrebbe forse essere utile dare un’occhiata a Ginevra, dove si trova l’Intergovernmental Panel on Climate Change (meglio noto come Ipcc), ossia l’estensore dei più completi rapporti di valutazione sui cambiamenti climatici al mondo. La sua sede è a pochi chilometri soltanto dal Politecnico federale di Losanna, che dirige lo Human Brain Project.

Nonostante l’attività dell’Ipcc non abbia esattamente la stessa natura di quella richiesta per la gestione dello HBP, i punti di contatto non mancano, e di esperienza sul campo – è stato formato dall’Onu nel 1988 – ne ha da vendere, riuscendo a coordinare con successo l’attività di migliaia di scienziati da tutto il mondo, non sempre in accordo tra loro. Grazie al suo lavoro, la nebbia che avvolgeva la responsabilità antropica del cambiamento climatico è ormai evaporata sotto il calore del global warming e dell’evidenza scientifica (ora sarebbe giunto il tempo dell’azione, ma questa è un’altra storia). L’occasione a portata di mano dello Human Brain Project, se saprà rivoluzionarsi, non è “solo” quella di aiutarci a capire meglio quella materia oscura (più che grigia) che ancora oggi è il nostro stesso cervello, ma anche quella di promuovere un nuovo e più proficuo modo di fare scienza, facendo avanzare il progresso umano.